Per il Tallinn Photomonth di quest’anno, una biennale internazionale di arte contemporanea che si svolge dal 6 ottobre al 26 novembre 2023, il Padiglione Lasnamäe della Tallinn Art Hall presenta Trance, la principale mostra della biennale. Trance esplora il modo in cui le opere d’arte riescono a complicare e aiutare a esaminare l’esperienza sensoriale in un mondo tecnologicamente mediato.
Curatore: Ilari Laamanen
Artisti: *Sara Bjarland, *Zody Burke, Patricia Domínguez, Veli Granö, CUSS Group, Elo-Reet Järv, *Karel Koplimets, Laila Majid & Louis Blue Newby, Norman Orro & Joonas Timmi, *Pire Sova & Ando Naulainen, Diane Severin Nguyen, Viktor Timofeev, *Anu Vahtra, Jessica Wilson. *Indica una nuova commissione
Estasiati dalla tecnologia
Ilari Laamanen
Gli stati di trance possono includere temperamenti, emozioni e stati d’animo alterati. Spesso il fenomeno deriva da un comportamento di intensa concentrazione e può essere inteso come un modo per la mente di cambiare la maniera in cui filtra le informazioni, al fine di fornire un uso più efficiente delle sue risorse sottoutilizzate. Gli stati di trance possono essere raggiunti o indotti tramite varie modalità, in modo volontario o involontario, e possono essere sperimentati sia a livello individuale che collettivo. È opportuno parlarne al plurale, poiché esiste più di uno stato alterato di coscienza.
Nel contesto di Trance, la mostra principale del Tallinn Photomonth ’23, la trance fa riferimento a uno stato elevato di osservazione: quella al confine con la dipendenza e che è spesso mediata da schermi. La presenza di questi oggetti e del loro ammaliante splendore è così ordinaria e pervasiva che non averne una oggi potrebbe provocare a un individuo la sensazione di isolamento dal contesto sociale.
La mostra come medium
Da una parte, Trance esamina il fascino e l’incanto di essere impegnati con la tecnologia, e dall’altra, il lato oscuro dei suoi rapidi sviluppi. La transizione dalle immagini fotografiche agli schermi interattivi, così come l’intricata relazione intima tra i due, segna uno dei cambiamenti più significativi e destabilizzanti nel modo in cui gli esseri umani percepiscono la realtà.
L’onnipresente realtà mediatica è parente stretta dell’arte contemporanea. Molti artisti disegnano non solo a partire dall’informazione, dalla retorica e dall’estetica che circola nei media, ma dai suoi meccanismi impliciti. Nel suo dinamismo, la sua spaziosità e la sua natura multidisciplinare, l’arte contemporanea può essere terreno fertile per speculazioni filosofiche sui media. Le questioni teoretiche di entrambe le tradizioni sono strettamente legate non solo al presente, ma anche allo studio del tempo: la sua flessibilità e fluidità.
Qui, una mostra d’arte può essere considerata un medium: una piattaforma che offre modi alternativi di interagire e trasmettere informazioni. Affrontato in questo modo, il format di una mostra potrebbe sembrare meccanicistico, un problema che riscontriamo quando definiamo i media. Spesso percepiti solo come macchine o strumenti – un computer, una televisione o una radio – i media possono e devono essere compresi in maniera più ampia. La mostra come medium non è un mero atto intellettuale: pone l’enfasi su un ampio spettro di intelligenza emozionale e viscerale, così come il cervello non è il solo centro di controllo del corpo umano.
Questo tipo di pensiero filosofico sui media non si limita alle categorie, ma germoglia ai loro margini e al loro interno. Non rimane una ricerca individuale o un’espressione di sé, ma prospera ai confini, mettendo costantemente in discussione le aree di interesse e di preoccupazione prescelte e la funzione stessa del pensiero come atto intellettuale. È un incrocio o uno zig-zag tra tradizioni, discipline e modalità di pensiero.
Il potenziale del glitch
Gli artisti in mostra assorbono, hackerano e riformattano i mezzi convenzionali di presentazione (audio)visiva. Propongono incontri idiosincratici tra corpi e tecnologie e utilizzano il glitch come strumento concettuale. È una frattura nel tempo, un gesto che per sua natura richiede un momento di rimedio e riflessione. Non si tratta semplicemente di un’anomalia estetica a scatti, ma di un’opportunità per trarre vantaggio da un momento di interruzione.
Il glitch enfatizza l’incompletezza. Si colloca all’interno e in mezzo al flusso di dati, addirittura interrompendolo, un errore tecnico o un malfunzionamento che non può essere previsto. Per un tipico utente della tecnologia, un glitch provoca il mal di testa, ma può anche essere affrontato come un’esperienza di differenza e un momento che può produrre un nuovo tipo di pensiero. Il glitch costringe l’utente o lo spettatore a fermarsi e a ripensare alla situazione.
In questa mostra, il glitch può essere inteso come uno strumento che consente di uscire dalla trance tecnologica. Un mezzo per fare un passo indietro, affinare lo sguardo e considerare posizioni di osservazione alternative. È un invito a sentire e a stare con l’arte e le immagini, a contemplare i loro potenziali significati e significanti, per quanto complessi, sconcertanti ed effimeri possano essere.
Passando da ideali di modelli comportamentali collettivi a fantasmagorie, le opere d’arte presentate possono essere vissute come paralleli critici all’alimentazione quotidiana delle informazioni. Esse aprono possibilità di riflessione rivedendo il proprio rapporto con il guardare, con un ampio spettro di coinvolgimenti emotivi, viscerali e intellettuali.
Programmi aggiuntivi
Oltre alla Trance, Tallinn Photomonth presenta un programma di film d’autore (curatori: Piibe Kolka e Genevieve Yue) che sarà proiettato al cinema Sõprus il 16 e 17 novembre in collaborazione con il Tallinn Black Nights Film Festival (PÖFF) e il suo programma Expanded.
Il programma satellite della biennale comprende mostre ed eventi in dieci luoghi diversi di Tallinn e Tartu. Sempre sui tram di Tallinn sarà presentata un’installazione spaziale urbana di Katerina Kouzmitcheva, fotografa bielorussa che lavora in Polonia, progetto vincitore del bando aperto della biennale.
Tallinn Photomonth’s Trance è accompagnata da un ampio programma pubblico, che introduce e amplia i temi trattati nella mostra a diversi gruppi, dai bambini delle scuole agli anziani.
