estratto dell’introduzione di Lev Manovich al suo nuovo manuale Software Takes Command

 

Questo manurale mira a contribuire al paradigma intellettuale in via di sviluppo che riguarda gli “studi del software”. Cosa sono gli “studi del software”, quindi? Qui abbiamo alcune definizioni: la prima è tratta dal mio libro “The Language of the New Media” (completato nel 1999; pubblicato da MIT Press nel 2001), dove, per quanto ne so, i termini “studi software” e “teoria software” compaiono per la prima volta.

In questo testo scrissi: “i nuovi media richiedono una nuovo stadio nella teoria dei media, le cui origini possono essere ricondotte ai lavori rivoluzionari di Robert Innis e di Marshall McLuhan degli anni ’50”. Per capire la logica dei nuovi media è necessario far riferimento alla scienza dei computer perchè è qui che possiamo aspettarci di trovare nuovi termini, categorie e operazioni che caratterizzano i supporti diventati programmabili. Dagli studi sui media, passiamo a qualcosa che può essere chiamato “studio del software”; da una “teoria dei media” si passa a una “teoria del software “.

Leggendo queste affermazioni oggi, ritengo di dover fare alcuni adattamenti. Essa pone la scienza del computer come un genere di verità assoluta che può spiegarci quanto la cultura incida in una cosiddetta società del software. La scienza del computer è però essa stessa parte di una cultura, quindi penso che lo studio del software debba indagare sia il ruolo del software nella formazione della cultura contemporanea sia sulle forze culturali, sociali ed economiche che contribuiscono al suo sviluppo.

Il libro che ha inizialmente dimostrato la necessità del secondo approccio è stato “New Media Reader” di Noah Wardrip-Fruin e Nick Montfort (MIT Press,2003). La pubblicazione di questa antologia innovativa spiega il metodo per lo studio storico del software collegandolo alla storia della cultura. Benchè Reader non facesse uso esplicito del termine “studio del software” propose un nuovo modello di pensare il software stesso. Confrontando sistematicamente testi importanti scritti da pionieri dell’approfondimento culturale e da artisti chiave attivi negli stessi periodi storici, Reader ha dimostrato che entrambi appartenevano agli stessi grandi sistemi epistemologici. Ovvero, spesso la stessa idea era contemporaneamente supportata sia da artisti che da scienziati che teorizzavano valutazioni culturali. Per esempio, l’antologia si apre con la storia di Jorge Borges (1941) e con l’articolo di Vannevar Bush(1945) i quali sontengono entrambi l’idea che uno dei modi migliori per organizzare dati e rappresentare l’esperienza umana, sia l’utilizzo di una grande strutta ramificata.

Nel febbraio 2006 Mathew Fuller, che pubblicò già un libro all’avanguardia sul software come cultura (Behind the Blip, prove sulla cultura del software,2003), organizza il primissimo workshop relativo agli studi sul software presso l’Istituto Piet Zwart di Rotterdam. Introducendo il workshop, Fuller scrisse: “il software è spesso una zona cieca nella teorizzazione e nello studio dei media numerici e computazionali in rete. Il software è la base e il materiale stesso del media design. Questo significa che oggi tutto il lavoro intellettuale riguarda lo studio del software e che tale software fornisce il supporto e il contesto, ma ci sono pochissimi luoghi dove la natura specifica e la meterialità del software sono studiate, se non come un elemento di ingegneria.”

Concordo completamente con Fuller che “tutto il lavoro intellettuale riguarda ora lo studio del software”, ma occorre ancora qualche tempo prima che gli intellettuali stessi lo realizzano. Nel momento di questo scritto (primavera 2008), lo studio del software è considerato un nuovo paradigma di ricerca intellettuale che sta iniziando solo ora ad emergere. Più tardi, nello stesso anno, il MIT Press pubblica il primissimo libro utilizzando questo termine nel titolo (Software Studies: a Lexicon, redatto da Matthew Fuller). Contemporaneamente, molti lavori già pubblicati dai più influenti leader dei nostri tempi –Katherine Hayles, Friedrich A.Kittler, Lawrence Lessig, Manual Castells, Alex Galloway e altri – possono essere retroattivamene identificati come appartenenti a “studi sul software”. Quindi credo fortemente che questo paradigma sia esistito per molti anni ma che finora non gli vi sia mai stato dato esplicitamente un nome. (in altre parole, lo stato di “studio sul software” si avvicina al termine “nuovi media” utilizzato all’inizio degli anni ’90).

A Rotterdam nel 2006, Fuller introduce il workshop con queste parole: “il software può essere visto come un oggetto di studio e come un’area di interesse per le teorie di progettazione artistiche e umanistiche, per studi culturali, studi scientifico- tecnologici e,di riflesso, per un filone emergente di scienza del computer “. Considerato che una nuova disciplina accademica può essere definita sia attraverso un oggetto univoco di studio, sia con un nuovo metodo di ricerca o una combinazione dei due, come dobbiamo pensare agli studi sul software? La dichiarazione di Fuller implica che il “software” sia un nuovo oggetto di studio che dovrebbe essere compreso nel programma di discipline esistenti e di conseguenza essere studiato utilizzando metodi ora esistenti come ad esempio: semiotica sociale, teoria object-network o archeologia dei media”.

Ritengo ci siano buone ragioni per supportare questa prospettiva. Penso al software come un livello che va a toccare tutte le aree della società contemporanea. Quindi, se vogliamo comprendere le contemporanee tecniche di controllo,comunicazione, rappresentazione, simulazione, analisi, processo di decisione, memoria, visione, scrittura e interazione, la nostra analisi non può essere completata senza considerare la componente “software”. Ciò significa che tutte le discipline che si occupano di studiare la società e la cultura contemporanea – architettura, progettazione, critica dell’arte, sociologia, scienze politiche,umanistica, scienza e tecnologia ecc – devono necessariamente tener conto del ruolo di software e dei suoi effetti in qualunque campo essi indaghino.

www.manovich.net/

http://lab.softwarestudies.com/2008/11/softbook.html