Utah Museum of Contemporary Art - Salt Lake City (USA)
13 / 02 / 2015 – 25 / 07 / 2015

Panopticon, che significa osservare (-opticon) tutto (pan-), è una metafora che sintetizza le numerose forme di sorveglianza usate per guardare attentamente e normalizzare il comportamento sociale. Questa mostra indaga i sistemi di osservazione adottati per documentare le nostre vite quotidiane attraverso l’impiego di strutture panottiche sia fisiche sia invisibili. Tramite i progetti degli artisti e le opere recentemente commissionate, Panopticon esplora il concetto di osservazione nella nostra era tecnologica fatta di raccolta immagini e dati.

Inizialmente concepito come un sistema di supervisione per i lavoratori da Samuel Bentham e successivamente ri-progettato come una struttura di reclusione dal ben più noto fratello, Jeremy Bentham, il Panopticon è permeato delle idee di controllo e obbedienza. Il filosofo francese Michel Foucault traccia inoltre le implicazioni di questo meccanismo disciplinare non solo come un penitenziario, ma anche come una efficace struttura per scuole, ospedali, industrie, centri commerciali e così via, fornendo un diagramma di relazioni di potere che influenzano il modo in cui le società stabiliscono l’ordine pubblico attraverso i concetti di visione.

Guardando alla pluralità del Panopticon – come struttura, teoria ed icona – le opere dell’esposizione mostrano le relazioni instabili tra disciplina e governo, sicurezza e propaganda.

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In Flying Police Capsule (2011), Leopold Kessler documenta il suo intervento a Singapore, dove una capsula della ruota panoramica più grande del mondo è contrassegnata dalla parola POLICE. Le implicazioni politiche e sociali del segno sembrano credibili in un primo momento, però la lentezza della ruota che gira è assurda, perché la capsula rotante è convertita in un meccanismo di trasgressione. Questa e le opere di Willie Doherty e Paolo Cirio esaminano ed analizzano ulteriormente le autorità municipali che hanno adottato e sfruttato i sistemi di monitoraggio civico, spesso a scapito dell’identità culturale.

Adam Harvey, Kate McQuillen e Trevor Paglen riflettono sulla linea precaria tra privacy ed invasione. Nell’opera They Watch the Moon (2010), Trevor Paglen si dedica al tema della sorveglianza tramite la descrizione di una stazione segreta di ascolto della NSA nella foresta del West Virginia. La documentazione di Paglen dell’operazione militare mostra una controversa forma di sorveglianza creata attraverso la rilevazione di segnali di telemetria dal globo. Simile al controverso deposito di dati della NSA a Bluffdale, Utah, l’opera di Paglen offre una immagine di segretezza governativa che oltrepassa la linea tra sicurezza ed invasione.

Per la sua serie Untitled Security, Constant Dullaart utilizza un comune vetro per finestre per deformare in maniera sottile la realtà, come metafora della distorsione dell’informazione causata dalle modalità elettroniche di comunicazione. Con uno specchio spiritoso ma allo stesso tempo critico per dominare i sistemi di valutazione, l’artista svedese Jonas Lund crea un’opera che incorpora dati ed analisi di tendenze e comportamenti mondiali artistici, mentre l’artista Addie Wagenknecht analizza le connessioni culturali tra  tecnologia ed interazioni sociali, per esprimere le tensioni tra potere e bellezza. Ogni progetto artistico attesta il paradigma instabile della sorveglianza nell’era digitale, in cui governi e cittadini allo stesso modo posso incarnare l’occhio che vede tutto.

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Tali reciproci sistemi di raccolta ed analisi di dati delineano la forma attuale di supervisione partecipativa che emerge dalla cultura dello sguardo fisso di sorveglianza. Panopticon ricorre a metodi basati sull’osservazione di new media per reinterpretare il modo in cui il progetto del XVIII secolo di Bentham si traduce nei concetti e nelle rappresentazioni della sorveglianza nel XXI secolo.

Curatore: Rebecca Maksym

Artisti partecipanti: Shin Seung Back e Kim Yong Hun, Erik Brunvand, Mahwish Chishty, Paolo Cirio, Heather Dewey-Hagborg, Willie Doherty, Constant Dullaart, Pablo Garcia, Adam Harvey, Leopold Kessler, Jonas Lund, Kate McQuillen, Trevor Paglen, Evan Roth, Addie Wagenknecht


www.utahmoca.org/portfolio/panopticon