Fahrenheit - Los Angeles
31 / 01 / 2015 – 18 / 04 / 2015

The Reason We No Longer Speak è una mostra di David Douard (nato nel 1983 a Perpignan, Francia, vive e lavora a Parigi), che include anche interventi di due artisti di base a Los Angeles, Liz Craft (nata nel 1970 a Los Angeles, dove vive e lavora) e Jesse Stecklow (nato nel 1993 a Cambridge, vive e lavora a Los Angeles).

David Douard si interessa di sistemi di crescita, decomposizione e contaminazione, così come di modalità tecnologiche e organiche di degenerazione. Creando sistemi di installazioni interconnesse, Douard rivisita oggetti quotidiani, colonne sonore avvincenti e video inquietanti prendendo ispirazione da meccanismi di trasformazione naturale e mutamento biologico.

Il suo lavoro allude a fluidi corporei come la saliva o il latte, così come a contaminazioni fisiche e tecnologiche, e ha frequenti rimandi alla poesia urbana, alla storia della scienza, alla controcultura e all’animismo.

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Sviluppo dei precedenti progetti di Douard, nei quali i fluidi corporei scorrevano attraverso installazioni fatte di fontane trasparenti o parti di individui, The Reason We No Longer Speak prende avvio dal desiderio di raccogliere della saliva dalla bocca di una tigre allo Zoo di Los Angeles. La secrezione dell’animale viene versata in barattoli e diventa l’ossessionante fondamento dell’installazione, provocando una silenziosa resistenza di parole aggrovigliate e apparendo come il liquido che rende possibile il linguaggio e dà voce a chi non può parlare.

The Reason We No Longer Speak comprende un’installazione in loco sviluppata durante i due mesi trascorsi da Douard al Fahrenheit, che funziona anche da spazio per ospitare gli interventi dei due artisti di base a Los Angeles. La pratica scultorea di Liz Craft smonta scherzosamente la logica e la sostituisce con la sua narrativa visiva, che richiama i vicoli ciechi della subcultura californiana e le sue figure mitiche: gli hippy, i surfisti, i mistici, i culturisti.

Le sue sculture surrealiste affrontano e rovesciano il quotidiano con fantasia, e uniscono un immaginario irreale e spesso femminile a una particolare attenzione al grottesco, all’entropia e alle costruzioni formali. Questo approccio è chiaramente visibile nelle sue bocche viola e nel tavolo di forma femminile.

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La pratica concettuale di Jesse Stecklow, fatta di installazioni, sculture, stampe e tracce sonore, è influenzata da condizioni di informazione e guidata da un sistema a ciclo continuo di dati generati da opere precedenti. Le sue gabbie metalliche riproducono una traccia sonora ronzante fatta di rumori derivati dai materiali impiegati, e le sue fotografie sono ricavate da strisce moschicide già appese in mostre precedenti. Questi lavori, immersi in aceto e olio di cumino, prendono le loro concrete decisioni liquide dai composti trasportati dall’aria e assorbiti in precedenti installazioni.


http://fahrenheit.flaxfoundation.org/the-reason-we-no-longer-speak/