Curata da: Giovanni Carmine e Cory Arcangel.
Con: Cory Arcangel X Pablo Picasso, Bernadette Corporation X Supreme, Gabriele Garavaglia, Barbara Kruger, Jayson Musson, Laura Owens, Sanko GameCorp ©, Laurel Schwulst, Emily Sundblad e altri ancora.
Qual è il posto dell’arte in questo mondo? Cosa ci aspettiamo e come la consumiamo? Queste domande sono al centro della mostra ALL I EAT IN A DAY, curata da Giovanni Carmine e l’artista Cory Arcangel. La mostra del gruppo include opere di Gabriele Garavaglia (nato nel 1981 a Vercelli, Italia), Barbara Kruger (nata nel 1945 a Newark, New Jersey, USA), Jayson Musson (nato nel 1977 nel Bronx, New York) o Emily Sundblad (nata nel 1977 a Dalsjöfors, Svezia).
La cultura del consumo, l’intrattenimento, il marketing e i social media si sono infiltrati sempre di più nell’arte: i marchi della moda lanciano collaborazioni con gli artisti, i prodotti di lusso pretendono di avere lo status di opera d’arte e gli spettacoli di luci immersivi fondono la storia dell’arte classica con del marketing spettacolare. Gli influencer popolano le pagine social di istituzioni artistiche affermate, mentre chi frequenta i musei è sempre alla ricerca di esperienze instagrammabili. Di conseguenza, per rimanere connessi con il live streaming e le tendenze virali, le istituzioni sono obbligate a sviluppare costantemente le loro abitudini mediatiche.
Come influisce tutto ciò sulle definizioni di arte, opere artistiche e artisti? Quali formati mediatici e strategie espositive sono più appropriati? E dove si pone la linea tra arte e la sua mercificazione? Giovanni Carmine, il direttore della Kunst Halle Sankt Gallen, e Cory Arcangel, che ha analizzato i fenomeni di internet e la cultura pop fin dagli anni Duemila, hanno discusso di questi argomenti dagli inizi della loro amicizia, quasi vent’anni fa. Diverse conversazioni sono ora culminate in una mostra di gruppo curata congiuntamente. Il suo titolo, ALL I EAT IN A DAY, fa riferimento al trend di postare video riguardo al proprio consumo (di cibo) quotidiano su YouTube, Instagram o TikTok (l’hashtag #wieiad, What I eat in a day, ha oltre 528.900 voci su TikTok).
La mostra comprende anche opere che giocano con i mezzi sul punto di essere considerati validi per l’arte contemporanea: Cory Arcangel, che ha lanciato la sua carriera artistica con una forma allora sospetta, la net art, occuperà la Kunst Halle con un’installazione video di grandi dimensioni che imita il formato commerciale di mediazione dell’arte delle mostre immersive. Emily Sundblad ci collega in streaming a un’opera d’arte in un centro di raccolta, utilizzando la tecnologia per farci accedere a un contesto istituzionale non pubblico e ai suoi tesori nascosti. Jayson Musson, accompagnato da un pupazzo, narra la sua personale versione della storia dell’arte. Laurel Schwulst ci teletrasporta sul sedile di un aereo con un sito HTML fatto in casa che imita una rete multimediale aerea, mentre Sanko GameCorp © riporta in vita alcune proprietà intellettuali dimenticate da tempo nell’era della crittografia e dei peluche.
Il santo patrono della mostra è Carlo Acutis, proclamato il “santo di internet” dalla Chiesa cattolica. Il ragazzo, morto all’età di 15 anni, sviluppava siti web sui miracoli eucaristici nei primi anni Duemila e la sua canonizzazione è prevista per il 2004. Rappresenta il tentativo di un’istituzione millenaria nel tenere il passo con le pratiche della cultura digitale e i paesaggi mediatici in evoluzione.
Ed è così che, insieme ad altri contributori e manufatti, ALL I EAT IN A DAY ci invita a riflettere in modo critico, ma anche giocoso, le abitudini mediatiche e di consumo.
La mostra ALL I EAT IN A DAY è sposorizzata da Ernst e Olga Gubler-Hablützel Stiftung e dall’ Office for Contemporary Art Norway (OCA). Un ringraziamento speciale va anche alla Lisson Gallery e alla Thaddaeus Ropac Gallery.
