Si tratta, forse, della fotografia più iconica nella storia politica dell’America contemporanea. Barack Obama, Hillary Clinton e altri massimi funzionari siedono pensierosi nella Situation Room della Casa Bianca, mentre seguono in diretta il raid nel quale è stato ucciso Osama bin Laden. Ma cosa stanno guardando esattamente? Nell’installazione video May 1, 2011 (2011), l’artista cileno Alfredo Jaar, ormai newyorchese d’adozione, esplora il potere delle immagini, ma anche la loro assenza, nella campagna post 11 settembre contro al Qaeda.
L’opera è costituita da due grandi schermi, accompagnati da due disegni più piccoli a fare da didascalie o testi a muro. Su uno schermo Jaar presenta quella fotografia scattata alla Casa Bianca che è stata diffusa in tutto il mondo subito dopo il raid. L’altro schermo è lasciato bianco, forse a simboleggiare il momento della morte o l’incapacità pubblica di assistere direttamente all’azione o il rumore bianco delle interferenze. Si crea così una sorta di nuova pittura storica, la quale cattura momenti importanti ma allo stesso tempo s’interroga sul valore documentale dei media contemporanei.
A gennaio il Mildred Lane Kemper Art Museum ha presentato May 1, 2011 come parte di In the Aftermath of Trauma: Contemporary Video Installations, una mostra che, esplorando sia l’esperienza sia gli effetti persistenti di eventi tumultuosi, propone le opere di cinque video artisti provenienti da diversi paesi del mondo: Yael Bartana, Phil Collins, Amar Kanwar, Vandy Rattana e Jaar.
Utilizzando un formato semi-documentale, questi artisti combinano elementi reali e di finzione per affrontare alcuni eventi traumatici della storia contemporanea, come l’Olocausto, la Guerra del Vietnam, la riunificazione tedesca, la guerra al terrorismo scoppiata dopo l’11 settembre e i conflitti in corso tra India e Pakistan. Confondendo le aspettative su verità e realtà, fatti e finzione, storia e memoria, da un lato indagano sulla natura del trauma, ma dall’altro cercano di prendere le distanze da esso, mettendo in dubbio fino a sfidarle le nozioni convenzionali di rappresentazione e di chiusura.
Riprendersi (dal) passato
Tra il 1964 e il 1975 l’Air Force statunitense bombardò la Cambogia con 2,7 milioni di tonnellate di esplosivo, un fatto tenuto segreto all’opinione pubblica statunitense per decenni. Oggi il paesaggio cambogiano è coperto di grandi depressioni circolari, tuttora tossiche, che si riempiono a ogni monsone.
L’artista cambogiano Vandy Rattana è nato nel 1980, poco dopo la caduta del partito comunista dei Khmer Rossi. A scuola si trovava a studiare su libri che omettevano la recente violenza subita dalla sua nazione. Invece, i crateri restavano visibili: la rappresentazione fisica di una storia segreta. Per realizzare Bomb Ponds (2009), un’installazione video mono-canale, Vandy ha viaggiato per le zone rurali cambogiane, intervistando i sopravvissuti e documentando silenziosamente i siti della distruzione. A metà tra foto-giornalismo e pratica artistica contemporanea, l’opera cattura la tenace persistenza della memoria e la differenza tra il bilancio ufficiale e la perdita personale.
Il tema della storia dimenticata torna anche nell’opera The Lightning Testimonies (2007) di Amar Kanvar, che mette a confronto la diffusione drammatica della violenza sessuale nel subcontinente indiano e il silenzio che spesso la circonda. Kanwar, che vive a New Delhi, ripercorre il caos scatenato dall’indipendenza dell’India, avvenuta nel 1947, e i suoi effetti culturali, politici e sociali visibili ancora oggi. Circondando lo spettatore con interviste, materiali d’archivio, immagini simboliche, oggetti quotidiani e scene di bellezza naturale, questa installazione video a otto canali indaga su come si contrasta la violenza, ricordata e registrata da individui e comunità. Il risultato è l’efficace riconoscimento della resilienza umana e allo stesso tempo della nostra incapacità di superare completamente il passato.
Nell’opera marxism today (prologue) (2010) l’artista britannico Phil Collins esplora un diverso tipo di dimenticanza culturale. Negli anni successivi alla riunificazione tedesca si sono persi più che alcuni insegnanti di Marxismo-Leninismo della Germania orientale. Privati di filosofia e posizioni, emarginati dalla storia e dalle circostanze, questi uomini e queste donne sono stati costretti a ricominciare un’altra vita, integrandosi nell’Occidente capitalistico con diversi gradi di successo. Combinando interviste e sequenze filmate d’archivio, come eventi sportivi e film di formazione all’insegnamento, Collins traccia il bilancio umano e la vita dell’aldilà di un’ideologia svanita.
Passato e presente, fatti e finzione, trauma e memoria, carnefici e vittime: tutti gli elementi si confrontano in Mary Koszmary (Nightmares) (2007) dell’artista israeliana Yael Bartana. Con l’impiego dello stile visuale dei filmati propagandistici dell’inizio del XX secolo, in particolare Triumph of the Will (1935) di Leni Riefenstahl, Bartana presenta agli spettatori il Movimento per il Rinascimento Ebraico in Polonia, una campagna fittizia ma verosimile a favore del ritorno in patria di oltre tre milioni di ebrei polacchi, un numero corrispondente a quello delle vittime polacche dell’Olocausto. Posta contro il cielo minaccioso nel fatiscente Stadio del Decennale, l’opera Mary Koszmary è un atto provocatorio di immaginazione politica che confonde la linea che separa il reale dal performativo.
In the Aftermath of Trauma: Contemporary Video Installations è curato dalla ricercatrice Sabine Eckmann e dal direttore del Kemper Art Museum William T. Kemper. La mostra sarà aperta dal 31 gennaio al 20 aprile 2014 nella Ebsworth Gallery all’interno del museo.
Catalogo
La mostra è accompagnata da un catalogo interamente illustrato. Corredato da un saggio di Eckmann, con contributi di Rakhee Balaram, Svea Bräunert e Ila N. Sheren, la pubblicazione offre un esame dell’estetica contemporanea del video semi-documentale e una considerazione profonda dell’opera di ciascun artista all’interno del contesto della loro pratica artistica completa. Il volume, pubblicato dal Kemper Art Museum, sarà disponibile attraverso la University of Chicago Press e in loco al negozio del Kemper Art Museum.
Sostenitori della mostra
Il sostegno per In the Aftermath of Trauma: Contemporary Video Installations è offerto da James M. Kemper junior; David Woods Kemper Memorial Foundation; William T. Kemper Foundation; Anabeth e John Weil; Elissa e Paul Cahn; Nancy e Ken Kranzberg; l’agenzia statale Missouri Arts Council; Hortense Lewin Art Fund; Mildred Lane Kemper Art Museum.


