Nam June Paik Art Center - Gyeonggi-do (Korea)
06 / 11 / 2013 - 09 / 02 / 2014

Il Nam June Paik Center presenta “Electric Earth”, una mostra personale dell’artista Doug Aitken, vincitore del Nam June Paik Center Prize nel 2012.

Doug Aitken è un artista che si lavora con una gran varietà di media artistici in molteplici direzioni. Il suo lavoro spazia dalla fotografia, a media, scultura e invenzioni architettoniche fino a film narrativi, musica, opere video a singolo canale e multicanale, installazioni e  performance. In particolare, una delle principali caratteristiche del suo universo artistico è l’esplorazione dello spazio che si trova al confine tra le differenti discipline artistiche come la letteratura, la musica e il cinema. Inoltre, negli anni passati, Aitken è stato scoperto dal mondo dell’arte internazionale per le sue opere di proiezione all’aperto su larga scala che includono sleepwalkers (2007), SONG1 (2012), ALTERED EARTH (2012), ecc.

Nelle sue opere di moving image, Aitken rappresenta i movimenti incessanti come oggetti che galleggiano per aria o nell’acqua. Tra i suoi argomenti  preferiti si trovano, infatti, i viaggi, l’attraversamento di uno spazio specifico o le passeggiate per la città. Le situazioni inaspettate che avvengono negli spazi diventano un fattore fondamentale che costituisce la narrazione dei suoi film, mentre le persone, così come l’ambiente, agiscono e si muovono costantemente.

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Il suo lavoro con i media è un mezzo per opporre resistenza ai movimenti inarrestabili e talvolta irreversibili del mondo, come se esso fosse destinato a muoversi incessantemente spinto da una forza invisibile. Per questo motivo Aitken nei suoi film e nei suoi video, sceglie la strategia di smontare lo sviluppo lineare della narrazione, per ottenere un nuovo tipo di temporalità in cui più schermi sono connessi non simultaneamente o mostrati in differita o in ritardo.

Aitken è un media installation artist, che pone enfasi sulla ricezione delle immagini visive, così come sulla loro struttura, più di ogni altro artista della sua generazione, portando quindi il cinema nell’arte contemporanea. Di conseguenza, un’installazione di proiezioni video multicanale in uno spazio architettonico complesso è la chiave del suo lavoro. Talvolta, gli spettatori sono portati ad attraversare esperienze spaziali e temporali davvero uniche, che le sale cinematografiche generalmente non offrono, mentre si muovono intorno ad un uno spazio simile ad un labirinto.

Considerato come un prototipo dell’arte di Aitken delle immagini in movimento, Electric Earth è un’opera che dalla sua prima produzione per la Biennale di Venezia del 1999 viene ancora mostrata nei principali musei e gallerie internazionali. Il protagonista del film, l’ultimo essere umano sulla terra, si sincronizza inconsciamente con il battito e i ritmi degli ambienti urbani deserti in cui vaga. Sono luoghi in cui sogni e realtà si intrecciano e nei quali lo scorrere del tempo è riflesso nel paesaggio che accelera. Un terreno vuoto vicino all’aeroporto, un autolavaggio, il parcheggio di un supermercato e una lavanderia a gettoni fanno da sfondo a diverse sequenze. Queste sequenze sono montate come un “collage senza colla”, utilizzando radar dell’aeroporto, illuminazioni che tagliano diagonalmente, telecamere di sicurezza che ruotano e accecanti luci di freni  come articolazioni per il cambio di sequenza.

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In questa installazione composta di otto proiezioni, i video sono trasmessi in quattro diverse stanze: un video nella prima, uno nell’ultima e tre video per ognuna delle due stanze di mezzo. Gli spettatori, immersi negli schermi in queste stanze così strette, provano fisicamente una singolare esperienza spazio-temporale. Seguendo il percorso suggerito nello spazio, il pubblico partecipa involontariamente a una specie di opera di “montaggio” tridimensionale.


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