Paraphrasing Babel, una mostra a cura di Bert Van de Boom e Annet Dekker, è stata presentata in diversi spazi nelle città di Maastricht e Heerlen (NL). Il programma si concentrava principalmente sulla scelta di video e installazioni sonore che riflettessero sul diverso modo di percepire il linguaggio e la comunicazione.

Come ha dichiarato uno dei curatori, gli artisti hanno ricercato nelle immagini, nei testi e nel suono, tematiche correlate ad una interpretazione socio-politica del linguaggio, le modalità attraverso le quali i media influenzano il pensiero e il comportamento, e in che modo il linguaggio, attraverso una rielaborazione sociale e tecnica, incida sulla comunicazione. Unendo i diversi approcci degli artisti invitati, Paraphrasing Babel ha presentato una selezione di interventi che interpretassero il tema prescelto aggiungendo nuovi significati all’indagine sul linguaggio.

La Viewmaster Foundation, con sede a Maastricht e che dal 2010 realizza interventi di video arte in spazi pubblici, ha organizzato questa mostra, la terza dopo For Real (2010) – www.for-real.eu – e BodyTalks (2011) – www.bodytalks.eu. Tra Maastricht e Heerlen, ventidue artisti hanno presentato le loro opere in edifici commerciali abbandonati, uffici sfitti, abitazioni vuote e piccole istituzioni. Inoltre, grazie all’installazione degli interventi in alcuni spazi non deputati all’arte, lo spettatore è stato messo di fronte ad un nuovo modo di esperire le due città.

A Maastricht, “T Bassin”, il porto recentemente rinnovato, costituiva il luogo centrale in cui sono stati proiettati sei video. The Return, un’installazione sonora di Benny Nemerofsky Ramsay (CA) accoglieva il pubblico. Per questo lavoro, l’artista ha chiesto a cantanti uomini dotati di voce molto acuta, di imitare una sirena. Apparentemente, il suono non è percepito come una voce umana, ma come qualcosa di meccanico. L’artista, genera una sorta di equivoco per il quale lo spettatore è invitato ad ascoltare con maggiore attenzione. Sempre la voce maschile è il tema di Portrait of a Young Man. In quest’opera, Nemerofsky Ramsay ha preso come esempio la voce di Jimmy Somerville per dimostrare come, a volte, una voce capace di arrivare a note molto acute sia  associata all’omosessualità. L’artista presenta tre azioni diverse, con riferimento alla decorazione floreale, all’astronomia e al linguaggio americano dei segni, al fine di creare un ritratto sperimentale del famoso cantante dei Bronski Beat.

L’indagine sulla percezione dei suoni e del linguaggio è il soggetto dei due video di Katarina Zdjelar (SR) Shoum e A Girl, The Sun, and an Airplaine Airplane. Nel primo video, due serbi ascoltano Shout, una famosa canzone dei Tears for Fears. Seppur non capiscano l’inglese, l’azione richiesta dall’artista è la riscrittura del testo della canzone: il risultato di questo processo è una sorta di linguaggio fantastico basato sull’imitazione fonetica che presenta, però, un chiaro riferimento alla realtà. Per il secondo video, ambientato a Tirana, l’artista ha chiesto ad alcune persone di ricordare qualche parola in russo, la lingua ufficiale durante il regime comunista. Gli intervistati hanno pronunciato solamente alcune parole riguardanti il contesto politico, come “camerata” o “classe operaia”, dimostrando così come i ricordi personali siano fortemente legati alla politica e quanto questo influenzi la vita di un individuo.

Speech Bubble è il video presentato da Adam Leech (USA) e mostra una conversazione tra un addetto alle vendite che ha perso il lavoro e la voce di una donna. Il testo del dialogo è tratto da un manuale intitolato How to be a sales associate e il ritmo della conversazione è meccanico, tanto da poter essere interpretato come un dialogo tra due computer.

L’ultimo video installato negli spazi del piccolo porto, Mediations (towards a remake of Soundings) è realizzato da Gary Hill (USA). Hill è uno dei più importanti artisti contemporanei che esamina le relazioni tra parola e immagine elettronica e, in questo lavoro, tramite il riempimento di un amplificatore acustico con della sabbia, intende stabilire un nuovo rapporto con lo spettatore. Attraverso una sorta di “rito processuale”, l’immagine e, in particolar modo, la voce che esce dalla cassa acustica continuano a modificarsi con il persistere dell’azione. Il risultato del gesto evidenzia la natura stessa del suono composto da vibrazioni.

Lexeem di Marijn Moerbeek (NL) è l’opera selezionata tramite un’open call lanciata dai curatori per Paraphrasing Babel. L’installazione sonora riflette sul cambiamento di significato di un’opera, quando questa viene trasformata attraverso la riproduzione impiegando un altro medium. Lexeem consiste in un racconto eseguito da una voce elettronica, che cerca di spiegare una composizione musicale. In questo modo l’ascoltatore è guidato attraverso una possibile interpretazione dell’opera che non avviene, però, tramite strumenti musicali, ma tramite una conversazione.

La mostra procede con un cambio di location, ed improvvisamente lo spettatore si ritrova davanti all’installazione sonora del titolo Get Here di Imogen Stidworthly (UK), perfettamente disposta all’interno del Landbowbelang, un ex spazio industriale. Per quest’opera l’artista ha registrato le voci di diciannove abitanti di Liverpool, di rifugiati somali e giovani attori che ripetevano “Get here” con il tipico accento Scouse. Il lavoro pone l’accento sul rapporto che si genera tra luogo, lingua e identità con l’intento di creare una sensazione di spaesamento. Nonostante la grandezza dello spazio e la sua verosimiglianza a una piazza pubblica, le voci creavano una relazione intima con il pubblico grazie agli echi che venivano prodotti, facendo invece notare la vera natura dello spazio, ovvero chiuso e circoscritto.

L’utilizzo di Internet è il territorio d’indagine per numerose opere presenti in mostra: il collettivo YOUNG-HAE CHANG HEAVY INDUSTRIES (KR/USA) ha proposto due video – The End e Perfect Victoria – dove la lingua, intesa come “accesso” a internet, svolge il ruolo più importante. Attraverso i loro lavori, gli artisti raccontano brevi storie in cui i messaggi socio-politici sono l’aspetto più rilevante.

La struttura del blog rappresenta la maggiore ispirazione per Natalie Bookchin (USA). In My Med alcune persone parlano con un pubblico immaginario spiegando la lista degli psicofarmaci che utilizzano contro la depressione.  Il breve video mostra come le persone spesso parlino apertamente dei loro problemi strettamente personali trasformandoli in un’esperienza pubblica e sociale ed esponendoli impiegando la rete.

Anche Chistopher Baker (USA) ha utilizzato internet per la realizzazione di Hello World. Come il video di Bookchin, Baker ha riflettuto sulla possibilità di coinvolgere un pubblico numeroso utilizzando una piattaforma online come Youtube. I video che compongono l’ampia installazione rappresentano un mosaico di esperienze, storie e suoni che creano una sorta di “cacofonia di confessioni”.

La manipolazione di un messaggio, prodotta da un mezzo di comunicazione, in questo caso la televisione, è fondamentale per Pas de deux, una video-coreografia di eddie d (NL). Rutte e Wilders – due politici olandesi rappresentanti di partiti di destra – sono i protagonisti e i loro movimenti, parole ed espressioni del viso costituiscono una traduzione comica in cui il dibattito sulla nazionalità è trasformato in scena prosaica.

Mieke Gerritzen (NL) ha presentato Beautiful World, in cui mostra come tutto ciò che ci circonda  sia legato ad un interesse economico. Essendo una delle prime graphic designer a interessarsi di media digitali e web, la sua attenzione si concentra sul potere del linguaggio visivo dei mezzi di comunicazione. Utilizzando la ripetizione di famosi loghi che alterna a nozioni filosofiche, Mieke Gerritzen evidenzia la superficialità nel percepire la vita attraverso gli oggetti.

Continuando nel percorso, il soggetto di Candice Breitz diventa la cultura pop, nel lavoro intitolato A-B-B-A. Con la sua installazione multicanale, Breitz presenta in differenti schermi i quattro membri di una cover band degli ABBA, mentre cercano di comunicare con il pubblico. Il risultato è una confluenza confusa di suoni, che ricorda allo spettatore il tipico sound delle canzoni del gruppo. È evidente in quest’opera come l’artista abbia cercato di decostruire l’influenza della cultura pop nella percezione contemporanea.

Annja Krautgasser (AT) ha presentato Prologue un dialogo avvenuto attraverso un testo scritto, privo di suoni o di voci: il video appare come una chat room in cui vengono trascritti dialoghi presi da film di Antonioni e di Godard tradotti in inglese. Di conseguenza, i dialoghi sono del tutto decontestualizzati ma, allo stesso tempo, si aprono alla nascita di nuove storie e interpretazioni.

Infine, l’imitazione dei versi di animali è il punto centrale di Chicken Speaks to Duck, Pig Speaks to Dog di Zhou Tao (CN): alcuni agricoltori cinesi comunicano tra di loro utilizzando un linguaggio non umano, ma preso in prestito dalla natura. L’artista, collocando gli agricoltori su un albero in città, dimostra lo scontro tra tradizioni rurali e metropolitane nel contesto urbano.

Oltre al programma presentato a Maastricht, nella città di Heerlem sono stati esposti video di Vera Frankel (SK/CA), Louis Lawler (USA), Christian Marclay (USA), Jeroen Offerman (NL), Nika Radi (HR), Anna Raimondo (ITA) and Thomson & Craighead (KR/USA).


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