La tecnologia è onnipresente nella nostra vita quotidiana, ma cosa rappresentano davvero le nostre relazioni online? Come abitiamo una comunità tramite un’app? Cosa significa essere amici attraverso piattaforme e avatar? E infine, c’è spazio per l’amore nel metaverso? Connecting traccia i rapporti tra la realtà fisica e il mondo digitale.
Fino a poco tempo fa gli strumenti digitali non erano altro che traduzioni di applicazioni fisiche: la posta diventava l’e-mail, lo shopping era sempre più online, le banche incanalavano le persone nelle loro app. Poi il Web 2.0 e i social media hanno gradualmente cambiato gli spazi in cui interagiamo. Tuttavia, la trasformazione si è estesa, continuando a sfumare e i confini tra mondo fisico e digitale. Oggi conversiamo sulle ChatGPT, stipuliamo contratti tramite la tecnologia blockchain e giochiamo in universi virtuali sconfinati.
Il mondo digitale continua a costruire dove il mondo fisico finisce. Entità viventi e non viventi diventano interconnesse, proprio come nei sistemi di credenze e nelle cosmologie animistiche, in cui forme non umane come fiumi, montagne, animali e pietre sono state a lungo venerate per le loro proprietà vitali e il loro potenziale. L’emozione, l’intimità e l’attenzione non sono più qualità intrinsecamente umane. Questo occultamento di ciò che significa essere vivo genera forme di costruzione del mondo che vanno al di là delle limitazioni umane.
Connecting immagina nuove interdipendenze tra umani e non umani. Tali connessioni espandono e rimodellano la nostra comprensione dell’affetto, dei legami di parentela e delle relazioni. Investigando questa nuova modalità dell’esperienza gli artisti della mostra riflettono sulla qualità trasformativa della tecnologia di modellare il nostro mondo emozionale.
Artisti: Korakrit Arunanondchai e Alex Gvojic, Zach Blas, Ian Cheng, Keiken, Eva L’Hoest, Tabita Rezaire e Natasha Tontey.
In occasione della mostra KANAL-Centre Pompidou e la Biennale di Helsinki hanno commissionato l’opera Morphogenic Angels di Keiken. Eva L’Hoest è stata incaricata di creare l’opera What Hath God Wrought?
