L’MFA Computer Art Department della School of Visual Arts , il New York Digital Salon e il Department of Music and Multimedia Studies della Northeastern University presentano la premiere newyorkese della Visual Music Marathon, un Festival della durata di 12 ore che fa da trampolino di lancio per le 120 opere degli artisti digitali contemporanei e compositori di tutto il mondo. Questo evento contribuisce a dare maggiore visibilità alla musica visiva, un settore ancora giovane che unisce l’animazione alla composizione musicale.
La nascita di questo genere viene fatta risalire a più di 200 anni fa, ai clavicembali oculari e agli strume nti di musica colorata del 1700; questa nuova forma di arte moderna si concretizzò nel XX secolo grazie alla comparsa di film e video.
La Visual Music Marathon presenta un’eccezionale varietà di strategie e sensibilità artistiche. Alcune delle opere selezionate si basano sulle astratte interpretazioni visive dei brani musicali, mentre altre si servono dei concetti strutturali della musica per creare immagini in movimento, o per analizzare la sovrapposizione tra i linguaggi musicali e visivi.
Gli artisti utilizzano una vasta gamma di mezzi di comunicazione e tecnologie, come ad esempio il found footage, l’animazione diseganta a mano, la fotografia in stop-motion, i video digitali, la computer grafica e i disegni per i film di animazione. Le opere raccolgono anche tracce audio che vanno dalle colonne musicali realizzate su computer, agli effetti sonori presi dalla natura, a composizioni di musica classica e contemporanea

La musica visiva, una Gesamtkunstwerk (un’opera d’arte totale) che unisce l’arte visiva alla musica , esisteva già da tre secoli sotto diverse forme. Isaac Newton, nel suo trattato intitolato Opticks del 1704, osservò che le proprozioni tra le onde luminose dello spettro e la diversa lunghezza delle corde necessarie a produrre determinate note erano simili.Tutto ciò suscitò un interesse generale per una nuova tecnica chiamata musica dei colori, e in seguito, due inventori ottocenteschi Bainbridge Bishop e Alexander Wallace Rimington inventarono l’organo a colori.
Nel XX secolo, Thomas Wildred fece alcune ricerche sulla luce come forma d’arte attraverso “Lumia,” composizioni di luce e colore, formate da lenti, prismi e gel che cambiavano lentamente col tempo, portandole in scena anche nei concerti del 1924-25. Fra i pionieri di allora non si possono non menzionare Oskar Fischinger, che incluse l’atto fisico della pittura, e John e James Whitney, che portarono la musica visiva nell’epoca del computer. (Queste informazioni sono state estratte da un passo del saggio sulla Visual Music Marathon di Maura McDonnell, trovato sul sito www.soundingvisual.com/visualmusic/VisualMusicEssay.pdf ).
Dal momento che i software di qualità stanno ormai diventando accessibili come i pennelli e i colori, i bohémien e gli artisti più esperti vengono considerati alla stregua degli animatori professionisti, entrando così nell’arena della musica visiva. I progressi e l’accessibilità della tecnologia audiovisiva e il moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione in rete stanno facendo espandere vertiginosamente questo settore, lasciando all’organizzazione creativa di una mostra contemporanea tanta libertà d’azione e di sistemazione quanto quella di Visual Music Marathon.
Il campo della musica visiva comprende anche i film, la danza, la musica, le Belle Arti e l’animazione. Molti artisti affermati in questo settore espongono le loro opere non solo nei musei d’arte, ma anche nei locali da ballo e queste vengono spesso utilizzate nei video di musica popolare e nei videogame. Per meglio capire, sperimentare e valutare questa tecnica in rapida ascesa, bisogna osservare la musica visiva attraverso la lente d’ingrandimento della teoria, della storia e della terminologia dei settori e delle discipline già affermate come la musica (di tutti i generi), le Belle Arti visive, la danza e i film.
