Tate Modern – Londra (UK)
28/11/2024-1/06/2025

Questa importante mostra presso la Tate Modern celebra i primi innovatori dell’arte cinetica, programmata e digitale, coloro che diedero vita a una nuova era di ambienti immersivi e opere d’arte in dialogo con le nuove tecnologie. Electric Dreams riunisce una rete internazionale di oltre 70 artisti attivi tra gli anni ’50 e l’alba dell’era di Internet, che si sono ispirati alla scienza per creare un’arte capace di ampliare e mettere alla prova i sensi. Queste figure pionieristiche, provenienti da Asia, Europa e Americhe, hanno risposto alla crescente presenza della tecnologia nelle nostre vite trovando nuovi modi di lavorare con le macchine, spesso recuperandole dagli ambiti militari e aziendali che ne avevano guidato l’evoluzione. Con oltre 150 opere, molte delle quali esposte per la prima volta nel Regno Unito, questa ambiziosa mostra offre un’opportunità rara di vivere l’arte tecnologica vintage in azione: dalle ipnotiche installazioni psichedeliche ai primi esperimenti realizzati con computer domestici e video sintetizzatori.

Electric Dreams esplora come gli artisti abbiano utilizzato strumenti all’avanguardia per ampliare gli orizzonti culturali e immaginare il futuro in cui viviamo oggi. Installazioni immersive caratterizzano l’intera mostra, dando vita a esperimenti radicali con la luce realizzati nell’arco di cinque decenni.Fotografie che documentano l’iconico Electric Dress (1957) dell’artista giapponese Atsuko Tanaka, appartenente al gruppo Gutai, sono esposte accanto ai suoi straordinari disegni dal tratto simile a circuiti elettrici. La Light Room (Jena) (2005/2017) dell’artista tedesco Otto Piene avvolge gli spettatori in un continuo “balletto” di luci, mentre l’affascinante Chromointerferent Environment (1974-2009) del venezuelano Carlos Cruz-Diez utilizza proiezioni in movimento per creare un intricato reticolo di linee colorate che sfida la nostra percezione del colore e dello spazio. L’artista anglo-canadese Brion Gysin presenta la straordinaria Dreamachine no.9 (1960-76), un dispositivo meccanico fatto in casa che genera motivi caleidoscopici capaci di indurre uno stato onirico nello spettatore. Nel frattempo, l’installazione Lattice B (1990) del giapponese Tatsuo Miyajima, lunga otto metri e composta da LED lampeggianti, riflette su come il tempo venga misurato e percepito.

Queste opere si alternano a una serie di sale collettive che riuniscono artisti provenienti da mostre storiche chiave, mettendo in evidenza i loro interessi comuni per l’astrazione, il cinetismo, la percezione, la teoria dell’informazione e la cibernetica. Tra queste figurano le prime esposizioni organizzate dal gruppo ZERO, fondato in Germania negli anni ’50 da Heinz Mack e Otto Piene, e la serie di influenti mostre New Tendencies degli anni ’60, che hanno reso Zagabria un epicentro dell’arte cinetica e digitale. Le opere di Aleksandar Srnec e Julio Le Parc, che utilizzano strutture geometriche e luce per creare effetti ottici, sono presentate accanto a quelle di membri dei gruppi italiani Arte Programmata, tra cui Marina Apollonio e Grazia Varisco. La rivoluzionaria mostra Cybernetic Serendipity, tenutasi all’ICA di Londra nel 1968, viene esplorata in parallelo a un dipinto del 1979 dell’artista statunitense Harold Cohen, basato su disegni generati dal suo software AARON, un precursore delle attuali intelligenze artificiali per la creazione artistica. Inoltre, la mostra riunisce opere caratterizzate da un approccio DIY (do it yourself), che dimostrano come gli artisti abbiano sviluppato autonomamente strumenti e tecniche hi-tech: tra queste, il video sintetizzatore utilizzato dal coreano Nam June Paik e gli esperimenti con fotocopiatrici e grafica computerizzata dell’artista americana Sonia Landy Sheridan.

Per effettuare esperimenti radicali, molti degli artisti presenti in Electric Dreams sono stati tra i primi ad adottare le nuove tecnologie digitali. Negli anni ’80, l’artista statunitense Rebecca Allen ha sviluppato alcune tecniche all’avanguardia di motion-capture e modellazione 3D, mentre l’artista brasiliano Eduardo Kac ha realizzato varie poesie colorate, tramite l’utilizzo delle macchine Minitel, una forma di calcolo in rete anticipatrice dell’adozione diffusa di Internet. L’arte fatta sui primi computer fissi include i dipinti cinetici della pioniera artista palestinese Samia Halaby, realizzati dopo aver imparato in autonomia come programmare su un’Amiga 1000, e la serie di immagini profetiche Fictional Videogame Stills dell’artista britannica Suzanne Treister, risalenti ai primi anni ’90.

La mostra culmina con alcuni dei primi esperimenti artistici in campo realtà virtuale, che hanno spianato la strada alle attuali tecnologie digitali immersive. Liquid Views (1992), un’installazione virtuale a cura di Monika Fleischmann e Wolfgang Strauss, invita il pubblico a giocare con la propria immagine “riflessa” in un touchscreen, che funziona come piscina d’acqua digitale, mentre vengono mostrate su un monitor CRT vintage alcune riprese di Inherent Rights, Vision Rights (1992), un ambiente virtuale che simula visioni mistiche, creato dall’artista della Canadian First Nations Lawrence Paul Yuxweluptun.

Link: https://www.tate.org.uk/whats-on/tate-modern/electric-dreams