La dodicesima edizione del KIKK festival si è conclusa domenica dopo 4 giorni di mostre, esibizioni e oltre 35 relatori, 35 prototipi e workshop. Permeando la città belga di Namur, il festival ha presentato una serie di sperimentazioni tra arte, tecnologia e cultura per esplorare modi alternativi di vivere questi intrecci.
Il tema del festival, “Bodies of Waters”, pone l’attenzione sulla miriade di flussi visibili e invisibili in cui si muovono i corpi, dagli ambienti biologici ai contesti finanziari astratti. La metafora dell’acqua diventa la chiave di combinazione tra diverse prospettive e avvia una discussione tra artisti, relatori e partecipanti. Iniziando con due feste d’inaugurazione accompagnate da conferenze e mostre, il festival accoglie i visitatori con un’atmosfera dinamica, invitando il pubblico alla scoperta di prospettive alternative e ad essere aperti a nuovi incontri.

KIKK party_ LaNef [Photo: Quentin Chevrier]
La mostra del festival si è estesa in diverse località della città, incoraggiando i visitatori a muoversi seguendo i propri flussi personali di interessi e ispirazioni. Diffondendosi in diversi luoghi, installazioni site-specific e opere interattive hanno offerto un esempio tangibile per sfumare i confini tra tecnologia, scienza e arte. Unendo acciaio e ferro per creare prototipi interattivi, “Steel Life” di Carlos Sefir Vottero sfida la separazione tra la vita industriale e naturale consentendo ai fiori di acciaio di sbocciare. Il regista olandese Jan van Ijken ha catturato per il pubblico l’invisibile mondo del plancton microscopico con “Planktonium”, mentre l’artista Nicky Assman invita i visitatori a giocare con l’installazione interattiva “Solaris”, realizzando un film con fotogrammi di sapone.

Carlos Sefir Vottero_ Steel Life [Photo: Antoine Toinberg]

Hicham Berrada_ Présages series (2007) [Photo: Quentin Chevrier]

Nicky Assmann_ Solaris (2023) [Photo: Quentin Chevrier]
Salendo alla cittadella, la mostra CAPTURE #2 ha offerto una panoramica della scena delle arti digitali in Belgio. La mostra collettiva era un invito ad interrogarsi sulla percezione degli algoritmi, spingendo il potenziale e i limiti delle visioni computazionali della realtà. “Cascade” del collettivo WIP ha alterato la percezione della realtà nei visitatori con una serie di telecamere che si riprendono a vicenda; “Missing people – Inventio fortunate” di Stèphanie Roland esplora con l’IA i database di persone scomparse per fondere storie personale con ritratti generici; “Les Télépathes” di Claire Williams visualizza la materialità della nostra coscienza che trasforma le attività neurali in impulsi di luce e suoni meccanici

Lawrence Malstaf_ Nemo Observatorium 02002 (2022) [Photo: Quentin Chevrier]

Michaël Verlinden_ Digital Wool (2016) [Photo: Quentin Chevrier]
Durante il festival, la performance dal vivo di Amos Peled ha invitato lo spettatore a guardare dentro il proprio corpo attraverso l’uso di una macchina a ultrasuoni, mentre Diane Mahín ha eseguito con i suoni del suo intestino una conversazione intima e immersiva con il pubblico. Utilizzando suoni, luci e diversi materiali, gli artisti hanno visualizzato come la connessione invisibile tra tecnologia, corpi e cultura possa prendere forme inaspettate che vadano oltre la nostra immaginazione.

Oltre alle mostre artistiche, il pubblico ha potuto curiosare tra le diverse innovazioni tecnologiche presenti sul mercato, combinando diversi approcci al fine di creare una connessione fra imprenditori, artisti e ricercatori, così da scoprire narrazioni e approcci più sostenibili alla tecnologia e al futuro. Passeggiando per il mercato, il pubblico ha potuto imparare a suonare il pianoforte con una striscia LED intelligente, a navigare nell’universo visivo dell’artista visuale Henning Wagenberth o iniziare un viaggio interattivo con ONA alla scoperta delle ricerche più profonde dell’umanità. Oltre alle esplorazioni creative, i visitatori hanno potuto giocare con dispositivi che producono bevande analcoliche esaltando i colori e i sapori naturali delle piante, a giochi interattivi che simulano i rischi psico-sociali sul luogo di lavoro (Owlion), oppure trovare la comunità Liége Hackerspace per condividere, creare e imparare la tecnologia.

Market [Photo: Antonin Weber]
La combinazione di mostre artistiche ed esplorazioni creative in un contesto imprenditoriale e istituzionale mostra l’intenzione di promuovere un approccio diverso alla tecnologia e all’ambiente per allargare gli orizzonti rispetto alle prospettive tradizionali su tecnologia e cultura. Inaugurando con due giorni di conferenze, il festival ha offerto un’ampia cornice per approfondire la discussione con diversi relatori. Simone Rebaudengo ha illustrato applicazioni IA alternative con l’artigianato tradizionale per co-creare cucchiai, mentre il collettivo Kling Klang Klong collective ha superato i limiti del software per il riconoscimento degli algoritmi per creare musica e immagini. Se il musicista giapponese Maywa Denki ha divertito il pubblico con i suoi cantanti robot, l’artista Špela Petrič ha incoraggiato una discussione critica sulle implicazioni della tecnologia sulla società. Mentre Ana Desponds rompe le idee sbagliate su arte e business, Freya Salway presenta Google Arts & Culture Lab per mostrare il potenziale di arte e gioco nella formazione e nell’informazione.

Tatiana Vilela Dos Santos [Photo: Antoine Toinberg]
Promuovendo attività sul campo con workshop e masterclass, il festival ha reso accessibili argomenti e questioni complessi a un pubblico più ampio, facilitando una conversazione collettiva a partire dalla sperimentazione e le applicazioni creative. Senza il solito confine degli approcci più tradizionali alla conoscenza, la dodicesima edizione del festival ha celebrato l’importanza delle connessioni e delle discussioni per comprendere questo mondo in rapido cambiamento e trovare nuovi modi di percepire e mettere in pratica questa realtà in evoluzione.