Epicenter Projects è una nuovissima piattaforma, nata in California nel 2015 ma caratterizzata da una vita nomade. Il progetto è nato per dare l’opportunità a una serie di artisti di vivere un periodo di residenza nel deserto della California e avere l’occasione di realizzare un progetto site-specific e time-based nell’area della Faglia di Sant’Andrea.

Epicenter Projects è reso possibile grazie al lavoro di Cristopher Cichocki, artista multidisciplinare, direttore e curatore del centro. Gli artisti che vengono selezionati di volta in volta, possono vivere un’esperienza unica entrando in contatto con una delle più ampie fratture rocciose del mondo. La Land Art è sicuramente un punto di riferimento del progetti, così come quei temi di ricerca che coinvolgono la percezione e l’idea di spazio, luce e tempo in natura.

Abbiamo voluto intervistare Cristopher per parlare con lui degli sviluppi di Epicenter Projects.

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Silvia Scaravaggi: Perché hai avviato Epicenter Projects? Quali sono gli obiettivi?

Cristopher Cichocki: Sono cresciuto nella Coachella Valley in Sud California. Essendo un artista multidisciplinare, ho trovato nel deserto molta libertà per sperimentare e sviluppare la mia pratica artistica all’interno di un ambiente site-specific. La regione desertica è stata un’estensione vitale del mio studio, consentendo a pittura, fotografia, cultura video e installazione di emergere organicamente insieme al paesaggio.

Ho iniziato Epicenter Projects un anno fa con il desiderio di invitare altri artisti nel deserto per creare opere site-specific lungo la Faglia di San Andrea; una delle fratture più potetenti al mondo, che si sviluppa attraverso tutta la regione. Epicenter Projects è per me un’estensione della Land Art e delle opere del Light & Space, sebbene nell’era del digitale e di internet. L’opera è realizzata nella vastità e nell’isolamento del paesaggio desertico, e i risultati del progetto diventano vere e proprie esposizioni online, connesse globalmente attraverso il sito epicenterprojects.com. In vari modi internet è la piattaforma ideale per visionare questi lavori site-specific data la loro natura effimera.

Silvia Scaravaggi: Perché hai scelto la Faglia di San Andreas come punto di riferimento? Che relazioni si sviluppano con l’ambiente, il tempo e lo spazio?

Cristopher Cichocki: Usare la linea di faglia come uno studio a cielo aperto mi permette di approfondire temi come la temporalità e la permanenza. Gli artisti che ho invitato in residenza hanno dimostrato diverse sensibilità rispetto alla loro relazione con il tempo, con l’intervento e con il luogo oggetto di intervento. Lo scenario della San Andreas fornisce agli artisti una struttura esistenziale da esplorare e alla quale rispondere.

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Silvia Scaravaggi: L’artsta italiano Filippo Minelli, nell’ambito della sua ricerca Silence/Shapes, ha sviluppato il primo progetto per Epicenter, che possiamo vedere su Vimeo https://vimeo.com/115846504. Abbiamo già intervistato Filippo tempo fa: http://www.digicult.it/digimag/issue-070/no-puns-intended-a-conversation-with-filippo-minelli. Come avete lavorato insieme? Che media ha utilizzato?

Cristopher Cichocki: Ho fatto insieme a Filippo un tour di diverse location attorno alla faglia dove potesse avere accesso libero con i suoi fumogeni. Ha gravitato attorno ad alcuni luoghi rispetto ad altri,ma a un certo punto il vento è stato un fattore determinante per la produzione vista la sensibilità delle formazioni di fumo. Soprattutto, è stata la fluidità del processo a consentire a Filippo di realizzare un buon numero di lavori per la serie Silence/Shapes in un ragionevole lasso di tempo.

Silvia Scaravaggi: Come lavori con le residenze e la curatela? Qual è la tua idea di “essere un curatore”?

Cristopher Cichocki: Il mio ruolo come curatore è differente a seconda del progetto che curo. Per Epicenter Projects mi sento curatore degli artisti e dell’ambiente in maniera simbiotica. Ho esplorato senza sosta i dintorni della mia regione, scoprendo molti luoghi fuori dai tracciati solitamente battuti, apparentemente nel mezzo del nulla. Prendo molto seriamente ogni opera di ogni singolo artista, rintracciando le location attorno alla Faglia che credo possano attivare una forte sinergia e mettano in rilievo il contesto. Viaggio in ogni luogo con gli artisti e inizio a documentare la loro attività con foto e video. Questa documentazione diventa una sorta di introduzione insieme a un breve documentario prodotto per ogni artista come parte della loro mostra online su epicenterprojects.com.

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Silvia Scaravaggi: La tua idea di “archivio ibrido” è molto interessante e stimolante. Me ne parli? Che piattaforme usi, quali media?

Cristopher Cichocki: Accanto alle gallerie on-line per ogni artista, il futuro di Epicenter Projects prevede una serie di mostre con video, fotografie, sculture, cimeli, poster, registrazioni audio e elementi interattivi online. Dopo che la prima serie di progetti sarà conclusa, darà corpo a mostre itineranti con il materiale dei progetti artistici, presentando il programma come un’identità ibrida.

Silvia Scaravaggi: Mi puoi raccontare qualcosa della nuova residenza con l’artista Nicolas Shake?

Cristopher Cichocki: Nicolas Shake è arrivato per la residenza alcune settimane fa e ha lavorato su alcune opere incredibili. La mostra online Humdrum Catastrophes presenta i lavori che ha creato durante la residenza: è online ora su epicenterprojects.com

Silvia Scaravaggi: In che modo ha lavorato sul progetto Nicolas?

Cristopher Cichocki: Negli ultimi anni Nicolas ha lavorato su serie fotografiche di materiali trovati in luoghi abbandonati e decaduti. Queste costruzioni scultoree sono realizzate in modo simile ai suoi dipinti, con una varietà di luci che danno forma a questi agglomerati e fotografandone il risultato nella luce notturna. È molto forte il contrasto visivo tra questi lavori illuminati nello spazio aperto del deserto. Le opere sono veramente interventi trasformativi dello spazio.


Silvia Scaravaggi: La line-up inaugurale del 2015 di Epicenter Projects include molti artisti. Come li selezioni per la residenza?

Cristopher Cichocki: Tutti gli artisti scelti hanno una forte sensibilità per il lavoro site-specific o operano con modalità di produzione time-based. Conoscevo già alcuni artisti, altri sono stati invitati dopo aver condotto una ricerca. La line-up inaugurale include anche Olga Koumoundouros, Luis G. Hernandez, John Knuth, Robert Seidel, Melissa Thorne.


http://www.epicenterprojects.com