Gli universi digitali disegnati a mano da Boris Labbè (1987) si situano nel punto di incontro fra le composizione di Steve Reich, i dipinti di Bosch e la teoria evoluzionista. Le tre cose sono apparentemente molto distanti, ma è lui stesso a fornire questa suggestione. Il giovane artista francese, con solide basi nel disegno a mano libera e nelle arti plastiche, convoglia il suo complesso immaginario in straordinari film d’animazione che negli ultimi anni hanno suscitato l’attenzione di diversi festival di genere e non solo.

La video installazione Danse Macabre per esempioè approdata con successo nel 2013 alla sesta edizione del roBOt Festival di Bologna aggiudicandosi il primo premio della sezione call4roBOt e aveva vinto il Best Video Installation Award al Multivision Festival di San Pietroburgo in Russia.

Nella ricerca di Boris Labbè è forte il dato della stratificazione, sia tecnica che tematica. Se da un lato infatti gli organismi, i personaggi, gli elementi che abitano i mondi da lui immaginati sono definiti nel dettaglio come se fossero disegnati uno a uno (e in parte lo sono), dall’altro la complessità della narrazione pesca a piene mani da concetti e discipline lontane tra loro, dalla microbiologia alla mitologia fino alla filosofia.

Il pretesto per questa intervista nasce dalla recente presentazione di Rhizome, ultima fatica di Labbè da poco selezionata all’ultima edizione del roBOt Festival che si terrà dal 7 al 10 ottobre presso gli spazi di Palazzo Re Enzo a Bologna. Con Rhizome l’artista sembra aver raggiunto la piena maturità linguistica, ogni dettaglio è perfettamente cesellato e contribuisce alla costruzione del senso dell’intera opera. La grafite e il software si sono contaminate al punto che è difficile riconoscere il punto in cui la prima lascia il posto al secondo. Le metamorfosi e la laboriosità delle trasfigurazioni toccano altissimi livelli di resa qualitativa, ma non è tutto. Per l’artista il percorso è ancora lungo e le strade inesplorate troppo allettanti per fermarsi ora.

lappe1

Claudio Musso: In un’epoca in cui troneggia il Gif, come animazione di brevissima durata basata su calembour visivi o manipolazione di immagini esistenti, il tuo lavoro sembra andare controcorrente, sposando un’idea di animazione opposta. Come hai iniziato? Perché ti sei dedicato a questa ricerca?

Boris Labbè: Disegno da quand’ero bambino e, tuttora, continuo a disegnare moltissimo. All’inizio dei miei studi in Belle Arti, dopo un gran numero di prove con tecniche diverse (disegno, pittura, fotografia, serigrafia, ceramica, video, etc.) e temi differenti, ho scelto il disegno per avvicinarmi all’arte contemporanea. Nello stesso periodo ho iniziato ad interessarmi al film d’animazione e all’arte digitale considerando questi campi come una possibile nuova direzione e una logica evoluzione della mia ricerca artistica. Una volta iniziati i corsi all’EMCA a Parigi (Ecole des Métiers du Cinéma d’Animation www.angouleme-emca.fr), la scuola di animazione che ho frequentato, ho scoperto un intero universo digitale e ho cercato, passo dopo passo, un mio stile, un linguaggio personale. Come conseguenza di questa ricerca, mi sono affacciato alla storia dell’animazione cinematografica e ho iniziato a studiare il cinema d’avanguardia. Questa, in breve, è la traiettoria che ho seguito per arrivare alla via che sto seguendo oggi. Quando lavoro ad un progetto di animazione parto da zero, niente è già scritto o preparato in precedenza. Iniziare un nuovo lavoro è per me come fare un disegno, per prima cosa ti trovi di fronte ad una pagina bianca.

Recentemente ho appreso che Alexandre Alexeïeff, grande regista di animazione molto noto per la sua scoperta del “pin screen”, sosteneva che i suoi film erano più vicini al teatro meccanico (automat theatre) che al cinema. Credo che l’idea possa essere appropriata per il mio lavoro, l’unica differenza è che io uso l’ultima generazione di software digitali e che oggi viviamo sempre di più in un’epoca di ibridazione delle discipline artistiche.

lappe3

Claudio Musso: In molte delle tue produzioni, in particolare Danse Macabre, è sensibile il portato pittorico. E più facile avvertire nei tuoi lavori l’influenza della pittura fiamminga (Bosch, Bruegel e altri) che la presenza di un’estetica del digitale. Quali sono le tue fonti di inspirazione? Quali i tuoi modelli e i tuoi maestri?

Boris Labbè: La mia ricerca, così come i miei disegni, ha molteplici influenze, dalla pittura alla tecnica fino alla teoria. Per le mie opere di animazione, in genere comincio raccogliendo elementi eterogenei, copiando, incollando materiali diversi, seguendo il flusso delle idee e delle immagini alla ricerca di un senso preciso.

Per me è un piacere visitare musei sia classici che contemporanei, così come non posso trattenermi dal guardare tanto cinema quanto mi è possibile, e poi animazioni, video arte, arte digitale e sto sviluppando un interesse sempre maggiore verso il life action cinema. Tra i miei riferimenti classici non posso non menzionare Bosch, Bruegel, Patenier, Vinci, Goya, Rembrandt, Dürer, Doré, Blake. È vero che la pittura fiamminga è per me una fonte eterna di inspirazione. Amo il loro stile, amo i loro paesaggi in cui compaiono un numero enorme di personaggi, in loro vedo il tentativo di rappresentare “immagini totali” che possano includere interi mondi.

Come maestri più vicini potrei citare Escher, Hans Belmer, Francis Bacon, Roland Topor, Dalì, e alcuni rappresentanti dell’Art Brut come Henry Dragueur, Augustin Lesage. Tra i contemporanei sono affascinato da Olafur Eliasson, i fratelli Chapman, Elmar Trenkwalder, Wim Delvoye, Julie Mehretu, Daniel Zeller, Luigi Serafini, Philippe Druillet e molti altri.

Potrei continuare con una lista dei miei riferimenti nel campo del cinema e della video arte: Norman Mc Laren, Len Lye, Oskar Fischinger, Bill Viola, William Kentridge, Jan Svankmajer, Zbigniew Rybczynski, Patrick Bokanowski, Georges Schwizgebel, Bruce Bickford, Michel Gondry, IC-98, Ryoji Ikeda, Ryoichi Kurokawa, Eric Dyer, Jacques Perconte, Phillip Stearns, Pablo Valbuena, David Lynch, Peter Greenaway. Nella lista dei personaggi che hanno influenzato il mio lavoro vorrei includere anche due coreografe come Teresa de Keersmaeker e Pina Bausch, per finire con la musica di Philip Glass, John Adams e, su tutti, Steve Reich. Tutto questo è la summa dei miei interessi verso la biologia, la fisica, la letteratura, la mitologia e la filosofia.

lappe4

Claudio Musso: Nel tuo sito web si trova una sezione graffiti. Mi è sembrato molto interessante che un autore di animazioni digitali volesse dichiarare un appartenenza alla “strada”. Quanto pensi che abbia contato quell’esperienza per il tuo lavoro attuale? E se è ancora in corso come la consideri?

Boris Labbè: A dire la verità, il mio percorso di crescita non è molto legato all’ambiente urbano, sono cresciuto in una valle sulla cima dei Pirenei nel sud della Francia. La mia cultura di base è più quella di una vita quieta vicino alla natura e le montagne. Quando mi sono trasferito in città per continuare gli studi ho incontrato diversi artisti che facevano graffiti o che avevano avuto esperienze in merito. Ho visto per la prima volta i lavori di Blu attraverso le sue animazioni, ne sono rimasto davvero colpito, di conseguenza ho iniziato ad interessarmi di arte urbana e delle possibilità offerte dalla tecnologia per gli interventi in strada.

In quel periodo ero ancora uno studente e avevo in progetto di organizzare una proiezione su un muro di pietra che si trovava in una caverna vicino Angoulême. Il progetto si è poi materializzato nel film Caverne (2011). Allo stesso tempo volevo provare a dipingere a spray nella caverna, volevo misurarmi con un lavoro più maleducato, più rapido, più primitivo. È stato davvero un periodo di estrema libertà e di grande piacere, pur non avendo nessuna specifica ambizione rispetto alla tecnica utilizzata o al mondo in cui mi muovevo. Non avrò fatto più di dieci graffiti in tutta la mia vita, quindi posso considerarla come una piccola pausa, anche se non escludo in futuro di tornare a quell’approccio seppur in modo completamente diverso.

Per quanto riguarda l’animazione e l’arte digitale in genere, sono ancora molto stimolato da tutte le potenzialità che offre l’apertura allo spazio urbano, dalle video proiezioni alle installazioni video fino alla performance. In questo senso ho diversi progetti abbozzati che necessitano di essere approfonditi prima di essere presentati. Comunque, il mio scopo non è solo lavorare con lo spazio urbano, mi piacerebbe spingermi in quello naturale: caverne, montagne, fiumi, foreste…

lappe5

Claudio Musso: Il tuo ultimo prodotto Rhizome, oltre ad avere un titolo impegnativo, è giocato quasi esclusivamente sul bianco e nero e sembra nascondere significati politici o di denuncia sociale. Come descriveresti l’evoluzione della tua produzione?

Boris Labbè: Ho scoperto piuttosto tardi il concetto di “rizoma” di Deleuze, ero completamente immerso nella ricerca per un progetto ed era mia intenzione creare qualcosa che stesse tra il concetto di musica di Steve Reich, il lavoro matematico di Escher, la pittura di Bosch e Bruegel e le teorie scientifiche sull’evoluzione della vita, come la genetica, il rapporto tra micro e macro, ecc. Quando mi sono imbattuto nelle idee di Deleuze ho avuto un’illuminazione: era precisamente quello di cui volevo parlare. Certo, l’idea è sviluppata in maniera complessa da lui e Félix Guattari in Mille Plateaux, ma tutti i principi del rizoma sono inseriti all’interno del mio film, sia nell’accezione biologica del termine che in quella filosofica. L’idea di rizoma può rappresentare accuratamente lo sviluppo di tutto il mio lavoro dagli esordi: tutti i miei progetti sono collegati l’un l’altro, come a comporre una tela di ragno. Essi sono sottoposti a una continua metamorfosi mentre cercano costantemente una connessione, una compressione, un’espansione.

Il mio primo lavoro di animazione era molto formale e minimale, in esso però erano già presenti i miei temi preferiti, soggiacevano come se stessero aspettando di uscire. La mia ricerca artistica è devota all’indagine perpetua, per quanto i risultati raggiunti dallo sviluppo di certe tematiche mi abbiano convinto, lascio sempre lo spazio per l’errore e per l’ignoto.

lappe6

Correre qualche rischio è importante per fare qualche cosa di nuovo, tento di convivere con questa regola. La ricerca delle origini, la nascita, l’evoluzione, la morte, la ripetizione, connessione, rivoluzione, distorsione, distruzione, guerra, crollo, condizione umana, storia dell’arte, etc.


http://www.borislabbe.com/

http://www.robotfestival.it/2015/index.html