Lending Enchantment to Vulgar Materials, è ad oggi la mostra più ampia dell’artista inglese Mark Leckey. Il titolo viene da una lettera di Guillaume Apollinaire, in cui afferma che ciò che lui e il regista Georges Méliès fanno è “prestare incanto ai materiali volgari”; Leckey identifica un impulso simile nel cuore della sua opera. E questo è precisamente ciò su cui si focalizza la mostra, riunendo opere vecchie e nuove, per ciascuno dei medium espressivi utilizzati dall’artista.
Sviluppata su due piani del WIELS così come nell’auditorium, la mostra presenta quasi tutti i video dell’artista, tra cui Fiorucci Made Me Hardcore, il video icona del 1999 che ha lo portato alla fama e che immortala scene di giovani in discoteca, nonchè altri video che sono stati esposti raramente, accanto a opere scultoree dell’ultimo decennio, fornendo così un panorama dell’intera opera di Leckey.
L’orchestrazione dell’illuminazione e dell’atmosfera, insieme alla disposizione degli elementi quasi-totemici nei diversi spazi espositivi, sono parte integrante della concezione dell’artista della sua mostra. In questo modo Leckey celebra gli oggetti da cui è stato persistentemente affascinato nel corso degli anni, come i marchi che li hanno creati: Fiorucci, Samsung, Jeff Koons, Felix the Cat (e, per l’occasione, JCDecaux, Benson & Hedges e amazon.com).
Questi “brand” riconoscibili – anche se si riferiscono a jeans o frigoriferi fabbricati industrialmente, sculture “griffate” o a un personaggio di un cartone animato, vengono trattati nell’opera di Leckey come controfigure per il loro più ampio significato culturale e incarnazioni di quella ineffabile cosa chiamata desiderio. Osservando, consumando, e anche ritrovandosi in quei marchi (è stato il marchio di abbigliamento Fiorucci, dopo tutto, che ha reso Leckey “Hardcore[1]”, come ha annunciato il suo video del 1999), l’artista riconosce l’attrazione che invariabilmente hanno su di noi: le fantasie a cui li associamo, la cupidigia che incitano e i ricordi che potremmo loro attribuire.
Oltre a queste opere che guardano al passato e rivelano quanto profondamente influente sia stato essere Leckey per una generazione di giovani artisti, Lending Enchantment to Vulgar Materials include una nuova grande installazione che occupa l’intero primo piano di WIELS: una mostra all’interno della mostra. Intitolata UniAddDumThs, l’installazione è una copia a grandezza naturale di The Universal Addressability of Dumb Things, una mostra itinerante curata da Leckey per Hayward Touring nel 2013.
Quando gli è stato chiesto di pensare di includere (cioè, rifare) Universal Addressability come parte della grande mosta al WIELS, l’artista ha invece provocatoriamente proposto di costruire una copia fisica, o “manichino”, come ama chiamarlo lui, della mostra stessa.
Il risultato è UniAddDumThs, composto da varie copie stampate in 3D, ritagli di cartone 2D, riproduzioni fotografiche, e altre forme di repliche degli oggetti originali usati per Universal Addressability, restituendo le “vere” opere d’arte in prestito al loro stato precedente come informazioni digitali. Questo progetto, come la più grande opera di Leckey, testimonia il fascino dell’artista verso le cose materiali e immateriali, preziose e “volgari”, e la sua continua ricerca per stabilire come questi interagiscono e persino come creano i nostri desideri, le fantasie, le identità e ricordi.
A cura di Elena Filipovic
Mark Leckey: Lending Enchantment to Vulgar Materials è organizzato da WIELS. È realizzato in collaborazione con il Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina-Madre, Napoli e la Kunsthalle di Basilea. Il Museo Madre ha organizzato un seminario in relazione al progetto (inverno 2014-15) e UniAddDumThsi verrà trasferito alla Kunsthalle di Basilea (5 marzo-31 maggio 2015).
Notizie sull’artista
Mark Leckey è nato nel 1964 a Birkenhead, Inghilterra, e attualmente vive e lavora a Londra. L’artista, vincitore del Turner Prize nel 2008, ha studiato al Politecnico di Newcastle, è un lettore di belle arti a Goldsmiths, Londra, ed è stato docente di studi cinematografici presso la Städelschule di Francoforte sul Meno dal 2005 al 2009.
Pubblicazione
La pubblicazione che accompagna la mostra è Mark Leckey – On Pleasure Bent,, la prima monografia completa sul lavoro dell’artista britannico. Tutti gli script dell’artista fino ad oggi appaiono insieme per la prima volta in questo volume riccamente illustrato, che presenta saggi recentemente commissionati, nonché un’intervista all’artista. Progettato da Sara de Bondt, è co-pubblicato da WIELS; Haus der Kunst, Monaco di Baviera; e Museo Madre, Napoli con Verlag der Buchhandlung Walther König, Colonia.


