M+, il museo asiatico di cultura visiva contemporanea nel Distretto Culturale di West Kowloon a Hong Kong, è orgoglioso di presentare Myths and Monsters: The Art of Fantasy in Asia (Miti e mostri: l’arte del fantasy in Asia), una mostra speciale che esplora il ruolo del fantasy nella cultura visiva asiatica e il suo impatto globale. Si tratta della prima grande mostra antologica che osserva come gli artisti, dal XIX secolo ad oggi, abbiano utilizzato il fantasy per interpretare il mondo nella propria epoca. La mostra sarà aperta al pubblico nella West Gallery al M+ da sabato 17 ottobre 2026 fino a domenica 4 aprile 2027.
Gli artisti asiatici usano da tempo storie, personaggi e universi fantastici per affrontare realtà sociali complesse. Il fantasy si rivela, così, un potente strumento che va oltre la mera evasione dalla realtà, permettendo alle persone di reimmaginare il mondo. Dalle pergamene buddiste tibetane e dai paesaggi onirici del Surrealismo fino ai mondi immaginari degli anime, l’esposizione svela come, nel corso di due secoli, la narrazione fantastica e sovrannaturale si sia evoluta in risposta ai cambiamenti socio-politici. Con oltre 400 opere che spaziano tra arte, architettura, moda, manga, animazione, videogiochi e cultura digitale, la mostra mette in luce le connessioni tra tradizioni e mezzi d’espressione artistica raramente esplorati insieme, eppure sempre più intrecciati tra loro a livello disciplinare e regionale.
Gli spiriti tra noi: il fantasy nel XIX secolo
La prima sezione contestualizza il ruolo storico del fantasy nelle culture dell’Asia orientale come espressione dei desideri collettivi di sicurezza, protezione e prosperità. Sono riuniti ukiyo-e, xilografie, ombre cinesi, thangka buddisti tibetani, rotoli illustrati a mano raffiguranti yokai e oggetti d’uso quotidiano. Sarà inoltre esposta l’opera Fear Catcher (2026) di Oscar Chan Yik Long, un murale a inchiostro site-specific commissionato per l’occasione ispirato a Zhong Kui, il Re dei Fantasmi.
Realtà atipiche: il Surrealismo in Asia
La mostra prosegue esplorando l’evoluzione del Surrealismo in Asia, mettendo a confronto opere di Giorgio de Chirico, Salvador Dalí e René Magritte con quelle di artisti asiatici come Kim Younghwan, Pratuang Emjaroen, Harue Koga, Pang Hiunkin, Okamoto Taro. Provenienti da Cina, Giappone, Corea, Myanmar, Filippine e Thailandia, questi artisti, influenzati dai rispettivi contesti ed esperienze culturali, favoriscono la nascita di linguaggi surrealisti differenti.
Da Godzilla a Ghost in the Shell: quando il fantasy incontra la cultura popolare
Al termine della Seconda Guerra Mondiale (1939–1945), la cultura pop giapponese comincia a stuzzicare l’immaginazione del pubblico internazionale. Tezuka Osamu, noto come il “Dio dei Manga” scrive Astro Boy (1952), in seguito adattato in un anime di successo, mentre Godzilla (1954) diventa in pochissimo tempo un fenomeno del cinema globale. Questa sezione esplora il modo in cui gli scenari fantasy della cultura popolare abbiano affrontato temi come la perdita, i disordini sociali e la speranza in un futuro migliore. Vengono messi in rilievo una vasta gamma di autori e opere originali, come manga, anime, tokusatsu e videogiochi. Alcune sezioni si focalizzano sulla globalizzazione del manga e sulla costruzione di mondi fantastici in anime quali Akira (1988) e Ghost in the Shell (1995).
Nuovi miti: il fantasy asiatico diventa globale
L’ultima sezione proietta i visitatori in un presente di globalizzazione, esaminando le risposte degli artisti contemporanei alla crescente popolarità del fantasy. Attingendo a storie millenarie e a problematiche contemporanee urgenti, gli autori spaziano dalle arti visive al design, dall’architettura alla video-arte e alla cultura digitale, reinventando miti ed esplorando temi quali l’identità fluida, le ansie sull’innovazione tecnologica e il fandom. Tra le opere di maggiore rilievo, figurano quelle di Ayoung Kim, Lawrence Lek, Takashi Murakami, Ho Tzu Nyen, Philippe Parreno, Rirkrit Tiravanija, Windowsen, Fujimori Terunobu e Lu Yang.
