Come può l’ingegno architettonico dare senso alla Terra in un momento di crisi planetaria? Per Design Earth, è l’immaginazione a stimolare la produzione di storie e di immagini che, fondendosi, danno luogo a speculazioni geograficamente localizzate, né documentaristiche né del tutto fittizie.
Oggi viviamo in un’epoca segnata da profondi cambiamenti nell’industrializzazione, con rischi ambientali e potenziali distruttivi avvertiti su scala mondiale. Paradossalmente, mentre le minacce sono gravi, noi rimaniamo inerti – in parte a causa della “distanza abissale tra le nostre piccole ed egoistiche preoccupazioni umane e le complesse questioni dell’ecologia”. Se ancora una volta siamo preoccupati che il cielo possa cadere sulle nostre teste, come mai abbiamo fatto così poco per invertire questa tendenza? Sotto questa lente, la crisi ambientale può essere letta non solo come una crisi degli ambienti fisici e tecnologici, ma anche come una crisi dell’ambiente culturale – delle modalità di rappresentazione tramite cui la società si relaziona con la complessità dei sistemi ambientali.
Design Earth: Speculative Fiction for the Climate nasce dalla convinzione che il cambiamento climatico richieda mutamenti urgenti nei modi in cui ci prendiamo cura del Pianeta e lo progettiamo, superando una retorica visiva della crisi che estetizza la calamità. Design Earth, uno studio di ricerca fondato e guidato da Rania Ghosn e El Hadi Jazairy, impiega il medium del progetto architettonico speculativo per denunciare la crisi climatica. La loro ricerca sul design coniuga storia spaziale, rappresentazione geografica, design proiettivo e forme materiali di assemblea pubblica per immaginare forme di convivenza con sistemi legacy su un pianeta compromesso. Questo progetto si si sviluppa simultaneamente attraverso il disegno e la creazione di libri, due dei quali sono presentati in estratto e messi in dialogo all’interno di questa mostra.
Il primo libro, Geostories: Another Architecture for the Environment (Actar publishers, 2018), è un manifesto dell’immaginazione ambientale articolato in dodici progetti architettonici composti da disegni dalla portata planetaria, e suddivisi secondo i principi organizzativi di Aquarium, Terrarium e Planetarium. Questa mostra mette in evidenza tre capitoli dell’intera opera, ciascuno affronta un bene comune globale come una questione di interesse – l’atmosfera, le profondità marine, lo spazio: After Oil (2016), Pacific Aquarium (2016) e Cosmorama (2018). Analizza la geografia dei sistemi tecnologici estrattivi e aspetti esteriori in primo piano come temi d’interesse politico per l’architettura. I ritratti geografici, per cui vengono utilizzati assonometria, sezioni e viste su più livelli, descrivono le conseguenze politiche ed etiche delle nostre azioni ecologiche mentre speculano sulle strategie di sopravvivenza e adattamenti che ci invitano a dare un senso alla Terra e a concepirla in modi che generano risposte curiose, piacevoli e potenzialmente sovversive.
Il secondo libro, The Planet After Geoengineering (Actar Publishers, 2021) è una graphic novel che immagina mondi di modificazione climatica e le relative controversie. Si ragiona con e contro l’ingegneria climatica – ovvero tecnologie che contrastano gli effetti del cambiamento climatico antropogenico intervenendo appositamente sui sistemi della Terra come forma di gestione globale. In cinque capitoli, The Planet After Geoengineering mette insieme una sezione planetaria che attraversa sottoterra, la crosta, l’atmosfera e lo spazio. Ciascuna “geostoria” – Petrified Carbon, Arctic Albedo, Sky River, Sulfur Storm e Dust Cloud – descrive una possibile versione futura della Terra che arriveremo ad abitare sulla scia di interventi di ingegneria climatica, situando nel mentre tali visioni promissorie in una genealogia di progetti di controllo climatico, dalle macchine per creare la pioggia del diciannovesimo secolo e le eruzione vulcaniche ai piani militari della Guerra Fredda.
Insieme, questi progetti ci aiutano ad affrontare la questione aperta su come (altro) potremmo raccontare la storia della Terra. Oltre ai binari della conservazione di una Blue Marble e le premesse del soluzionismo tecnologico, quali geostorie possiamo immaginare o concepire?
Curato da Karin G. Oen
Design Earth: Speculative Fiction for the Climate is co-organised by NTU Centre for Contemporary Art and ADM Gallery
[1] Laura Collins-Hughes, “A Potential Disaster in Any Language: ‘Gaïa Global Circus’ at the Kitchen,” New York Times, September 25, 2014.Inaugurazione
Venerdì 25 Aprile, 18:30 – 20:30
Orari: da lunedì a venerdì, dalle 10:00 alle 17:00; Il sabato solo su appuntamento
Aperto su appuntamento dal 14 giugno al 15 agosto 2025
Chiuso la domenica e durante le festività
Contatti: ADMgallery [at] ntu.edu.sg
