Louise Bonnet ed Elizabeth King: De Anima
Lo SI è lieto di presentare De Anima, una mostra che riunisce per la prima volta le opere di Louise Bonnet ed Elizabeth King. I dipinti di Bonnet raffigurano spesso corpi sospesi tra fisicità grottesca e presagio simbolico, e simultanea sottomissione da parte di forze esterne.
Le sculture e le animazioni di King sono realizzate per trovare le forme e i movimenti più realistici, mentre la sua ricerca sugli automi rinascimentali li pone come precursori delle attuali tecnologie di intelligenza mimetica. Pur passando per fin troppo umani, questi mancano di vera forza vitale, anche se non di influenza. Frutto di un dialogo durato un anno tra gli artisti e avviato in occasione della mostra, De Anima si scontra con i confini tra vita e non vita, vitalità e passività, sostanza e gesto, in relazione all’arte, alla tecnologia e al genere.
Al di là delle differenze generazionali e mediatiche, le opere di Bonnet e King condividono un senso cinematografico della temporalità, evocando sia il passato che il futuro attraverso il gesto e la posa per trasmettere il potenziale di movimento ed emozione. L’interrogazione dei confini tra agency e passività riguarda le gerarchie di genere e altre gerarchie sociali, come esplorato nel saggio di Iris Marion Young, Throwing Like a Girl (1980). In esso la filosofa sostiene che le limitazioni percepite sulla mobilità femminile non sono radicate nella fisiologia, ma nel condizionamento sociale e psicologico. L’assoggettamento politico e la sospensione di altri corpi tra la vita e la morte, le estensioni del biopotere e i progressi della biotecnologia e dell’intelligenza artificiale mettono oggi in forte risalto le definizioni e le valutazioni della vita. Attraverso l’originale abbinamento delle opere di Bonnet e King, De Anima esamina la vita e le sue sembianze in questo momento di forte pressione sulle questioni epistemiche, esistenziali e tecnologiche dell’anima.
Louise Bonnet (b.1970, Ginevra) vive e lavora a Los Angeles. Le sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti del Moderna Museet di Stoccolma, dell’Hammer Museum di Los Angeles, del Los Angeles County Museum of Art, del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, del MAMCO di Ginevra, del Museum Brandhorst di Monaco di Baviera e del Long Museum di Shanghai. Il suo lavoro è stato oggetto di una mostra personale alla Hollyhock House, ed è stato incluso nella 59a Biennale di Venezia, The Milk of Dreams, nonché in mostre collettive presso The Warehouse, Dallas; Modern Art Museum of Fort Worth; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; Aïshti Foundation, Beirut, tra gli altri.
Elizabeth King vive e lavora a Richmond. Le sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti dell’Hirshhorn Museum di Washington D.C, del County Museum of Art di Los Angeles, del Museum of Fine Arts di Houston, del Virginia Museum of Fine Arts di Richmond e del Metropolitan Museum of Art di New York, tra gli altri. Tra i riconoscimenti per il suo lavoro figurano Anonymous Was a Woman, American Academy of Arts and Letters, Guggenheim Fellowship e Mary Ingraham Bunting Institute (ora Radcliffe Institute for Advanced Study dell’Università di Harvard). È stata inserita come membro della National Academy of Design nel novembre 2017. È coautrice (con W. David Todd) di Miracles and Machines: A Sixteenth-Century Automaton and Its Legend (Getty Publications, 2023). Il suo lavoro è stato oggetto di una mostra personale al MASS MoCA, tra gli altri, e di mostre collettive al Vitra Design Museum, Weil am Rhein, al Flag Art Foundation di New York, al Museum of Contemporary Art di Taipei e al San Francisco Museum of Modern Art, tra gli altri.
De Anima è curato dalla direttrice Stefanie Hessler.
La mostra viene presentata con il supporto di Gagosian. Orologiaio: Jaquet Droz
K Allado-McDowell: The Known Lost
Lo SI è lieto di presentare The Known Lost, la prima mostra dedicata alle opere dello scrittore, artista e musicista K Allado-McDowell. Con una serie di scene composta da fondali teatrali, una pedana e un microfono, la mostra funge da spazio per le prove e le performance del primo atto dell’omonima opera di Allado-McDowell. La scenografia della galleria raffigura una proposta di monumento che sarà realizzato per riconoscere e onorare tutte le specie che hanno vissuto e si sono estinte sulla Terra.
Presentato nella galleria al piano inferiore, il monumento è reso in uno stile grafico che ricorda la pittura spiritualista europea del primo Novecento, su sette fondali di stoffa. Al centro, una piattaforma ospita una serie di libri contenenti un elenco dei nomi scientifici delle 180.285 specie estinte conosciute di tutti i regni, compilato da Allado-McDowell a partire da banche dati di paleobiologia. Questo elenco funge sia da libretto dell’opera che da nomi da incidere sul monumento. Se da un lato l’elenco riconosce e celebra la vita, dall’altro la inquadra come effimera. I visitatori sono invitati a leggere o cantare i nomi delle specie su una partitura originale del compositore Derrick Skye. Così facendo, provano ed eseguono collettivamente il primo atto dell’opera, realizzando il monumento nell’immaginario collettivo, un passo fondamentale verso la sua costruzione finale.
K Allado-McDowell è uno scrittore, artista e musicista. Hanno scritto diversi libri con GPT-3, hanno collaborato alla stesura di antologie multiple e pubblicano regolarmente saggi sull’arte, sull’IA e sull’ecologia. Hanno creato la neuro-opera Song of the Ambassadors e registrano e pubblicano musica con il nome di Qenric. Nel 2015 hanno istituito il programma Artists + Machine Intelligence su Google. Allado-McDowell ha parlato a TED, The Long Now Foundation, New Museum, Tate, Serpentine Gallery, HKW, Moderna Museet, Christie’s, MacArthur Foundation, MfN Berlin, Ars Electronica, Sónar e in molte altre sedi, e ha insegnato a SCI-Arc, Strelka e IAAC.
The Known Lost è reso possibile grazie al supporto di Molly Gochman.
Questa mostra è curata da Alison Coplan, la capa curatrice.
do you read me?!
Lo SI è lieto di annunciare la sua partnership con do you read me?!, la rinomata libreria indipendente berlinese, nota per la sua prospettiva unica sulla stampa e l’editoria contemporanea. L’apertura, prevista per l’8 maggio 2025 nell’atrio dello SI, sarà la prima sede fisica di do you read me?! negli Stati Uniti.
