La Bitforms Gallery presenta la seconda personale dell’artista di Chicago Claudia Hart. When A Rose is Not a Rose, riflessione della Hart sulla famosissima poesia di Gertrude Stein del 1913, presenta le più recenti esplorazioni dell’artista sul suo rifiuto della morte. Il testo sulla parete della mostra, “When this you see remember me” (Quando questo tu vedrai, ricordati di me), che riprende il titolo della biografia di W.G. Roger sulla Stein, funziona così da freddo promemoria di mortalità, una sorta di memento mori.
Usando essenzialmente fotografia e video animato, la Hart dà vita a metafore convincenti del “das unheimlich” (il perturbante) di Freud, sottoforma di statue virtuali e modelli carichi di emozioni umane, come la perdita, il dolore e la paura della morte. Queste opere, umane dal punto di vista fisico, propongono al visitatore oggetti che sono contemporaneamente vivi e morti, perturbanti nel senso che sono realistici, seppur non lo siano davvero. Oltre a lavorare con la figura umana, la recente riflessione della Hart sulla morte del cibo contiene anche, in questo debutto di The Real and The Fake, una nuova serie di fotografie.
“L’impulso di usare la tecnologia come mezzo per controllare la natura è intrinsecamente Modernista,” sostiene la Hart. “Esiste una estraneità incorporata negli strumenti che crea meta-piani. Questi fissano il corpo di un utente in uno spazio virtuale che è oltre il tempo e la morte.” Utilizzando la tecnologia digitale 3-D come mezzo per considerare la nostra cultura una separazione dalla vulnerabilità umana, la Hart gioca con il limite grottesco della zona perturbante.
In Caress, la nostra percezione di una figura femminile nuda viene divisa su tre monitor che mostrano un personaggio a grandezza naturale “incorniciato” all’interno di una scatola o di una bara che lo imprigiona. La figura lotta contro questi limiti. L’immagine è in bianco e nero, scultorea ed è stata ideata in relazione alle sculture tombali e ai portali delle chiese gotiche. Come risultato di questo scenario, la macchina fotografica appare letteralmente per accarezzare la figura. Entrambi, figura e macchina fotografica, sono strette in un abbraccio: sesso tra macchina fotografica e figura. La macchina fotografica virtuale passa da un’inquadratura all’altra del nudo, che si muove lentamente da una posa all’altra. Composto in origine con la donna sdraiata su un divano, come un’odalisca, la Hart ha poi eliminato l’aggiunta del complemento di arredo in modo da accentuare l’intrappolamento inquietante della figura.

La serie The Real and The Fake è composta da fotografie di nature morte che contemplano la morte del cibo. Esse sono la risposta della Hart ai viaggi surreali per i corridoi del supermercato, dove la possibilità di comprare qualcosa che non sia altamente artificiale o tossica è molto limitata. The Real and The Fake sono classiche nature morte di snack industriali dal valore nutrizionale nullo che, però, hanno affascinanti forme platoniche. Le foto di questi cibi veri ma finti sono integrate con mele evidentemente ricreate attraverso la grafica computerizzata. In queste immagini il reale e il finto implodono. Si tratta di rappresentazioni che sono false ma sembrano reali e che sono reali ma sembrano false. In più, il loro stile è ibrido, a metà tra la classica natura morta (le mele di Cezanne!) e l’inquadratura di un prodotto industriale.
Giocando con le nozioni di decadenza digitale e di barocco, altra manifestazione del perturbante, la foto-mortificazione dell’artista porta il corpo in un mondo virtuale dove viene matematicamente “mutilato”. Nella fotografia “Hell” (Inferno), la Hart assoggetta una figura modellata al computer a deformazioni geometriche irregolari e frattali e fissa il corpo all’interno di un contesto di architettura tecnocratica. La struttura iper-modernista del Milwaukee Art Museum, ideata da Calatrava, circonda un corpo che evoca contemporaneamente putrefazione, decadenza e razionale permutazione algoritmica, creando una tensione che rifiuta la vacuità e l’anonimato opprimente della tecno-cultura burocratica.
Sempre in questo mese Claudia Hart presenta Recumulations, una personale in contemporanea presso la Black and White Gallery di Brooklyn. Questa performance di danza digitale, creata in collaborazione con Roberto Sifuentes e Edmund Campion, ripropone la “Primary Accumulation” di Trisha Brown del 1972, il film di danza seminale, nel contesto contemporaneo dei media post-analogici.
