Curatore: Dr. Marc Wellmann,
Direttore delle mostre presso il Georg Kolbe Museum
L’esposizione “Romantic Machines” esplora la dimensione emotiva ed estetica dell’arte cinetica contemporanea, analizzandola da nove prospettive diverse ma d’attualità, e fotografandola grazie ad opere che sondano il nostro rapporto fisico e psicologico con la tecnologia.
A questo evento prendono parte numerosi artisti, tra cui il lituano Zilvinas Kempinas e il duo scandinavo Elmgreen & Dragset, danese il primo e norvegese il secondo, ideatori quest’anno dei padiglioni nazionali dei loro rispettivi paesi alla Biennale di Venezia. Ad essi si aggiunge l’astro nascente Michael Sailstorfer, originario di Monaco di Baviera, al quale la scorsa estate lo Schirn Kunsthalle di Francoforte ha dedicato una mostra personale. Il tour espositivo incomincerà con il video “Der Lauf der Dinge” (“Il corso delle cose”) realizzato da Peter Fischli e David Weiss, presentato la prima volta nel 1987 all’esposizione documenta 8, dove calamitò l’attenzione di molti visitatori. L’umorismo ambiguo di questo video, unito alla serietà che riesce a trasmettere, costituisce un punto di riferimento di grande rilievo per numerosi artisti le cui opere saranno presentate alla rassegna.
Allo stesso modo agisce l’ironia quasi al confine col demenziale dei lavori di Robert Barta, un artista che si è trasferito da Monaco di Baviera a Berlino e che è stato invitato all’ esposizione Rohkunstbau, che a breve avrà luogo a Potsdam. Tra gli altri partecipanti è possibile individuare Johanna Smiatek, che impreziosisce l’evento facendo affidamento sulla sua prospettiva, decisamente femminile, riguardo all’arte cinetica, l’esordiente israeliano Ariel Schlesinger e Thomas Baumann, artista tecnologico originario di Vienna che proprio lo scorso anno, con la sua “macchina formaonde”, ha continuato ad inondare il piazzale della fiera dell’arte di Basilea. Da non dimenticare Julius Popp, la cui opera d’arte di stampo scientifico negli ultimi anni ha riscontrato consensi a livello internazionale, decretando il successo dell’artista di Lipsia.
L’aggettivo “romantiche” è sinonimo della tendenza che prevale in questo contesto, orientato verso una dimensione intima ed emotiva, verso la magia, il fascino, il mistero, l’imperscrutabile e l’assurdo. Le opere cinetiche, che appaiono animate, rispecchiano la nostra relazione frammentata con il mondo delle macchine e della tecnologia, diventato ormai la nostra casa. La nostra vita è plasmata sulla dipendenza dalle macchine, i cui meccanismi vengono di solito completamente assorbiti e nascosti dietro ad una realtà umana di facciata. I progetti artistici volti a mettere in moto questo tipo di marchingegni e di attrezzature hanno l’effetto di decostruire questo aspetto e di dotare i dispositivi, qualche volta, di un’inquietante vita propria. Gli artisti che intervengono all’esposizione manifestano questa avversione indipendente con una sottile ironia ed un orientamento introspettivo, mossi dal fascino di ottenere quell’effetto immediato e sorprendente, proprio delle opere di arte cinetica.
“Romantic Machines” è sovvenzionato dall’Hauptstadtkulturfonds (Fondo per i beni culturali, Berlino). Un catalogo della mostra è stato pubblicato dalla casa editrice Wienand di Colonia, con testi di Peter Weibel (ZKM Karlsruhe), Heinz Stahlhut (Berlinische Galerie), Renate Goldmann (Parco delle Sculture, Colonia ) Christian Höller (Springerin, Vienna) and Marc Wellmann (Georg-Kolbe-Museum).

Artisti in mostra:
Robert Barta (*1975 in Prague)
Thomas Baumann (*1967 in Vienna)
Michael Elmgreen (*1961 in Copenhagen) and Ingar Dragset (*1969 in Trondheim)
Peter Fischli (*1952 in Zurich) and David Weiss (*1946 in Zurich)
Zilvinas Kempinas (*1969 in Lithuania)
Julius Popp (*1975 in Nuremberg)
Michael Sailstorfer (*1979 in Munich)
Ariel Schlesinger (*1980 in Israel)
Johanna Smiatek (*1967 in Hanover)
Kunstkammer presso il Georg-Kolbe-Museum, No. 3 – Christina Doll
Per tutta la durata dell’esposizione “Romantic Machines – Kinteic Art of the Present”, il Georg-Kolbe-Museum presenta, all’interno delle sue Kunstkammer, i nuovi lavori di Christina Doll. Negli ultimi anni, la scultrice berlinese classe 1972 ha concentrato la propria attività sulla scultura ritrattistica relativa a tutto il corpo, genere però piuttosto snobbato attualmente. Nel giardino del museo, Christina Doll espone la sua serie di realizzazioni scultoree che comprende anche, tra le altre opere, quattro ritratti di proporzioni monumentali realizzati in calcestruzzo. Escludendo le dimensioni, la caratteristica principale che accomuna queste sculture si individua nella scelta di trattare la corporalità in modo essenziale, senza ornamenti , distaccandosi notevolmente dagli ideali di bellezza convenzionali. Christina Doll impregna le sue creazioni di un senso di dignità, naturale e chiarificatore, che le allontana dal pathos tipico della scultura monumentale tradizionale e dà vita a un contrasto prestabilito con le sculture di Georg Kolbe, in mostra permanente nel giardino del museo.
http://www.georg-kolbe-museum.de/
