Haus der Kunst - Munich
19 / 06 / 2014 - 12 / 10 / 2014

La Haus der Kunst di Monaco di Baviera, mette in mostra le fotografie che Stan Douglas produce dal 2008 e i suoi lavori più recenti, rivelandosi in un momento eccezionale nella sua carriera artistica. In questi lavori, Douglas ha strettamente collegato musica, film, teatro, fotografia e format digitali, consentendo loro di essere associati simultaneamente a varie forme di media.

Un pezzo focale nell’esibizione è l’installazione video musicale Luanda-Kinshasa (2013), un racconto di finzione sull’ormai scomparso Miles Davis. Douglas ha inoltre rotto gli schemi con la produzione teatrale di Helen Lawrence (2014), dove le performance degli attori sono riprese in tempo reale e immediatamente trasportate nella realtà virtuale. L’esibizione, inoltre, unisce le serie fotografiche più nuove, ma principalmente di grandi dimensioni: “Crowds and Riots” (2008), “Interiors” (2009–2010), “Midcentury Studio” (2010–2011), “Malabar People” (2011), e “Disco Angola” (2012).

“Midcentury Studio”

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli ex soldati si diedero alla fotografia, sperando di guadagnarsi una vita da foto-giornalisti. Negli archivi dell’agenzia fotografica Black Star all’Università di Ryerson, Douglas passò in rassegna numerose immagini dal 1945 al 1950. Erano state scattate da fotografi autodidatti utilizzando fotocamere 4×5 con flash lenti a caricare e scomodi da resettare. I motivi erano scene di strada e crimine, incidenti, animali, chiacchiere da bar e persone famose – niente per cui un fotografo potrebbe guadagnare dei soldi. Per le sue serie da 29 pezzi bianche e nere, “Midcentury Studio”, Douglas rientra nel ruolo di quel fotografo del dopo guerra che di fatto fotografava e scattava “fotografie tecnicamente brutte che talvolta possono rivelarsi immagini interessanti”.

douglas2

Sebbene Douglas ricerchi meticolosamente eventi storici, rappresentandoli in maniera complessa, queste fotografie rimangono libere da qualsiasi reclamo alla verità o interpretazione storica. Rivelano se stesse come congetture e frammenti, come racconto orale al condizionale. Qui, Douglas fa uso di una tecnica letteraria: dopo aver ricercato fatti storici, l’autore crea un protagonista di finzione che narra dal punto di vista dell’autore, spiegandoci come le cose avrebbero potuto essere. Un romanzo costruito in un modo che dà, inoltre, l’impressione che la conoscenza è frammentaria e la realtà instabile.

Luanda – Kinshasa

Questa installazione cinematografica e musicale racconta la storia di uno studio di registrazione che Miles Davis potrebbe aver creato in seguito alla realizzazione del suo album On the Corner nel 1972. “L’obiettivo di Miles Davis era di entrare in contatto con un’audience più giovane, immaginando ingenuamente che la fusione delle influenze della musica classica indiana e di Karlheinz Stockhausen nelle estese improvvisazioni funk sarebbe servita allo scopo. Tuttavia, la Columbia Records decise di investire in un’audience “jazz” più vecchia e On the Corner fu l’album di Miles che registrò il peggior numero di vendite”.

Invece delle jam session sballate che faceva con la sua band in tour fino al suo ritiro nel 1975, questo film immagina che Miles potrebbe aver provato a mettersi in contatto con un’altra giovane cultura, in quel periodo emergente a New York – espandendo il suo interesse nella musica mondiale attraverso un dialogo con Afrobeat del camerunense Manu Dibango. Come Miles, Dibango fondeva jazz e funk.

Douglas realizzò il progetto in uno studio replica del Columbia sulla 30esima strada, in cui Miles Davis registrò tutti i suoi album discografici dal 1954 al 1981. Due telecamere mobili sincronizzate riprendevano i musicisti che aspettavano, ascoltavano, chiacchieravano e suonavano e il loro entourage. Come in Journey into Fear (2001), un numero limitato di telecamere e frammenti di trama – qui l’ensemble che suona – fungono da base per un numero quasi infinito di variazioni possibili: ogni volta che un musicista non è nell’inquadratura, è probabile che la sua performance sia stata sostituita da una registrazione alternativa. Miles Davis stesso nella sua assenza è presente – nell’ensemble di Douglas non c’è alcun trombettista.

douglas1

Helen Lawrence

La storia raccontata nella produzione scenica cinematografica Helen Lawrence ha luogo a Vancouver nel 1948, richiamando l’estetica dei film noir. Il setting è “…un paesaggio pericoloso mutevole in cui sono presenti polizia e protettori, soldati e rifugiati, amanti sfigurati o spettrali – tutti agitati nel trovarsi coi piedi nelle sabbie mobili” (Stan Douglas). La protagonista, Helen Lawrence, è mentalmente instabile e rimane molto ambivalente: ha ucciso suo marito o l’assassino era un altro? Helen Lawrence combina teatro, film e realtà virtuale. Gli attori sono simultaneamente cameraman e le loro immagini sono presenti come enormi proiezioni. Helen Lawrence è stata proiettata in anteprima mondiale a marzo 2014 al World Premiere Arts Club Theatre a Vancouver.

Il catalogo Stan Douglas: Mise en scène, pubblicato da Prestel, include i contributi di David Campany, Diedrich Diederichsen, Seamus Kealy, León Krempel e Chantal Pontbriand; in inglese, francese e tedesco.


http://www.hausderkunst.de/en/