DHC/ART - MONTREAL
19 JANUARY - 13 MAY 2012

Curatore: John Zeppetelli

La fondazione DHC/ART è lieta di presentare “Chronicles of a Disappearance”, una mostra collettiva a tema che riunisce le opere realizzate da cinque artisti di fama internazionale: Philippe Parreno, Taryn Simon, Teresa Margolles, Omer Fast e José Toirac.

La mostra esplora differenti nozioni di scomparsa articolate intorno alla sfera personale, sociale e politica. Tutte le opere mettono in scena e concettualizzano il lutto, l’assenza e la perdita, offrendo storie associative intense che allo stesso tempo svelano il nascosto e l’inaccessibile, o ciò che viene sottratto alla vista.

Girato in 70mm e trasposto digitalmente su uno schermo gigante, June 8, 1968 (2009), il film di sette minuti ossessionante e fastoso di Philippe Parreno, ricostruisce il viaggio in treno dell’8 giugno 1968, da New York a Washington, della bara nella quale riposava la salma del Senatore Robert Kennedy assassinato. Il film si compone letteralmente di una serie di carrellate realizzate dal punto di vista del treno e della salma che trasporta. La proiezione immensa crea un’equivalenza di scala tra il pubblico che guarda la gente in lutto e silenziosa che costeggia la ferrovia, e che a sua volta guarda il pubblico.

Il magistrale inventario fotografico di Taryn Simon, An American Index of the Hidden and Unfamiliar (2007), su quello che si può o non ci è permesso vedere nei campi della scienza, del governo, della sicurezza e della natura, rivela ciò che è alla base del funzionamento e della mitologia in America. Composte formalmente e ben illuminate, le fotografie di oggetti normalmente introvabili o di posti inaccessibili sono accompagnate da testi precisi che le contestualizzano. Ad incrementare l’accesso a questi spazi negati sono anche le imprese della diplomazia. Essenzialmente il lavoro di quest’ultima espone, in maniera coinvolgente e preoccupante (e con grande acuità analitica), ciò che è alla base della società americana.

Il film 5000 Feet is the Best (2011) di Omer Fast è basato sulle interviste a un pilota bellico americano di droni, che descrive gli incidenti nel corso dei quali i miliziani e i civili vengono colpiti da un missile in Pakistan e Afghanistan, causando profonde ferite psicologiche. Il film è una fusione brillante di fatti e finzione e mostra certi aspetti tecnici del lavoro, offrendo allo stesso tempo delle digressioni narrative affascinanti. Usando una struttura quasi circolare, il lavoro ritorna sempre al nucleo centrale delle interviste sia al vero che al finto pilota. In modo allarmante come i video game, il pilota può aver sede a Las Vegas e dirigere i droni letali in mezzo al mondo. Tali sono gli sconvolgimenti della guerra moderna.

L’opera concettuale ad un solo schermo dell’artista cubano José Toirac, Opus (2005), presenta un discorso redatto dal leader controverso Fidel Castro (sempre più discreto dopo il suo ritiro nel 2008) dove tutto, tranne i numeri, è stato tagliato dalla banda sonora. Le dichiarazioni appassionate sui numeri, ricche di slanci retorici, si presentano come una litania senza fine, le cui rappresentazioni visuali di un bianco assoluto appaiono su uno schermo nero. L’artista riduce le divagazioni di Castro ad incomprensibili quantificazioni di profitti, perdite o previsioni, riducendo così la politica a una spirale senza fine e alla confusione.

Plancha (2010) di Teresa Margolle è a prima vista una scultura minimalista apparentemente innocente, ma libera un potente impatto emozionale attraverso l’uso provocatorio di sostanze corporee e l’evocazione di eventi traumatici. L’acqua gocciola dall’alto, battendo sulle calde superfici metalliche ed evaporando istantaneamente. Provenendo da un obitorio della Città del Messico dove l’artista ha lavorato, quest’acqua serve per pulire i cadaveri dopo l’autopsia (possibilmente anche delle vittime di omicidi) mentre le lastre d’acciaio ricordano un tavolo d’operazione. Con l’aiuto di qualche elemento concreto, Margolles riesce a ricostruire brillantemente le trasformazioni del corpo umano dopo la morte, soprattutto il passaggio finale dalla presenza all’assenza.

http://www.dhc-art.org/en/exhibitions/chronicles-of-a-disappearance