L’Encounters Short Film Festival – che ha celebrato la sua ventesima edizione lo scorso Settembre a Bristol, http://encounters-festival.org.uk/ – ha ospitato un evento sul fenomeno dei filmati in formato super-ristretto, che attualmente sta impazzando su piattaforme come Vine, Instagram e Tout.
Ho proposto questo argomento al suo direttore artistico Debbi Lander lo scorso aprile, poiché appariva sempre più evidente che il fatto di poter accedere a Internet in qualsiasi luogo ha cambiato il modo di girare e intendere i film. Se il 2013 è stato l’anno del selfie, il 2014 è l’anno degli iper-corti.
Oggi le persone non guardano i film solo al cinema o nel loro soggiorno. Il termine “film” acquista una nuova connotazione, proprio perché possiamo scaricare i film e guardarli ovunque ci troviamo – sui cellulari, sul treno, potendo disporre a volte solo di qualche secondo mentre scrolliamo velocemente la timeline degli account Facebook e Twitter. È naturale, dunque, chiedersi: che impatto ha questo nuovo passatempo sulla nostra percezione dei film che guardiamo e allo stesso tempo realizziamo?
Sono particolarmente interessato alle opportunità creative che derivano da queste limitazioni di tempo, ma sono interessato anche a come queste piattaforme cambiano il nostro modo di guardare i film, e a quanto l’industria investe nel suo sviluppo. Quali sono le sensibilità creative richieste per girare film iper-corti veramente originali? Non sono sicuro che l’industria al momento sappia dare una risposta, ma si intravedono già dei promettenti talenti.
Tuttavia, ci sono degli aspetti che dovrebbero farci sorgere spontanea una domanda. Quale prodotto artistico si può effettivamente ottenere in 6 secondi? Sono sicuramente troppo pochi per esprimere qualcosa di importante e che possa durare nel tempo. E comunque impieghiamo più di 6 secondi a creare il nostro filmato. Bisogna tener conto che il video viene ripetuto più volte. Quindi, mentre il filmato alla fine dura 6 secondi, ogni singolo utente avrà guardato il video in loop almeno 10 volte prima di passare a qualcos’altro.
Questa dimensione ripetitiva della creazione filmica ricorda il dispositivo ottico dello zootropio, una fonte di intrattenimento del periodo precedente all’invenzione del cinema. Si tratta di un tamburo cilindrico contenente una sequenza di immagini nella fascia interna: il rapido movimento circolare delle immagini, guardate attraverso strette feritoie laterali, crea l’illusione del movimento.
Questa idea di ripetizione all’infinito è un aspetto distintivo dei film iper-corti. A differenza degli altri film cha hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, nell’iper-corto spesso l’inizio e la fine – almeno – sono identici. Che impatto ha questo sulla nostra idea di storia? Siamo stati abituati a film con trame non lineari, ma una narrativa circolare è qualcosa di completamente diverso. Forse Cristopher Nolan ci è andato vicino con Memento, anche se non è proprio la stessa cosa.
In ogni caso, è qui che la questione si complica ulteriormente. Dopotutto, si può affermare che un film di 6 secondi contenga una storia? La difficoltà nel rispondere con precisione a questa domanda sta nel fatto che il tempo non è un concetto semplice in ambito artistico.
Prendiamo Guernica di Picasso – il primo esempio d’arte che mi è venuto in mente. A quale unità di tempo dobbiamo fare riferimento per dare un giudizio su questa opera d’arte? Al tempo che stiamo di fronte a essa in un museo? In molti casi potrebbe essere meno di 10 secondi. O forse è un arco di tempo più lungo, che comprende il prima e il dopo aver visto l’opera? L’intervallo temporale di avvicinamento al Museo Reina Sofia, dove entriamo per scoprire La Guernica, fa parte anch’esso del “tempo della storia”?
Oppure, la durata dell’esperienza di questo meraviglioso quadro si estende fino alla storia della sua creazione e di ciò che vi è raffigurato? Credo proprio che sia così e, di conseguenza, mentre un film iper-corto dura 6 secondi, l’arte ha la capacità di tenerci compagnia più a lungo e di ricoprire un arco di tempo ben maggiore dell’effettiva durata del prodotto finale. E la pittura non costituisce un’eccezione in questo senso.
Altre forme artistiche giocano con il tempo. Per esempio, le poesie possono contenere anche soltanto uno o due versi, eppure per giudicare il loro valore e il loro impatto non ci basiamo sul tempo che impieghiamo a leggerle.
Il potere della creatività di esercitare su di noi una certa influenza prescinde dal tempo. Inoltre, l’arte è sempre legata a un tempo relativamente breve – le canzoni pop durano circa tre minuti, i lungometraggi circa 85 minuti. Laddove l’arte infrange queste regole, vogliamo sapere il perché e ci chiediamo se c’è un motivo valido che giustifichi questa trasgressione, come nel caso di film incredibilmente lunghi. Ci domandiamo se siano così innovativi da poter pretendere di violare le nostre convenzioni di consumatori esperti, come si potrebbe dire del ciclo wagneriano de L’Anello del Nibelungo, che ha una durata complessiva di quindici ore.
La creazione di film iper-corti ci ricorda quanto sia importante il tempo della produzione artistica e, se da un lato la rete è affollata di brevissimi filmati idioti, dall’altro lato si assiste a una quantità sempre maggiore di lavori incredibilmente originali realizzati grazie a questo mezzo, insieme al ritorno dei video in stop-motion.
Nell’era dei social media e della distrazione, la creazione di film iper-corti potrebbe darci un’idea di cosa significa esser capaci di realizzare un buon film. Viceversa, questo formato così breve potrebbe dare origine a un nuovo desiderio per l’arte di infrangere le regole della tradizionale realizzazione filmica, ridimensionando il tempo che dedichiamo a fare esperienza di qualcosa. Non sappiamo a quale risultato giungeremo, ma dato il successo dell’esperienza cinematografica mobile possiamo prevedere che il fenomeno degli iper-corti continui a crescere, almeno nell’immediato futuro.
Che cosa succederà dopo, nessuno può saperlo. Chi vivrà, vedrà.




