Il 19 Aprile 2012 all’IMAL, Centre for Digital Cultures & Technologies di Bruxelles é stata inaugurata la mostra Gobo Gobo hey! di Cécile Babiole. L’installazione rappresenta una variazione sul tema dei gobos. Cos’é un gobo? Si tratta di un termine tecnico utilizzato nell’ambito del light design, per indicare una superficie di metallo perforata che permette alla luce di un proiettore di passare attraverso il foro e di generare cosi un’immagine luminosa.
In questo caso, l’artista francese utilizza dei gobos di plexiglas, i cui fori sono praticati con il laser e le immagini che si generano attraverso i fori sono date da proiettori per diapositive. Light design dunque ma non solo.
Partendo dall’azione della luce, a volte violenta (é il laser stesso che crea i fori nel plexiglas agendo a diversa intensità, plasmandolo ma anche deformandolo, briciandolo o fondendolo) sulla materia stessa, si arriva poi alla generazione dell’immagine grafica che semanticamente e graficamente gioca sul tema del suono, della musica, delle onde sonore.
In quest’opera vengono cosi approcciati in un certo senso tutti i temi cari a Cécile Babiole: l’indagine sulla formattazione di immagini e suoni, la loro interazione in quanto codici diversi, l’azione sulla materia prima, la creazione di immagini generate al computer o di ambienti multimediali ma soprattutto la mutazione tecnologica avvenuta negli anni 80 tra l’analogico e il digitale.
Quest’ultimo é infatti uno degli aspetti più interessanti di quest’installazione: la ricerca sull’archeologia della pratica digitale, in un’azione che coinvolge gli elementi primari e basici: la materia, la luce e, grazie al loro gioco reciproco, l’immagine proiettata e la sua dimensione temporale.
In onore anche agli inizi della carriera dell’artista francese, piuttosto orientati verso la musica industriale, il titolo dell’opera Gobo Gobo Hey! é un omaggio indiretto alla cultura punk degli anni 70 e in particolare al grido di battaglia dei Ramones: Gaba Gaba Hey! Questo anche per sottolineare il carattere “violento” in questo caso dell’azione della luce sulla materia e la sua conseguente deformazione e trasfigurazione.
L’opera presentata é una produzione del centro IMAL di Bruxelles stesso con il supporto della francese SCAM e in collaborazione con ArtBrussels la fiera dell’arte contemporanea tenutasi nella capitale belga negli stessi giorni dell’inaugurazione.
Cécile Babiole potrebbe essere definita un’artista plastica che pero si é avvicinata più volte alla creazione multimediale e di grafica generativa, come pure al lavoro di transposizione di immagini e suoni, spesso nella loro interazione con un pubblico.
Il fatto, per l’artista francese, di aver cominciato la sua attività nel campo musicale, ha fatto si che l’interesse per i suoni permeasse anche la sua attività grafica e visiva, al fine di tradurre la dimensione temporale (e sonora di conseguenza) delle immagini.
Recentemente Cécile Babiole si é anche interessata alle creazioni in 3D, perché sostanzialmente questo tipo di animazione tridimensionale permette di avere una convergenza fra spazio e tempo, attraverso la creazione di un movimento fatto di durata e distanza. Due dimensioni, queste ultime, che vengono mostrate anche nell’opera Gobo Gobo Hey! A questo proposito, nella stessa mostra é esposta un’altra sua opera, Miniatures –Kits Sonores , stampe in 3D di strumenti musicali, dove ancora il richiamo alla dimensione sonora é presente, anche se in maniera artisticamente meno importante.
Per ritornare ancora una volta all’iterazione e al rapporto cinetico e generativo fra immagine e ritmo, citerei l’opera 0.116 RPM, presentata al festival Ososphère nel 2011, una sorta di installazione visiva che presenta riprese di panorami (urbani e di campagna) ripresi da diversi punti di vista, fatti “girare” su due giradischi. L’idea é quella di un DJ che mixi e scratchi une gigantesco piatto. Ma non solo: 0,0116 RPM segue un codice fonografico. La rotazione delle immagini viene quindi accellerata in maniera tale da rendere in un certo senso visibile il ritmo e la sua dimensione dinamica.
Un ultimo aspetto delle opere di Cecile Babiole che ritengo interessante approfondire é anche quello dell’iterazione. Per esempio l’opera Circulez Y’a rien à voir del 2008, è specificamente creata per essere esibita in uno spazio pubblico e non all’interno di una galleria. Si tratta di un sistema interattivo che converte i movimenti dei passanti in schemi grafici e modulazioni sonore. L’installazione funziona come una sorta di radar che capta comportamenti sociali in un contesto esterno e urbano, al di là di luoghi d’arte standardizzati e con codici estetici stabiliti.
Nell’universo delle arti digitali forse gli artisti francesi costituiscono ua minoranza ma é pur sempre interessante notare opere come quelle di Cécile Babiole, (la quale pure ha lavorato in varie città europee), che rivolgono uno sguardo alle orgini della pratica digitale e a quel confine fragile e tuttavia marcato, fra analogico e digitale, mostrando una prima via di comunicazione reciproca.



