VIRSERUMS KONSTHALL - VIRSERUM (SWEDEN)
UNTIL 5 DECEMBER 2010

Curatore: Torun Ekstrand

Artisti: Bill Viola, Eija-Liisa Ahtila, Maria Duncker, Hanna Ljungh, Igloo. Bruno Martelli e Ruth Gibson, Levi van Veluw, Maria Friberg, Tova Mozard, Maarit Suomi-Väänänen, Bo Christian Larsson, Anita Malmqvist, Ari Saarto

Una mostra incentrata sulla foresta che si trova negli angoli remoti della nostra coscienza; ovvero la foresta dei nostri ricordi e delle nostre fantasie. Trascorriamo sempre meno tempo nella foresta e a volte ci sembra irreale o addirittura spaventosa. Sono molte le persone che preferiscono passare il tempo in mondi virtuali dove si sentono sicuri perché sempre connessi agli altri. Entriamo in contatto con la natura in tv dove però, non ha profumo, consistenza o gusto. Eppure, i boschi e gli alberi sono carichi di forza simbolica e di significati molto forti.


Siamo ancora capaci di ascoltare i racconti e gli incantesimi della foresta in un mondo sempre più distopico? La foresta può funzionare come metafora della vita? Ci si può perdere, fondere, trasformare o sparire nella foresta? Qual è il confine tra il selvaggio e il programmato?
I ricordi, i sogni, le visioni e la realtà si mescolano. Che rapporto esiste tra l’uomo e la natura?


Tales from the Forest è una mostra dalle caratteristiche suggestive e con differenti storie che riguardano la foresta , ma allo stesso tempo sono originate da essa: una foresta surreale, paurosa, casuale, poetica o estranea che si trova dentro e fuori di noi. Quale posto occupi e quale occupo io?

Bill Viola mette in mostra la video installazione “The Reflecting Pool” dalla fine degli anni ’70, i cui protagonisti sono alberi a foglie verdi riflesse in un bacino d’acqua e un uomo. Cercare di diventare un tutt’uno con la foresta circostante, dissolversi e sparire in essa è parte del lavoro. L’installazione può essere considerata una poesia esistenziale, una metafora della vita umana o una composizione che ricomincia. Il momento transitorio tra la tranquillità e il movimento, tra il tempo e la trasformazione, può essere osservato negli specchi. Illusione, riflesso o realtà?

L’installazione interattiva del duo britannico Igloo, “Summerbranch”, ci immerge in un ibrido, a metà tra una foresta reale e una in 3D. Ruth Gibson e Bruno Martelli giocano con la nostra capacità visiva grazie ad un’illusione in cui la visibilità e l’invisibilità ci sconcertano. Con l’aiuto di un videogioco e della tecnologia motion capture, foto in 3D ed effetti speciali ritraggono l’ambiente in una zona di confine tra realtà e virtualità.

Levi van Veluw crea dimensioni nuove nei classici dipinti che raffigurano paesaggi o autoritratti. Utilizzando video e fotografie, l’artista maschera il proprio volto con gusci rigidi realizzati con vari tipi di legno oppure fa crescere alberi che partono dalla sua testa per finire nei suoi lavori: performance, video o foto. Queste opere rappresentano figure di confine tra la foresta e la civiltà?

“Welcome to the jungle” è il titolo della raccolta di fotografie realizzate da Bo Christian Larsson, che include una serie tratta da una performance con stesso nome. Il misterioso protagonista dai capelli lunghi incarna la foresta percepita come rifugio e luogo sicuro, ma anche la foresta che temiamo. La foresta può essere intesa come luogo e come possibilità per la trasformazione? Bo Christian Larsson afferma che facciamo parte della natura ma che siamo anche all’esterno di essa.

Nel video diviso in tre parti “Up and About again”, Maarit Suomi-Vännänen ha diretto una Datsun 100A completamente coperta da neve e “cieca” che guida da sola attraversando diversi tipi di paesaggi estivi. La colonna sonora spazia dalla punk music a quella di un kantele. Dalla distopia alla foresta lussureggiante. Triste e divertente allo stesso tempo. Abbattere gli alberi era una delle attività più diffuse in Svezia e Finlandia fino a cento anni fa. Nelle opere di Suomi-Vännänen, seguiamo la coppia nel loro cottage estivo. I due sono in procinto di abbattere un pino che rovina il paesaggio. Nel lavoro di Maria Duncker il giovane incappucciato crea la sua compagnia con la sua catena vista tra gli alberi abbattuti. Maria Duncker nei suoi cinque video ci invita ad entrare nel mondo degli alberi, ricco di divertimento, surrealismo, allegria, ritmo e poesia. I pini che noi crediamo solo sussurrare e sibilare cominciano a parlare alle auto di passaggio e un piccolo abete canta una canzone d’amore.

Il personaggio principale dell’opera di Hanna Ljungh cammina risoluto fino ad una fragile betulla che sta sola in un luogo con un’ampia veduta su una foresta e una comunità. La ragazza spinge con furia e tenacia la betulla fino a farla cadere. Il video “Retaliation” è una performance filmata ispirata al film di Ingmar Bergman La fontana della vergine , che a sua volta si basa su una ballata medievale che conferisce al video di Ljungh diversi strati di significato.

Nel dittico “Scenographers’ mind” realizzato da Eija-Liisa Ahtila ci troviamo di fronte agli abitanti della foresta ai confini con la civiltà. Siamo attirati dai frammenti di storie, ma veniamo interrotti da Ahtila che sembra volerci rivelare l’illusione di una storia, e dirci “guarda qui, è solo uno scenario”. Ahtila fa emergere ambienti che diventano metafora di uno stato mentale. Gli ambienti sono irreali e trascurati, come nella malinconia e nella perdita.


La tensione tra documentario, finzione e realtà si ritrova anche nelle fotografie di Tova Mozard. Nell’opera “Cliftons” una donna sta vicino ad un murale di una fitta foresta. La donna ne è divorata e sulla strada verso la foresta il suo stato d’animo pervade le foto. L’illusione è lì, ma si perde temporaneamente a causa di un cartello che richiede di passare solo 45 minuti al tavolo del caffè. Lo scenario è pronto, il ciak è dato, e la storia può cominciare.


Gli uomini fragili e scalzi vestiti di bianco nella serie fotografica “alongside us” di Maria Friberg sembrano essere fuori luogo su quelle ampie volte, ma allo stesso tempo sembrano non essere interessati a scendere. Enigmatici, personificano il desiderio di trovare un posto diverso per rifugiarsi o di avere la foresta e gli alberi come habitat. La figura degli alberi scuri e spogli, insieme ad un singolo uomo illustrano l’opposto della natura e della cultura, o si tratta di una specie di fusione di reciprocità e dipendenza che riusciamo a vedere?

Nella serie “Suicide Forest”, Ari Saarto ha fotografato la vasta foresta Aokigahara Jukai in Giappone. Se siete entrati nella foresta non riuscirete più ad uscirne, recita il mito. Ogni anno cinquanta individui si suicidano in questo luogo e le autorità tracciano segni con spaghi rossi per riuscire a ritrovare i loro corpi. Il paesaggio è denso di significato e vi proiettiamo la presenza di esseri umani, ricordi e scomparse. I lavori di Ari Saarto prendono in prestito il tradizionale formato del quadro di un paesaggio, ma trasmettono un messaggio sociale, senza rendere visibile alcun essere umano.

Nel collage digitale e nei video slow-motion realizzati da Anita Malmqvist dopo il più grande disastro naturale accaduto in Svezia in epoca moderna ritroviamo paesaggi distopici. The Redsummerhouse è l’unica cosa che è sopravvissuta alla furia della tempesta Gudrun ed è diventata metafora per la figura umana. L’umano e il selvaggio si intrecciano, un tosaerba rosso è stato abbandonato a metà del lavoro e la stella dell’Avvento appesa alla finestra non brilla più.

http://www.artland.se/utstallningar/tales-from-the-forest-350490