Dal 3 al 4 maggio 2013 scorso, a Lisbona, si è tenuta la conferenza internazionale “Multimodal Communication:Language, Performance and Digital Media” organizzata dalla FCSH e dalla FCT dell’Universidade Nova de Lisboa, nel quadro della conclusione del progetto TKB.

Coordinato da Carla Fernandes, il progetto Transmedia Knowledge-Base si propone di fornire uno spazio di ricerca per l’esplorazione critica e precisa della relazione tra linguistica, danza contemporanea e nuovi digital media.

I temi in questione appartengono quindi a un territorio piuttosto ibrido. Come può l’idea di immagine di un coreografo essere trasformata in quella racchiusa nel movimento grazie a dei ballerini? La coreografia può essere interpretata come pensieri in movimento? In che modo il linguaggio verbale influisce su coloro che danzano? Come catturare la natura effimera attraverso delle rappresentazioni digitali che superino la semplice motion capture o le registrazioni video?

Sulla scia transdisciplinare di questa ricerca durata tre anni, all’incrocio tra linguistica cognitiva, annotazioni video, documentazioni di performance artistiche e tecnologie dei nuovi media, l’evento ha riunito artisti contemporanei e ricercatori di diverse aree accademiche.  Scott DeLaHunta, Sarah Whatley, Sue Hawksley, Rui Horta, Berta Bermúdez e Sally Jane Norman sono solo alcune delle personalità che hanno preso parte al meeting.  Qualcuno che voi vorreste incontrare almeno una volta nella vita se siete interessati alla danza e ai media digitali.

 

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A Transmedia Knowledge-Base for Performing Arts

Al cuore della conferenza c’è stata la presentazione di alcuni strumenti software sviluppati durante il progetto TKB, volti a costruire un database cognitivo per raccogliere, annotare e facilitare la creazione di pezzi di danza contemporanea.

The Creation Tool, presentato da Nuno Correia e Diogo Cabral, è un originale annotatore video in grado di fornire annotazioni multimodali per agevolare i processi compositivi dei coreografi, fungendo da notebook digitale. Stephan Jürgens, coreografo e ricercatore,  ha offerto esempi pratici sull’utilizzo di questa interfaccia, rivelatasi particolarmente efficace soprattutto per lo scambio di idee tra i ballerini e il designer dell’interazione per la creazione performance interattive. Infatti, grazie all’annotatore video TKB, è possibile sincronizzare streaming di proiezioni video e, allo stesso tempo, annotare idee, commenti e bozzetti su un tablet.  In questo modo, possono essere visualizzati dei collegamenti tra il movimento dei ballerini e il risultato visivo del sistema interattivo impiegato.

Il secondo strumento, chiamato Knowledge-Base, è una piattaforma relazionale collaborativa digitale per creatori, performer e ricercatori, volta a mappare e collegare documenti multimodali. Questo archivio digitale di pezzi scelti di danza contemporanea portoghese a breve sarà disponibile online e aiuterà gli artisti nello scambio dei rispettivi processi compositivi, metodi di lavoro e pezzi finiti.

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Come ha affermato Carla Fernandez, l’obiettivo è quello di inserire gradualmente le creazioni più aggiornate di coreografi internazionali interessati all’iniziativa, in aggiunta alla documentazione stampa e televisiva già presente e a una  “galleria dello spettatore” per feed-back e interventi del pubblico. Le tecniche per registrare il movimento del corpo risalgono a migliaia di anni fa, come la studiosa Sally Jane Norman ha brillantemente dimostrato. Tutti questi svariati sistemi, concepiti per racchiudere e trasmettere il movimento dell’uomo, rispecchiano altrettanti modi di interpretarlo.

Seguendo questa contestualizzazione, Scott DeLaHunta, leader progettuale della Motion Bank (The Forsythe Company), ha discusso alcuni studi recenti nel campo della ricerca documentaria sulla danza. Certamente, gli artisti e le organizzazioni attorno ad essi hanno iniziato a pensare, o ripensare, a come creare, gestire e diffondere le loro risorse coreografiche in modi innovativi.

Come ha ricordato DeLaHunta, esiste un confronto ben dibattuto tra la rappresentazione della danza dal vivo e la sua documentazione o registrazione.
Anche se né i videotape e la registrazione del movimento, né le annotazioni scritte possono afferrare l’effimerità della coreografia danzata, si potrebbe dedurre che, mentre la danza può scomparire, rimane ancora una notevole risorsa creativa.

Più di una mera ‘traccia’, questa risorsa si può usare in parecchi modi: può essere trasmessa e diffusa, è trasferibile e incorpora informazioni che possono influenzare il processo coreografico. Ad Amsterdam, per esempio, la compagnia di danza Emio Greco/PC sta ricercando i modi per creare una risorsa d’informazioni derivata dal loro lavoro creativo da cui essi stessi, i loro ballerini, altri artisti e designers, ricercatori e pensatori possono attingere. Come creare un “archivio vivente” basato sui principi del movimento e della coreografia che sono in continua evoluzione? Quale sistema di notazione può cogliere l’intento interiore, come pure la raffigurazione esteriore dei gesti e delle frasi? Come analizzare e rappresentare processi aperti in relazione agli artwork? In questa cornice, la danzatrice e ricercatrice Berta Bermùdez, a proposito degli ”elementi precoreografici“ ha rappresentato un progetto di ricerca sviluppato all’interno di questa compagnia di danza di fama mondiale. Si è creata un’interfaccia multimodale per l’archiviazione e la diffusione della danza, basata su una selezione di concetti di movimento usati nel corpo di lavoro di Greco/PC, dove sono combinati parole, suono e immagini.

 

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Seguendo questo esempio, la studiosa Sarah Whatley ha introdotto i recenti progetti della coreografa britannica Siobhan Davies, per esaminare il modo in cui si è impegnata con le forme contemporanee di notazione della danza per influenzare il suo processo creativo. In effetti nuove forme di documentazione digitale sfidano e riconfigurano la nozione di archivio. Per l’archivio digitale online della Davies, nuove strategie di visualizzazione hanno fornito prototipi, consentendo all’utente di sfogliare le risorse digitali in modi alternativi. Queste presentazioni radunano oggetti organizzati in strati, secondo il loro ruolo nella creazione di un lavoro.

Technologie digitali come ‘media riproduttivi’ per le Arti della rappresentazione

Seguendo gli strumenti TKB, sono state introdotte anche altre piattaforme per la conservazione dell’eredità culturale immateriale.

Per esempio,  “A Dança Portuguesa A Gostar Dela Própria” (DPAGDP) è un archivio su video online, realizzato dall’associazione PédeXumbo e dal regista cinematografico Tiago Pereira allo scopo di  collezionare le pratiche coreografiche portoghesi attuali.

Con una struttura più tradizionale, la piattaforma Terpsicore-critica – curata dal ricercatore Daniel Tercio – è un archivio online di documenti sulla Danza e le Arti della Rappresentazione, soprattutto materiale di stampa.

Accanto a queste collezioni documentarie, sono stati presentati altri progetti che cercano di andare oltre le registrazioni video e gli ipertesti, per illustrare modi innovativi per diffondere la conoscenza insita nelle pratiche della rappresentazione.

Il più ambizioso è forse il progetto Choreo-haptic , discusso da Sophia Lycouris, che tratta la questione complessa di come rappresentare la percezione visiva degli spettacoli di danza attraverso strumenti tattili. Può il pubblico della danza avvicinare l’esperienza della danza senza usare il senso della vista? Possiamo ‘vedere’ la danza in altri modi? Riferendosi a tali questioni, il progetto Choreo-haptic indaga su come gli spettatori ciechi di una danza possano usare le mani per sperimentare le qualità dinamiche di rappresentazioni dal vivo, attraverso il senso del tatto. A questo scopo è stato concepito un pad vibratile che cerca di mappare il movimento dei danzatori in pulsazioni sulla sua superficie. Non è inteso come un congegno di traduzione, piuttosto ha lo scopo di creare un’esperienza per le persone cieche, che sia simile a quella del pubblico vedente. Per realizzare ciò, lo strumento tattile è concettualizzato come uno spazio di rappresentazione, dove avvengono gli eventi dinamici.

 

Tecnologie digitali come “media produttivi” per le arti sceniche

 Altre collaborazioni si sono concentrate maggiormente sull’utilizzo di film, attraverso l’intuizione di tecnologie e robot nella creazione di performance live.

Attraverso ricerche nel campo dell’interazione uomo-computer, dell’Ubiquitous Computing e dell’AR, Fernando Nabais ha fornito esempi avvincenti dell’interazione tra ballerini e creature artificiali nelle performance live. In “I CARE US” robot “sociali” volanti, comunemente conosciuti come droni, muovono gli uomini, affascinando l’audience per la loro stabilità in aria e fluidità.

 

La collaborazione con l’artista dei media Simon Biggs e il compositore Garth Paine, la ballerina e coreografa Sue Hawksley ha proposto degli spunti sull’utilizzo di dati somatici nelle performance interattive di danza. Bodytext è un esempio di interazione tra dialogo, movimento, suono, corpo ed elementi visivi dove un ballerino è posto all’interno di un ambiente incrementato dalle tecnologie, come strumentazione di rivelazione, sistemi di ricognizione del discorso e schermi audiovisivi digitali. I movimenti dei ballerini e il dialogo vengono catturati e riscritti nella proiezione di un testo animato dalla coreografia della performance, che è che viene anche registrata per generare tracce per la performance in tempo reale.

Attraverso un approccio più teorico, la ricercatrice Paula Varanda offre una riflessione sulla natura di nuove forme di danza basate sui media digitali.

Adesso che la danza può accedere alle macchine, sembra importante rivedere la pratica corrente e discutere sul modo in cui le caratteristiche che sono fondamentali per definire la danza come arte scenica possano essere identificate anche nelle nuove forme di media, come la danza cibernetica. A questo proposito l’attenzione si concentrava sul web come tappa per raggiungere un pubblico nuovo e, soprattutto, per creare nuove opere d’arte. Come sottolinea Varanda, la danza artistica, concepita intenzionalmente per essere presentata sul web, è rara rispetto ad altre forme d’arte. Ciò può essere spiegato considerando anche i divari che esistono nella teoria, che non ha ancora esteso la concettualizzazione degli elementi e degli attributi che costituiscono la performance di danza ai principi che operano nei nuovi media. Nella sua analisi Varanda ha contribuito a dimostrare che gli elementi costitutivi che definiscono le opere coreografiche basate sul teatro rimangono riferimenti per identificare la danza creativa sviluppata per lo spazio cibernetico.

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Riunendo gli esperti principali nei rispettivi ambiti di competenza, la conferenza “Multimodal Communication: Language, Performance and Digital Media” è stata la conclusione ideale del progetto internazionale TBKIncontri come questo pongono gli standard per dibattiti di alto livello sulla salvaguardia delle arti sceniche digitali e la diffusione del pensiero coreografico, la multimodalità nell’interazione uomo-computer.

 


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