La CCC Strozzina, parte della Fondazione Palazzo Strozzi, si occupa della produzione e presentazione di mostre tematiche, seguendo un approccio interdisciplinare nei confronti delle attuali tendenze della cultura contemporanea, e perseguendo l’obiettivo di istituire un centro d’arte contemporanea vivace ed impegnato nel cuore di Firenze.
Questa mostra, curata da Walter Guadagnini (curatore freelance) e Franziska Nori (direttrice del CCC Strozzina) presenta le opere di dieci artisti internazionali (Kader Attia, Zanny Begg & Oliver Ressler, Adam Broomberg &Oliver Chanarin, Paolo Cirio, Tadashi Kawamata, Sigalit Landau, Richard Mosse, Paulo Nazareth, Jo Ractliffe, The Cool Couple) che esortano i visitatori a riconsiderare le nozioni di territorio, confine e frontiere, la cui precarietà diventa determinante per la definizione dell’identità individuale e collettiva, come è teorizzato dal sociologo Ulrich Beck – il cui contributo è presente all’interno del catalogo della mostra. Fotografie, video e installazioni forniscono lo spunto per riflessioni sull’idea di confine come scoperta o barriera, sull’ibridazione tra cosmopolitismo e territorialità e sulla figura dell’artista stesso come viaggiatore o sperimentatore tra territori fisici e simbolici.
Tadashi Kawamata ha realizzato un’installazione site specific in tre punti: sulla facciata e nel cortile di Palazzo Strozzi, e dentro al CCC Strozzina. Intensificando la sua riflessione sulla contrapposizione tra costruzioni effimere e architettura monumentale, Kawamata risponde all’assetto fortemente rinascimentale del Palazzo, creando un marcato contrasto tra materiali transitori e strutture permanenti dell’architettura storica.
Gli artisti Paulo Nazareth e Sigalit Landau concentrano la loro ricerca sul proprio corpo e la sua relazione con il territorio ed i confini. Landau riflette sul tema delle frontiere fisiche e simboliche e sulla contrapposizione tra la vita e la morte, la conquista e la perdita di identità. L’opera eterogenea di Nazareth rivela un lavoro di riflessione sulla sua figura di artista nomade che gioca con la propria identità multietnica attraverso esibizioni e incontri con persone e luoghi differenti.
La mostra presenta anche Zanny Begg e Oliver Ressler che affrontano un problema di grande attualità per l’Italia, vale a dire quello dei diritti di cittadinanza e dell’identità nazionale, soffermandosi sullo strumento giuridico principale del viaggio e della residenza in un luogo: il passaporto. Kader Attia esplora invece le contraddizioni interne alla nozione di riappropriazione di una cultura e un’identità. Per questa mostra presenta una serie di opere che incoraggiano i visitatori a riflettere sullo spazio esterno e l’identità, i territori fisici e quelli psicologici.
Richard Mosse presenta la sua videoinstallazione a sei canali The Enclave, esposta recentemente nel padiglione irlandese della Biennale di Venezia del 2013. In un’atmosfera suggestiva, Mosse coinvolge i visitatori in un’esperienza emozionale all’esplorazione di paesaggi del Congo dell’est, caratterizzati da una bellezza straordinaria, quasi alienante, e nei quali la guerra civile durata ben vent’anni ha ucciso più di cinque milioni di persone.
Mettendo in mostra le contraddizioni della globalizzazione finanziaria, Paolo Cirio presenta il progetto Loophole for All (“Scorciatoia per tutti”), che mescola hacking digitale ed azione artistica. Giocando sulle “scorciatoie” fiscali riconosciute dalla legislazione delle Isole Cayman, Cirio ha creato una piattaforma online che rende l’evasione fiscale possibile e legale per tutti, e non solo per famosi hedge fund e imprese multinazionali.
Le opere di Adam Broomberg e Oliver Chanarin, The Cool Couple e Jo Ractliffe riflettono sullo stato della fotografia intesa come testimonianza di territori antitetici. I primi due artisti presentano un nuovo sviluppo del loro progetto Chicago, un’installazione video e fotografica di un non-luogo, un territorio sia reale sia irreale. Il duo italiano presenta invece una nuova produzione incentrata sulla regione di confine della Carnia nel Friuli-Venezia Giulia, e su un evento storico noto a pochi e dimenticato da molti: la presenza forzata della comunità cosacca nella regione nel 1944. Nelle serie As Terras do Film do Mundo, Ractliffe, da parte sua, propone un’ispezione poetica dei luoghi che furono teatro della sanguinosa guerra civile in Angola negli anni 70.


