Sempre più frequentemente aumentano questioni riguardo al fatto che la musica elettronica, o genericamente realizzata al computer, non sia considerata arte a tutti gli effetti. Probabilmente le persone che hanno sul proprio telefono qualche applicazione per creare musica, credono che si tratti della cosa più semplice da fare. E a tal proposito, almeno apparentemente, possiamo trovare svariate motivazioni secondo le quali fare musica potrebbe essere ritenuto una passeggiata: alcune di carattere tecnico, altre invece legate al pluralismo, alla coesistenza e alla commistione di diversi generi musicali.
Tecnicamente la scala dei suoni appare come sconfinata e, per di più, per produrne differenti ormai non c’è di certo bisogno dei musicisti. Gli stessi compositori, per spiegare il proprio lavoro, utilizzano un numero sempre più crescente di parole, il che ci induce a tempestare la musica di termini e definizioni. Analizzando la questione dalla dovuta prospettiva, sembra proprio che qualsiasi tentativo di fare arte che sollevi la questione “ma questa è musica?” possa essere inglobato all’interno dell’arte concettuale, allo stesso modo in cui qualsiasi ricerca in campo musicale possa essere denominata musica sperimentale.
A seguito dell’opera di Edgar Varèse e dell’emancipazione del suono sappiamo che: “qualunque novità in musica viene da sempre chiamata rumore.” Anche se avere a che fare con applicazioni per realizzare musica al computer o al telefono non corrisponde necessariamente a occuparsi di qualcosa di musicale, tantomeno di qualcosa di nuovo in tale settore. Oggi più che mai abbiamo a disposizione numerose opportunità per esprimere noi stessi attraverso i suoni, ma non bisogna dimenticarsi che il solo fatto di mettersi in gioco non implica che il risultato finale debba essere per forza il frutto di un’espressione artistica. Pare che il suddetto malcontento sulla musica elettronica scaturisca dall’illusoria autopercezione narcisistica della società moderna.
Dall’introduzione dell’uso dei computer nei processi di composizione e di performance vera e propria, negli ultimi decenni il panorama musicale ha assistito a radicali cambiamenti. Il ricorso ai computer è aumentato in modo esponenziale sia da parte dei compositori sia da parte degli esecutori, poiché le possibilità di suono che possono ricavarne sono illimitate. In qualche modo, tutto questo fa crollare la nostra stereotipata visione romantica del compositore che se ne sta tutto solo in qualche sperduto posto idilliaco in attesa della tanto agognata ispirazione. E in un certo senso suona come raccapricciante dover attribuire tutto il merito a una macchina in grado di generare nuova musica molto più velocemente di un essere umano.
Ma che cos’è peggio? Che si debba ricorrere al computer data la sua capacità di produrre campioni musicali assolutamente coerenti o che tutti i musicisti (compositori ed esecutori), sebbene utilizzino strumenti tradizionali, non si stiano occupando di arte ma piuttosto di mera e semplice composizione/prestazione musicale? Con l’avvento della “musica elettrificata”, le barriere di netta separazione tra il lavoro del musicista, quello del compositore, del tecnico del suono e del costruttore di strumenti hanno iniziato a cedere.
Come reciproca interazione tra uomini e computer, questo nuovo sistema ibrido improntato sulla creazione e sull’esecuzione va oltre il concetto tradizionale di musicista/compositore. I sistemi computazionali di ultima generazione hanno la facoltà di realizzare autonomamente pezzi musicali complessi, una capacità straordinaria che cambia del tutto le modalità d’impiego del computer nella musica, soppiantando completamente il ruolo degli uomini riguardo al processo di creazione musicale. David Cope, compositore e professore all’Università della California a Santa Cruz, durante un periodo di blocco artistico ideò un programma costruendo un motore analitico.
Il suo software si chiama EMI (Experiments in Musical Intelligence): si tratta di un programma in cui ogni nota si trasforma in cinque numeri. Però, la parte inquietante della faccenda sta nel fatto che EMI può includere in un modo o nell’altro anche Beethoven, Scott Joplin, Bach o Mahler. Il software in questione analizza le opere scomponendole in più parti, rintraccia i modelli e crea pezzi nuovi di zecca sulla base delle tracce individuate. E quindi Chopin si può identificare solo in un mucchio di tracce musicali? Sì e no. Va da sé che anche noi possiamo trovare dei modelli e riutilizzarli; il problema è che non siamo capaci di farlo con la stessa velocità di EMI. Di conseguenza la domanda è: i programmi come EMI hanno davvero rivoluzionato la definizione di “musica”?
Il computer e l’obiettivo della musica
Iamus è un programma che si spinge ancora un passo più in là rispetto a EMI, componendo brani musicali originali contemporanei suonati da musicisti. È stato realizzato all’Università di Malaga da Francisco Vito e messo a punto con il pianista e compositore Gustavo Díaz-Jerez. La prima composizione di Iamus Hello world per pianoforte, clarinetto e violino si basa su genomi musicali che vengono successivamente elaborati passando a forme più complesse. Questo tipo di struttura rappresenta l’essenza della musica occidentale, ecco perché possiamo individuare tale logica nelle composizioni. La vera descrizione della musica è data dalla creatività, che si fonda sulla logica e sullo scopo. Iamus deve il proprio nome al figlio di Apollo (Iamo, in italiano), assolutamente in grado di comprendere il linguaggio degli uccelli. Il loro canto non è più percepito da noi come “musica”, però è possibile farne comunque un utilizzo musicale nei brani elettroacustici. “La musica, che dovrebbe vibrare con la vita, ha bisogno di nuovi mezzi d’espressione e la scienza da sola può infonderle un rinnovato vigore,” sostiene Varèse. Il suo sogno comprendeva “strumenti sottostanti al mio volere che, con il contributo da loro apportato in un mondo tutto nuovo di suoni inimmaginabili, si metteranno al servizio dei bisogni del mio ritmo interiore.”
Come già detto in precedenza, dovremmo ricercare lo scopo di quei programmi in grado di generare motivi musicali.
Nel 1871 Darwin, nel libro L’origine dell’uomo e la selezione sessuale, parla dell’origine della musica, individuandone un paradosso: è molto importante per l’uomo ma non ha alcun valore ai fini della sopravvivenza. L’unica soluzione trovata da Darwin era considerare la musica come un modo per affascinare il sesso opposto. Ma ci sono altre possibilità per risolvere questo paradosso? Il biomusicologo Steven Brown crede che la musica può essere un espediente per la sopravvivenza del gruppo. Nelle culture tradizionali, la musica è implicata in tutte le attività di gruppo: la nascita, la morte, il matrimonio, il raccolto. Ma Darwin e anche altri scienziati dell’era moderna consideravano la musica misteriosa ma irrilevante anche per la conoscenza.
Negli studi di Howard Gardner la musica è definita come una delle sette intelligenze, considerandola un sistema sintattico simile al linguaggio. Perché nel cervello dovrebbe esserci uno spazio preciso per la musica? La musica è un dispositivo di sincronizzazione perfetto. Infine, ma non senza importanza, la musica ha una funzione edonistica. Brown afferma: “Direi così: la musica si evolse come un sistema di ricompense rituale, un tipo di sistema neuromodulatorio sociale e di adattamento a livello di gruppo.”
La musica come arte primordiale. L’arte si manifesta dai conflitti naturali dell’umanità come un qualcosa di bello, non sempre gentile e allo stesso tempo spaventosamente sincero e puro.
“L’arte non è, come dicono i metafisici, la manifestazione di qualche misteriosa idea di bellezza o di Dio; non è, come dicono i fisiologi estetici, un gioco in cui l’uomo scarica l’eccesso di energia accumulata; non è l’espressione delle emozioni dell’uomo attraverso segnali esterni; non è la produzione di oggetti piacevoli; e, soprattutto, non è piacere; ma è uno strumento di unione tra gli uomini, unendoli grazie alle stesse sensazioni ed è indispensabile per la vita e per il progresso verso il benessere degli individui e dell’umanità”. (Tolstoj)
Tornando a Iamus, ci si chiede per quale motivo i ricercatori utilizzano il computer per creare una nuova esperienza musicale. Gli uomini non sarebbero in grado? L’uso della tecnologia nell’arte dovrebbe estendere le possibilità, ma non prova che quello che fa una macchina non può farlo anche l’uomo.
Non c’è bisogno di screditare l’uso della tecnologia nell’arte. Altrimenti come si potrebbero creare gli strumenti? La chiave di un computer è davvero così diversa da quella di un pianoforte?
Bartolomeo Christofori creò il primo pianoforte nel 1700. Grazie alla tecnologia il piano si è evoluto e solo poche settimane fa Baremboim ha presentato un nuovo concetto di creazione per questo strumento.
La tecnologia ha sempre fatto parte della musica. La questione riguarda le modalità di utilizzo. Se si pensa all’arte contemporanea come riflesso del mondo, allora anche la musica e i pianisti possono essere messi in discussione.
In un ottimo articolo pubblicato dal Guardian più di dieci anni fa, Martin Kettle parlava del problema dei pianisti noiosi. “C’era un tempo nel quale il pianoforte era il mezzo musicale più accessibile e più potente per molte persone. Il pianoforte stava alla cultura musicale come il motore a combustione interna stava alla mobilità. La rivoluzione del pianoforte cominciò ai tempi di Beethoven e volse al termine con l’arrivo dell’LP. E ora il suo tempo è chiaramente finito.”
Il mondo sta cambiando e con lui anche l’arte, ma la musica del pianoforte sembra seguire un percorso differente. I pianisti ripetono sempre lo stesso repertorio. Sembra che tutto ciò che concerne il pianismo si sia fermato in qualche momento del passato. E per Martin Kettle la situazione è ancora peggiore di quel che sembra.
“Con il passare del tempo il pianoforte è diventato sempre più uno strumento musicale storico e sempre meno uno strumento creativo. Potrebbe essere che le note suonate da un pianista perdano progressivamente il significato del passato, visto che oggi un piano può suonarle meglio di un tempo.”
Cosa c’è di artistico in una performance pianistica con un programma prevedibile, con un comportamento prevedibile sia dell’artista sia del pubblico? Qual è la ragione per la quale mettiamo ancora in dubbio che sia arte anche la musica elettronica?
Imparare a suonare il piano significa sempre meno capire, ascoltare, creare, e sempre più ricordare, ripetere, competere: oggi i computer sono in grado di farlo meglio dell’uomo.
Interpretazione e improvvisazione
Il pianista Roberto Prosseda si esibisce con il robot Teo Tronico, per mostrarci l’importanza dell’interpretazione e della creatività nella musica. Teo Tronico ha cinquantatré dita, può parlare, non ha la minima possibilità di commettere un errore e si è esibito con le più grandi orchestre, ma non può sostituire la creatività musicale di Prosseda nel momento dell’esibizione. Sebbene Prosseda non improvvisi, la sua espressione risiede nella distanza temporale fra le note scritte. Il fantastico pianista che si esibisce in questo interessante repertorio ha studiato al Conservatorio Otorino Respighi di Latina. Allo stesso Conservatorio si stanno formando alcuni studenti che improvvisano con i computer.
Il lavoro dell’e-cor ensemble (Francesco Altilio, Giovanni Tancredi, Mirjana Nardelli, Cristian Maddalena) consiste nella creazione di un paesaggio sonoro dal vivo con suoni elettronici. Li ho incontrati al Romaeuropa Festival Digital Life: Play 2014 dove stavano improvvisando. Nella loro libera improvvisazione si concentrano sul suono, sulla struttura e sulla sintassi musicale. La comunicazione fra loro è ben definita e lo sviluppo logico dell’improvvisazione ne è semplicemente la conseguenza. I suoni che registrano o producono con il computer sono riprodotti su vari strumenti digitali, ma il risultato musicale è sempre imprevedibile: la musica è creata sul momento. È da molto tempo ormai che improvvisano, ma danno sempre vita a qualcosa di nuovo. La bellezza della musica elettronica sta nella possibilità di impostare tutti i parametri del suono e poter cambiare lo strumento semplicemente riprogrammandolo. Le infinite possibilità dei suoni possono spaventare, ma la libertà viene raggiunta stabilendo dei limiti. L’unico limite nell’improvvisazione elettronica è la scelta. Nonostante il computer non abbia limiti nel ripetere lo stesso materiale, la dimensione temporale è una delle dimensioni più importanti della musica. Il materiale musicale utilizzato da e-cor è molto vario. La struttura è spesso molto complessa. Attraverso vari livelli musicali e spostando i suoni nello spazio, riescono a sfruttare le tre dimensioni. I gesti musicali possono essere creati con i suoni più casuali. L’unico problema è la giusta coordinazione.
Da un lato abbiamo Teo Tronico, un robot, che può suonare alla perfezione, ma viene usato solo come un possibile sostituto di un vero pianista. Nel caso di e-cor, la conoscenza della musica e le idee sono ampliate grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia. Lo stesso ha fatto qualsiasi altro compositore o musicista fino a oggi.
Bene, e allora?
La questione della musica è la questione della creatività e dello scopo. Che cos’è la creatività? Secondo un antico punto di vista la vita stessa è in qualche modo una performance artistica. Basti pensare a Marina Abramović e a tutte le sue opere. La creatività sembra essere legata alla domanda: chi sono veramente?
Secondo Schopenhauer essere un artista significa avere la capacità di perdersi nell’esperienza del bello e del sublime.
Nella sua ricerca sulla musica, Scriabin ci suggerisce questa via: “A essere veramente ottimisti, ciascuno deve tollerare le incertezze e sconfiggerle. Non per mia volontà vivo in questo mondo. Bene, e allora? Durante la giovinezza, piena di illusioni di desiderio e speranza, amavo le glorie splendenti. Aspettavo una rivelazione dal Paradiso. Non è arrivata. Bene, e allora? Sono andato alla ricerca della verità eterna e ho interrogato le persone. Purtroppo, non sapevano molto più di quello che sapevo io. Bene, e allora? Sono andato alla ricerca della bellezza eterna e non l’ho trovata. Come fiori che non sbocciano mai, i miei sentimenti erano spenti. La pioggia della notte oscurava la luce del giorno. Ho cercato conforto in una nuova primavera, in nuovi fiori, ma in nessun luogo l’ho trovato. Ho cercato di non cambiare ciò che era, ma di tornare a ciò che era già trascorso, di ricordare ciò che era già stato vissuto.
Nella vita di ciascuno, la primavera non può che arrivare una volta sola. Come le persone si precipitano oltre questi sogni divini, queste irresistibili illusioni! Alla fine trovai conforto nei ricordi. Ma una volta abituato, questi svanivano. Bene, e allora? Chiunque tu sia, che hai riso di me, che mi hai gettato nelle profondità oscure. Chiunque tu fossi, tu che mi hai preso in giro, che mi ha chiuso in prigione, che mi hai incantato fino alla disillusione, data per poi essere rubata di nuovo, che mi hai accarezzato fino al tormento, prendo le distanze da te e non chiedo ricompensa. Sono vivo. Amo la vita. Amo le persone. Le amo tutte perché hanno sofferto attraverso te. Annuncerò a tutti che ho vinto su di te, su me stesso. Dirò che non possono riporre fiducia in te, che non si possono aspettare nulla dalla vita a meno che NON SE LO CREINO LORO STESSI. Ti ringrazio per tutte le paure stimolate dalle tue prove e sofferenze. Mi hai fatto scoprire la mia infinita forza, il mio potere illimitato, il mio essere invincibile. Mi hai donato il potere della creatività. Direi loro che sono forti e potenti, che lamentarsi non serve a nulla, che non c’è un vincitore, che non devono aver timore del dubbio che, da solo, porta alla vera vittoria. Lui è forte! È potente! Chi prova emozioni lo sconfigge e lo domina!”
Creatività musicale nell’era digitale
La creatività è legata al senso della vita. La scelta di fare musica, di cercare modi creativi per esprimere la propria individualità rappresenta la scelta e il bisogno di creare qualcosa. Sotto questo punto di vista, non c’è differenza tra musica elettronica e tradizionale. La differenza principale tra le due è la notazione, nonché la possibilità di produrre strutture veramente complesse senza doverle scrivere.
La notazione tradizionale ci permette di indicare ogni tono, ritmo e metro in vari modi. Oltre a ciò, può anche rappresentare un problema quando un compositore vuole scrivere nuovi approcci tecnici. Se da una parte, però, nella musica tradizionale si hanno alcuni metodi per annotare le dinamiche, dall’altra manca completamente un metodo che permetta di annotare il timbro.
Ci limitiamo soltanto a identificare le note suonate da un particolare strumento con un certo timbro. Ciò ci fa pensare solo a toni e ritmo, ma in maniera meno precisa ad altri parametri: è la caratteristica più evidente della musica occidentale e quella meno marcata nelle culture orientali. Nella musica elettronica è raro trovare partiture, soprattutto perché chi la compone non sente la necessità di dare informazioni ai musicisti: si possono trovare tutti i dettagli sul computer. Mentre i compositori di musica elettronica creano raramente notazioni o la struttura del pezzo in modo abbastanza tradizionale, i compositori tradizionali stanno varcando i confini e cercando nuovi metodi di notazione. La divisione di valori ritmici in due, tre e quattro unità fa parte della notazione tradizionale, che può limitare le idee. Da quel punto di vista, nella musica elettronica le strutture possono essere più libere e anche più complesse.
Per tornare alla domanda di base: i computer hanno modificato la definizione di musica? Hanno fatto sì che la musica prendesse varie direzioni: le idee principali non si basano più su armonia, note, ritmo, ma bisogna distinguere tra la capacità del computer di creare alcuni modelli e il musicista che sta usando quei modelli in modo musicale e creativo.
“Finora il nostro cervello ha vissuto lottando, grazie alla conoscenza, per sopravvivere, ma quando la macchina prenderà il suo posto, che cosa succederà? Ci sono solo due possibilità: o l’uomo si dedicherà completamente al divertimento – calcio, sport, qualsiasi forma di manifestazione, andare al tempio, o tutte queste cose insieme – o si rinchiuderà in se stesso.”
Non è necessario screditare la musica elettronica a causa della tecnologia, esattamente come non possiamo affermare, per ora, che un computer possa essere un buon sostituto di un compositore o di un musicista, poiché pensiamo alla musica come a una forma d’arte, un desiderio umano, e non come a un mero inquinamento acustico.
Bibliografia:
BBC News: Daniel Barenboim designs ‘radical’ new piano. http://www.bbc.com/news/entertainment-arts-32885683
Bouers, Faubion: Scriabin. Dover Publications, 1996
Brown, Steven: Biomusicology, and three biological paradoxes about music: Bulletin of Psychology and the Arts, vol 4 (1)
Collins, Nick; d’Escrivan Julio: Electronic Music. Cambridge University Press, 2007
e-cor ensemble – https://soundcloud.com/e-cor-ensemble
EMI- http://www.radiolab.org/story/91515-musical-dna/
Hamilton, Kenneth: After the golden age: Romantic pianism and Modern Performance. Oxford University Press, 2008
Hello World- https://www.youtube.com/watch?v=bD7l4Kg1Rt8
Howe Hubert S., Jr.: The Musical Significance of Electronic Music: http://www.qc.edu/hhowe/articles/significance.html
Kettle, Martin: Why are today pianists do boring?. The Guardian. http://www.theguardian.com/music/2002/sep/05/classicalmusicandopera.artsfeatures
Krishnamurti, J.: recording, talk 1983 https://www.youtube.com/watch?v=6de8fG5eAA0
Krishnamurti: Krishnamurti: A timeless spring: Krishnamurti at Rajghat, 1999 (p.164)
Teo Tronico – https://www.youtube.com/watch?v=EhxqDDaA3nU
Tolstoy, Leo: What is art?, https://archive.org/details/whatisart00tolsuoft
Varèse, Edgar: The Liberation of sound: Excerpts from lectures by Varèse, compiled and edited with footnotes by Chou Wen-chung, http://music.arts.uci.edu/dobrian/CMC2009/Liberation.pdf









