The Power Plant Contemporary Art Gallery - Toronto
24 / 01 / 2015 - 18 / 05 / 2015

A cura di: Gaetane Verna e Mark Sealy

The Unfinished Conversation: Encoding/Decoding è una collettiva di lavori che esaminano le manifestazioni fisiche e gli stati mentali di una serie di dinamiche visive ben specifiche dal Dopoguerra ad oggi.

La premessa curatoriale della mostra ha le sue radici nel lavoro del teorico della cultura Stuart Hall (1932-2014), che ha dedicato la vita allo studio delle interconnessioni esistenti tra cultura, potere, politica e storia.

A partire dal suo raggio “Encoding and Decoding in the Television Discourse”,gli spettatori della mostra sono invitati a pensare a come il “significato” è costruito: come è sistematicamente distorto dalla percezione del pubblico e come può essere al contempo distaccato e asciugato del suo valore originario allo scopo di produrre narrative specifiche e distorte. L’approccio interdisciplinare di Hall affonda le sue radici nella teoria, nella linguistica e nell’antropologia culturale allo scopo di analizzate e articolare una possibile relazione tra storia, cultura e media popolari, aspetti politici della guerra fredda, genere ed etnicità.

Per mezzo di lavori di artisti che aggiungono a queste tematiche elementi come il tempo, la memoria e l’archiviazione allo scopo di innestare nuove letture del passato, la mostra si focalizza sull’idea che il “visivo” sia un processo di assimilazione continua nella costruzione di una precisa identità culturale, politica, personale e nazionale.

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Lo scopo curatoriale è quello di costruire un archivio multiplo fatto di immagini in movimento/statiche e audio, una mappa per immagini, un veicolo visivo in grado di trasportare il pubblico attraverso vari elementi della memoria, immagini e momenti politici, fino a una destinazione non determinata, oscura e non classificabile dove le persone si incontrano nel loro destino inevitabile. La mostra vuole guidare – in altre parole – gli spettatori attraverso un viaggio temporale, allo scopo di fare conoscenza con una serie di immagini che agiscano sia come elementi artistici che come idee in flusso, circolando dentro e fuori quell’archivio fatto di corridoi della nostra ri-costruzione culturale.

Questa mappa per immagini è disegnata attraverso i lavori di Terry Adkins, John Akomfrah, Sven Augustijnen, Steve McQueen, Shelagh Keeley and Zineb Sedira, sei artisti la cui pratica è dedicata prevalentemente al commento di eventi socio-politici, allo scopo di legarli a eventi di un passato non troppo distante per aiutarci nella comprensione del mondo nel quale viviamo.

Stimolando quindi la nostra memoria personale e quella collettiva, questi lavori ci mostrano come la storia possa agitare e creare ansie, sia nella nostra vita personale che nell’ambito politico, soprattutto nel momento in cui comprendiamo che il concetto di identità nazionale non è solo l’essenza dello stato delle cose, ma un vero e proprio processo di “trasformazione” in cui le soggettività di ciascuno sono formate negli interstizi tra l’opposizione binaria noi/loro, bianco/nero, nativo/straniero e quelli in cui le persone emarginate diventano agenti e soggetti di nuovi elementi culturali possibili, immaginati o reali.

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L’elemento che, in conclusione, unisce tutti questi lavori è il coinvolgimento degli artisti con una serie di elementi sociali significativi, sui quali l’umanità si confronta nel profondo desiderio di spingere i limiti formali allo scopo di distruggerli.


http://thepowerplant.org/