Nel capitalismo cognitivo, il cervello e la mente sono le nuove fabbriche del ventesimo e ventunesimo secolo. Non siamo più proletari che usano i propri corpi muscolari per lavorare nelle catene di montaggio o in capannoni industriali per produrre prodotti fisici, ma cognitari (o lavoratori mentali) che usano i propri cervelli per produrre dati. Nella nostra era post-pandemica, caratterizzata da un eccessivo coinvolgimento con i social media e i motori di ricerca di proprietà delle aziende, questi dati accumulati non sono solo raccolti passivamente e organizzati come statistiche per mediare l’opinione pubblica e incoraggiare lo shopping online, ma attraverso un coinvolgimento online compartimentato plasmano attivamente la materialità del cervello scolpendo la sua plasticità neurale e normalizzando la sua variabilità innata; di conseguenza, producono un popolo facilmente governabile, sottomettendo la moltitudine. Invece dei clic, questo stadio avanzato del capitalismo cognitivo si concentrerà sulle onde cerebrali per navigare nel web e interagire con i social media. Nuove tecnologie basate sul cognitivo come il “cervello connesso” e l’optogenetica agiranno direttamente e indirettamente sulla materialità del cervello mettendo al lavoro i nostri pensieri consapevoli e inconsci. Come altri modelli di estrazione delle risorse, le nostre capacità mentali di base vengono insidiosamente esternalizzate una per una dall’estrattivismo neurale rendendoci una popolazione senile. Questa escalation tecnologica ha ripercussioni sia sui nostri modi di individuazione che sulle forme di soggettivazione, e il collasso climatico è una delle conseguenze.
Quest’anno, il Saas-Fee Summer Institute of Art a Parigi, organizzato in collaborazione con Maison Suger e Fondation Maison des Sciences de l’homme, si riunirà per comprendere queste nuove forze di tirannia algoritmica e come possiamo partecipare a una svolta ontologica da Homo sapiens verso la produzione di Sapiens Planetario. Noi esseri umani ci siamo coevoluti con la biosfera e dobbiamo quindi continuare ad abbracciare il pensiero ecologico profondo che essa richiede. Invece di generare tecnologie che avvelenano, distruggono e devastano l’ambiente, dobbiamo abbracciare tecniche (o anti-tecniche) che se ne prendano cura. Dobbiamo abbandonare la diade antropocentrica di globalizzazione e sostenibilità, con la sua relazione storica con l’accelerazione del capitalismo, e sostituirla con quella planetaria — che include tutte le specie e le epistemologie — e abitabilità, che si concentra su ciò che è meglio per la continua esistenza della vita complessa e diversificata su questo pianeta. Come suggerisce Achille Mbembe, l’abitabilità non si preoccupa del potere o della forza, ma della vita e della possibilità di un’apertura radicale. La planetarietà richiede la decolonizzazione e la creazione di una giustizia cognitiva.
Per poter raggiungere questi obiettivi, faremo riferimento al corpo senza organi (CsO), un concetto tratto dalle opere di Antonin Artaud e approfondito da Gilles Deleuze e Félix Guattari in Mille Piani (1987) sulla nozione di cervello. Il cervello senza organi (CersO) dipende da due sistemi epistemologici: gli studi di Jean Pierre Changeux sull’epigenesi delle reti neuronali con la stabilizzazione selettiva delle sinapsi e il concetto di Bernard Stiegler di organogenesi esosomatica, il quale enfatizza il ruolo dell’evoluzione delle tecniche in un cervello in via di sviluppo. Il cervello senza organi libera il cervello biologico dalle capacità organizzative del codice genetico endosomatico, inglobato in un contesto tecno-sociopolitico dispotico, esosomatico e capitalista che, in secondo piano, modella la plasticità neurale del cervello e normalizza le sue variazioni, creando una popolazione di cittadini neurotipici. CersO si oppone agli approcci comportamentisti e computazionali/cognitivisti della mente e del cervello, vedendolo come un complesso intra-extracranico plasmato dal contesto sociale, politico, linguistico, culturale ed ecologico in continuo cambiamento nel tempo profondo. La teoria di Bernard Stiegler dell’organogenesi esosomatica descrive l’espansione della corteccia frontale, avvenuta durante il cambiamento da Homo habilis a Homo erectus, come un riflesso, o una maieutica, in tempi umani. In altre parole, la nostra maieutica è stata creata con tecniche antropoceniche nel corso di due milioni di anni, lasciandoci con il fardello di un cervello antropocenico e dei suoi pensieri. L’agnosia ecologica, o il negazionismo climatico, è uno dei risultati. In questo modo le tecnologie basate sulla cognizione, come per esempio ChatGPT, possono essere considerate le più recenti innovazioni antropoceniche (e capitalogeniche) a minacciare il nostro ambiente e noi stessi, alla stessa stregua del fuoco, delle punte da lancia, della caccia di gruppo, dell’agricoltura del taglia-e-brucia, del motore a vapore e della bomba atomica.
Le possibilità di questi studi sono vaste e diverse. Con “Il cervello senza organi: Planetarietà, Plasticità ed Eco-cosmotechnics nel Capitalismo Cognitivo” cerchiamo di capire le potenzialità dei trasformatori planetari ed ecocentrici che aderiscono ai principi dell’ecologia profonda, come indicato da Arne Næs, in modo da poter contrastare la logica antropocenica, i suoi inerenti preconcetti e le conseguenze neuro-materiali, concetti illustrati perfettamente nel recente film fantascientifico Don’t look up (2021). Grazie a questo nuovo modo di pensare potremmo scoprire quali strumenti usare per ideare nuovi metodi e, come ha suggerito Isabelle Stengers, nuove forme di emancipazione per le governamentalità del pianeta, che promuovono insieme organi pacifici di consapevolezza cosmotecnica. —Warren Neidich, direttore e fondatore
Facoltà
Gabriel Alonso, Nicolas Bourriaud, Yves Citton, Emanuele Coccia, Igor Galligo, Agnieszka Kurant, Alex Taek-Gwang Lee, Anna Longo, Geert Lovink, Antonia Majaca, Amna Malik, Yann Moulier Boutang, Warren Neidich (direttore e fondatore), Sinziana Ravini, Laurent de Sutter, Jennifer Teets, Tiziana Terranova, Aline Wiame e Charles Wolfe.
Richieste di ammissione
Le richieste di ammissione per il SFSIA 2024 di Parigi sono aperte a studenti, professionisti e studiosi di diversi campi artistici (video, fotografia, installazioni e arti multimediali), di ecologia, di scienza, di studi tecnologici, di filosofia, di design, di architettura, di teoria critica, di studi culturali, di filmologia, di studi dei media e altri. Si prega di fare riferimento alla nostra pagina di ammissione per ulteriori dettagli.
Informazioni su SFSIA
Saas-Fee Summer Institute of Art (SFSIA) è un’accademia estiva, itinerante e intensiva, con programmi variabili di teoria critica contemporanea; l’accademia si focalizza su un approccio interdisciplinare per la comprensione del legame tra le arti e la politica. SFSIA ha origini nel 2015 a Saas-Fee, in Svizzera; è stato poi spostato a Berlino, in Germania, dove è stato tenuto da Import Projects (2016) e da Spike (2017–19). Sono stati organizzati altri programmi dalla Otis College of Art and Design di Los Angeles, dal Performance Space New York, dal The Brooklyn Rail e dal sonsbeek20–24 di Arnhem, nei Paesi Bassi. SFSIA è stato fondato ed è diretto da Warren Neidich; Sarrita Hunn è la vicedirettrice.
Link: sfsia.art
