Per troppo amore. Forse questo testo nasce per troppo amore, per il lavoro e il percorso di Alterazioni Video. Forse arriva come conseguenza degli ultimi 3 giorni passati a stretto contatto con Giacomo e Caffa, un modo per digerirli diciamo. O forse nasce solo per celebrare una di quelle nottate che sembrano non finire mai, che navigano contromano tra luoghi (come non suggerirvi il Club Kulisse di Dusseldorf), persone (chiedete in giro di Roman) e situazioni (meglio tacere), che sai ti accompagneranno per un po’.

Nel ritornare con la memoria alle ultime ore, forse io e i miei compagni di viaggio, siamo tutti capitati in un Turbo Film di Alterazioni Video. Non ho visto videocamere per la verità, ma chi può dire. Del resto, ho sempre avuto il sospetto che il processo creativo di Giacomo, Caffa, Paololuca, Masu (e Matteo) fosse basato su un elemento di improvvisazione, non recitativa, ma situazionista quasi, di vitalità, di afflato emotivo che nulla ha da spartire con la scrittura a tavolino, con la trama precostruita, con lo script, il plot, il format, lo standard. Le cose succedono in un Turbo Film, accadono da sole: certo, hai la sensazione che qualcuno gli abbia dato una forma, un senso, uno scopo. Non è caos creativo, è arte signori. Le trame corrono, si arrotolano e si snodano, improvvisano, investendo persone consapevoli e altre meno. Non sai dove vanno a finire, e soprattutto come. Ti catturano e ti coinvolgono, perché tu spettatore hai la netta sensazione che gli stessi autori lo siano stati prima di te, catturati e coinvolti.

Il Turbo Film vive di condivisione, di reti, di gruppi umani di persone che partecipano a un progetto artistico: vive di autoproduzione, di piccoli budget e di esperienza sul campo. Si parla di spazi collettivi, di nuove forme di partecipazione, che si affina film dopo film, produzione dopo produzione. E’ questa la netta sensazione che si ha nello sviluppo cronologico delle varie opere: dal footage alla Alberto Grifi di Artists’ Serial Killer del 2008 all’ultimissimo Rottensharks che ancora non ha visto la luce (ma di cui si parla ampiamente in questo catalogo), il processo si è fatto via via più raffinato e preciso.

Alterazioni Video si sono sempre definiti come una piattaforma aperta, più che un collettivo di artisti. E a pensarci bene, anche in questa definizione risiede la particolarità del loro lavoro. Mai autoreferenziale, fieramente attivista, spesso tangenziale ai circuiti chiusi dell’arte contemporanea. Al contempo, in costante riflessione su alcuni temi e avvenimenti centrali degli ultimi anni (dalle manifestazioni di Occupy Wall Street che fanno da sfondo a Blind Barber, alla tragedia degli immigrati a Lampedusa di Black Rain, dalla crisi dell’economia mondiale e le contraddizioni delle nuove monete digitali di Surfing with Satoshi, ai mille rivoli del capitalismo moderno di All my friends are dead) nonché sulle possibilità di analisi date da una “diversa” narrazione di luoghi e ambienti – urbani, architettonici, di vita – a loro cari (dalla Berlino ironica e ipertrofica di FreD, alla Milano a cavallo tra Fellini e Brass di Hotel Milano, dalla Parigi multirazziale di 2012 vote pour moi alla Sicilia offesa e deturpata di Per Troppo Amore).

I Turbo Film non sono propriamente dei documentari, così come non sono solo delle pratiche di attivismo mediale tout court. Sono qualcosa di diverso, sono tutto questo e molto altro: non a caso necessitano di un manifesto. Per quanto mi riguarda sono “semplici” forme artistiche di narrazione tradotte con uno strumento – il film – che risulta funzionale allo scopo.

Ma attenzione, proprio nell’uso del termine “semplice” risiede tutto il mio profondo rispetto per il lavoro di Alterazioni Video: l’arte del racconto, che vuole essere breve e incisivo, per mezzo di elementi visivi forti, ironici, spesso kitsch e senza edulcoranti, anestetizzanti di sorta. Personaggi spesso ai limiti del credibile, ma resi con la leggerezza di un uso sapiente e delicato dell’inquadratura, della scenografia, del lessico. La capacità di rivitalizzazione di luoghi periferici, la qualità etica di porre sotto i riflettori gli ultimi, l’attenzione nel dare dignità a soggetti spesso dimenticati.

Per realizzare un Turbo Film ci vogliono doti che vanno oltre la mera capacità artistica: ogni Turbo Film è un omaggio alla vita, è un cambio di prospettiva. E’ un’esperienza che – in conclusione – passa da chi lo recita, a chi lo filma, per arrivare al cuore di chi lo guarda.