MANY VENUES - ESSEN
UNTIL 26 SEPTEMBER 2010

Hacking the City è un progetto innovativo che reagisce alle strutture in continuo cambiamento dello spazio pubblico , della mobilità e della comunicazione in città. Il progetto si focalizza principalmente su Essen, European Capital of Culture Ruhr.2010. I partecipanti sono artisti, web designer, professionisti della guerrilla communication, artisti di strada, performer e musicisti.

Tra questi: Boran Burchhardt, Peter Bux, Brad Downey, San Keller, Knowbotic Research, Christin Lahr, M+M, !Mediengruppe Bitnik, Richard Reynolds, Jörg Steinmann, Michelle Teran, Stefanie Trojan, Annette
Wehrmann, V2A.net e Georg Winter
. Altri progetti saranno presentati presso la “Base Station” del museo e sul sito www.hackingthecity.org.

Come si articolano la vita pubblica, la cultura democratica e la resistenza moderna nell’arte? Quali forme vengono usate e quali si possono far rivivere? Quali modelli possono seguire gli artisti e gli attivisti? L’attività di Cultural Hacking è sempre più spesso adottata dagli artisti(nel senso più ampio del termine) che si distanziano dal mercato dell’arte e dalle mostre. Tra i vari tipi di azioni ci sono le strategie Adbusting come pure il Faking(o plagio), l’aggiungere e il togliere(appropriazione indebita), irritazione e separazione, forme di Hacktivism, azioni di flash mob, rievocazioni, performance, sculture in spazi pubblici, indagini celate, azioni nascoste, eventi diretti via internet o via cellulare.

Queste azioni non si limitano più allo spazio urbano(esterno), inteso come luogo di azione e lavoro, ma si estendono anche al World Wide Web (website, video platform, power seller, server ecc.).

L’Urban Hacking si è diffuso sempre più come attività artistica negli anni ’90. I punti di partenza per questa strategia artistica sono stati temi politici, sociali, ma anche quelli puramente creativi. In America, l’Hacktivism è stato inizialmente più visibile che in Europa. Gruppi come Adbusters organizzavano grandi campagne contro le aziende e i conglomerati mediatici americani; mettevano in dubbio le abitudini di consumo dei loro connazionali, o si esibivano in opere teatrali davanti alle telecamere di sorveglianza.

Anche in Europa, si è sviluppata un’attività culturale di strategie sovversive attraverso diverse generazioni e generi artistici. Queste strategie seguono la logica degli hacker: entrare in altri sistemi, trovare l’obiettivo e poi introdurre applicazioni che cambiano o espandono i limiti e le utilità di quel sistema.

Ma chi pratica l’“hacking”, e chi lo subisce? Mentre negli anni ’90 molti attacchi di hacker hanno rivelato la vulnerabilità delle strutture economiche e politiche presenti in rete, oggi cresce il dibattito sulle strategie d’invisibilità e strategie di ritirata come ad esempio i movimenti “turn-off”.

Hacking the City si occupa dunque anche della storia del fallimento, verso lo spazio pubblico e al suo interno. Curatore: Sabine Maria Schmidt. Un’antologia sarà pubblicata da Steidl Verlag, Göttingen (Dicembre 2010).

http//www.hacking-the-city.org/