Artisti partecipanti: Mauro Ceolin, Adam Chapman, Joan Fontcuberta, Thorsten Knaub, Scott Snibbe e Carlo Zanni
Curatore: Pau Waelder
Il landscape, il paesaggio, non è solo un ambiente naturale o la sua rappresentazione. E’ di per se stesso un costrutto culturale, soggetto ai codici e alle credenze di coloro che lo hanno configurato, sia fisicamente (determinando la sua forma in base alla disposizione dei giardini, delle piantumazioni, dei ponti e delle costruzioni) sia come immagine (scegliendo il punto di vista e gli elementi che saranno inclusi). La rappresentazione del paesaggio, in pittura, in fotografia o negli altri media, non è solo una semplice riproduzione dell’ambiente, ma diviene una visone selettiva, un vero e proprio Weltanschauung sommato in un’unica immagine.
Le pitture di paesaggi portano il concetto della mimesi ai suoi estremi pretendendo di essere una finestra del reale alla quale il visitatore può affacciarsi. Ma anche, come astrazione della realtà, essa incorpora diversi codici dell’ambiente culturale nei quali è stato creato: paesagio può anche significare status sociale, proprietà o identità di un particolare territorio. E’ anche il risultato di un incontro di ambienti culturali e naturali, e in funzione di quanto la relazione tra questi due elementi evolveil paesaggio potrà cambiare. L’umanità ha sempre avuto paura della natura, e ha quindi cercato di comprenderla, etichettarla, addomesticarla e recuperarla con una nostalgia non realistica. Tutte queste trasformazioni sono riflesse nella rappresentazione del paesaggio ch è stata data durante gli ultimi secoli.
Oggi la globalizzazione ci offre un paesaggio ripetitivo in tutto il mondo: l’orizzonte di una vasta città o di una autostrada infinita costellata di insegne che mostrano sempre le stesse pubblicità. Il termine paesaggio acquisisce quindi un nuovo significato. Il cosiddetto “paesaggio urbano” trova il suo senso e la sua forma; il paesaggio naturale si trasforma sia in una finzione che in una denuncia; il paesagio virtuale appare quindi nello schermo del computer per offrirci un nuovo spazio nel quale stare. In tutte le sue forme, il paesaggio è necessario perchè rappresenta il nostro ambiente, inglobato secondo i nostri codici culturali, che ci fornisce un’immagine del nostro posto nel mondo.
Metalandscapes propone quindi una revisione del concettpo di paesaggio dalla prospettiva dell’arte digitale. L’arte digitale incorpora i codici e le tematiche della nostra società contemporanea, che è dominata dal processo tecnologico e dalla ricerca scientifica, e questo può fornire un approccio suggestivo al modello di visione del mondo che è rappresentato appunto da un paesaggio. A causa dei processi che genera e delle forme che crea, i lavori artisti presentati nella mostra sono,più che dei paesaggi, dei meta-paesaggi. Utilizzando il prefisso greco che significa “oltre”, ho progettato questi pezzi come “paesaggi dopo il paesaggio”, in modo da creare un’astrazione che è sia un paesaggio che un’analisi (o critica) del paesaggio.
