Il MIT List Visual Arts Center presenta List Projects 31: Kite, una mostra personale di opere new media dell’artista Oglála Lakȟóta.
La ripetizione e la traduzione sono essenziali per l’opera di Kite, che stimola i visitatori e i collaboratori a darsi ascolto l’un l’altro attentamente, così come ai sogni e agli esseri inanimati. I suoi studi abbracciano la composizione sperimentale, le partiture, il video, la scultura e la performance dal vivo ed analizzano l’ontologia e l’etica di Lakȟóta a fianco di tecnologie emergenti come l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale. Con la documentazione video di performance individuali e collaborative insieme alle partiture che trasformano i sogni in una grammatica di simboli Lakȟóta, la mostra Kite’s List Center chiarisce aspetti fondamentali della sua performance e pratica compositiva.
Kite lavora con interfacce interattive per la musica e la performance dal vivo dal 2013, e diverse opere in esposizione sono caratterizzate da un dispositivo indossabile firmato dall’artista: una lunga treccia di capelli che utilizza l’apprendimento automatico per modulare la luce, il video e il suono, o il testo generato dall’IA mediante il contatto e i movimenti del performer. Da qualche parte fra lo strumento e la scultura, l’intreccio si inserisce all’interno di sensori digitali che consentono all’entità non umana di “ascoltare senza avere le orecchie”. Allo stesso tempo, Kite ha sviluppato un ampio corpus di ricerca sui protocolli locali per l’IA, tramite la proposta di futures più etici per questo tipo di tecnologia.
L’installazione centrale della mostra, Wičháȟpi Wóihaŋbleya (Dreamlike Star) (2024), funge inoltre da palcoscenico per la performance dell’artista dallo stesso titolo. Un ambiente immersivo e illusorio di ritratti e riflessioni, Wičháȟpi Wóihaŋbleya emerge dalle conversioni dei sogni di Kite nel linguaggio visuale Lakȟóta, espresso in quest’opera come una costellazione di pietre, che è anch’essa una partitura. Alle sue spalle è proiettata una vasta rete di stelle su un cielo notturno viola. Le immagini e gli oggetti (pietre, stelle e forme geometriche) che si ripetono nel video, nel suo riflesso e sulla scultura evocano un universo immenso e interconnesso: la Terra e il cielo sono aggrovigliati in quella che Kite definisce “una danza antica e futura”. Qui e in tutta la produzione di Kite, il dormiente e il desto, la terra e il cosmo, l’umano e il non umano sono rappresentati con tipologie di relazioni etiche e reciproche.
List Projects 31: Kite è organizzata da Selby Nemrod, Director of Exhibitions and Commons e precedentemente Assistente curatrice presso la MIT School of Architecture and Planning, e da Zach Ngin, Assistente curatoriale.
Sull’artista
Kite (Suzanne Kite, nata nel 1990 a Sylmar, California; vive e lavora a Catskill, NY) è un’artista, compositrice e ricercatrice Oglála Lakȟóta. Di recente le sue opere e performance sono state presentate presso le seguenti sedi e non solo: Whitney Biennial 2024 (New York), Haus der Kulturen der Welt (Berlino), Center for Art, Research and Alliances (New York) e Shanghai Biennial 2024. Tra i premi e i riconoscimenti ricevuti ci sono un Ruth Award, la borsa di studio United States Artist 2023, un incarico ottenuto dall’open call di Creative Time (con Alisha Wormsley) e una sovvenzione da parte di Creative Capital. Attualmente ricopre il ruolo di Direttrice del Wihanble S’a Lab e di Distinguished Artist in Residence, ed è assistente universitaria del corso “American and Indigenous Studies” presso il Bard College. Kite si è laureata presso il California Institute of the Arts, il Bard College e la Concordia University. Fa parte della tribù Oglala Sioux.
Link: listart.mit.edu
