
David Toop 2022-09-01, Photo Alf Solbakken
C’è una particolare tecnologia, che è allo stesso tempo sovrastimata e talvolta sottoutilizzata, ed è l’”elemento umano”. È una tecnologia che ha prodotto – da sé – una cospicua varietà di utensili (e cianfrusaglie…), tra queste una “colonna sonora” per le sue avventure, la musica. La musica è al servizio della comunicazione, della condivisione delle emozioni, poesia, arte, coscienza di sé, celebrazioni, affermazioni di potere, … ed è talvolta travolgente, e diffusa ovunque. Il suo attuale rischio – forse – è l’essere intrigata e impoverita dalla sua industria, anche se in crisi, curiosamente nel periodo della sua massima espansione storica.
Ma ci sono persone che rispettano la musica, ogni tipo di musica, ed il suo ruolo centrale nella cultura, e la musica diviene il centro del suo interesse speculativo. David Toop è uno di loro, ma la sua analisi sta realmente aiutandoci a riconsiderare la “seconda arte”, a espandere i suoi limiti, a cercare in quasi ogni aspetto delle nostre vite sensibili una “recondita armonia”, una risonanza per una sorta di “risveglio sonoro”.
L’attitudine di esploratore è dovuta anche al fatto che la musica sembra essere più “esposta” che “studiata”. L’esploratore di un “Oceano di Suono” (dal titolo di uno dei suoi libri) non è solo di aiuto a comprendere meglio le manifestazioni meno conosciute di musica/suono (i “pesci degli abissi”), ma anche la fitta rete di relazioni e di comunicazione e reazioni attivate dall’impulso del suono.
Come compositore, curatore, inventore di strumenti musicali, giornalista e scrittore, le investigazioni di Toop sulla musica sono omnicomprensive. I suoi partner musicali sono stati musicisti innovativi di origini ed ispirazione eterogenea, la sua produzione musicale incorpora la stessa insaziabile curiosità dimostrata nei suoi scritti, il suo punto di vista trasversale sta arricchendo la nostra vista sull’espressione contemporanea della musica.

David Toop 2022-09-01, Photo Alf Solbakken
Abbiamo incontrato David Toop mentre curava e presentava i “Punkt Seminar”, durante il “Punkt” Festival a Kristiansand – in Norvegia (www.punktfestival.no), uno dei festival musicali più innovativi e creativi, nato come “festival del Live Remix”, dove una atmosfera realmente “familiare” è la base ideale per condividere stimolanti idee musicali, anche attraverso tecniche di “campionamento dal vivo e remix”, e discussioni sulla musica contemporanea e forme d’arte ad essa legate.
Marco Aruga: Il Signor David Toop, esploratore sonoro, suppongo! Hai esplorato la materia “musica” da diversi punti di vista, con una visione a 360°. Come musicista, che tipo di “musiche possibili” ti attraggono in maggior misura oggi? Come critico, c’è qualche “formula” intorno al mondo oggi che ti stimola?
David Toop: Che musica mi attrae ora? Che tipo di musica “possibile”? È interessante… Penso che quello con cui sto lavorando ora, è cercare di trovare la musica dove posso usare tutti i livelli di tecnologia che voglio usare. Così, per esempio, uso il computer per comporre, avvalendomi di diverse applicazioni, ma lavoro anche con materiali molto semplici, usando l’archetto su delle foglie, o su una scatola di cartone, o… Sto anche usando delle tecnologie obsolete, come i registratori a cassetta. Collegata per induzione, con l’accensione di un altoparlante e attaccata a qualsiasi materiale, anche un pezzo di carta, si amplifica il suono della cassetta…
Così tutti questi diversi livelli di tecnologia, se vuoi, rappresentano le possibilità presenti in questo momento. Quando dico questo, intendo dire che posso andare nel mio giardino, prendere delle foglie secche – sono molto secche in questo momento, perché è un periodo di siccità – posso metterle in borsa insieme al mio archetto di violino ed a tutte le altre cose. Poi posso riassemblare tutto questo materiale in un programma come Logic o Ableton Live od altro.
Lavorare in tutti questi diversi livelli mi sembra sia una reazione onesta alla situazione in cui ci troviamo noi ora come esseri umani, dove abbiamo ancora questo livello biologico, abbiamo ancora questa problematica connessione con ciò che chiamiamo “natura”, e poi lavoriamo con queste tecnologie sofisticate: le applicazioni del mio telefono, o cose di questo tipo.
Questo è il mio approccio al momento. Circa l’altra domanda, sui “sistemi” musicali in giro per il mondo, ascolto tipi di musiche molto diverse, ascolto con interesse per esempio la attuale produzione hip hop, e parte di questa sembra molto sorprendente, veramente, molto sperimentale da vari punti di vista.
Ma non ascolto poi tanta musica, perlomeno non tanta quanta ero uso ascoltare, ascolto solamente i suoni che fanno parte del mio mondo, quel tipo di cose…
È complicato per me, è complicato: cambia in continuazione. Credo di ascoltare i diversi stili di produzione, in parte, per interesse professionale, avendo lavorato come produttore, e lavorando come faccio ora con nuove applicazioni musicali per computer: voglio scoprire come funzionano. In qualche modo devono avere relazione con questo mio modo di ascoltare molto “basico”. Che non è molto basico in realtà, è abbastanza sofisticato: ascoltare questi piccoli suoni del mio giardino, per esempio …
Marco Aruga: Perché la musica ci fa felici, o tristi, o… Qual è il potere della musica?
David Toop: La musica ha questa enorme capacità di creare reazioni emozionali, reazioni fisiche, profonde reazioni psicologiche. Penso che abbia a che vedere con la biochimica, o con la neurologia, ma in modi le cui risposte non mi interessano poi tanto. La musica è una costante della storia umana. La si trova in ogni cultura. Questo è un fatto straordinario. Ci sono poche cose umane che possono essere considerate una costante della nostra storia, e che si trovino in ogni cultura. La musica ha un grande significato per noi. Perché? La musica lavora con il tempo. In ogni cosa la comprensione del tempo ha molta importanza per gli esseri umani. La musica ha questa capacità di influenzarci fisiologicamente. La capacità di cambiare l’umore, di trasformare, di portarci in altri mondi. Ha anche la capacità di disciplinarci, ritengo. In altre parole di dare un senso alla vita, di trovare un certo tipo di ordine nell’esistenza.
Ora: perché la musica lo fa? Nessuno ha ancora risposto. Le persone hanno fornito risposte parziali, partendo dagli etnomusicologi e dagli antropologi, dai neuroscienziati agli psicologi, od altri.Tutte queste risposte sono parziali. Non comprendiamo a pieno di cosa si tratti. Ma penso che una delle cose che la musica possiede, è che ci influenza in modo potente, pur essendo invisibile, ed ha un effetto duraturo.
Si può dire che il profumo è invisibile, e ci influenza, ma non ha un vero effetto duraturo, eccetto i casi in cui identifichiamo l’odore di qualcosa di “sbagliato”, per non mangiarlo, anche tre anni più tardi. Ma con la musica noi possiamo ricordare. Qualcuno mi ha detto oggi, poco fa, che la maggior parte delle persone si relaziona con la musica come ad un tipo di “nostalgia”, e penso che sia vero.
La musica ti influenza ad una certa età, forse da giovane, o da adolescente, e probabilmente rimarrà sempre con te. Alcune persone si troveranno “incollate” a quel “luogo”, non si muoveranno mai da lì.
La musica che gli piaceva quando avevano 17 anni è “fissata”, è il solo tipo di musica che rileva. Questo è interessante, perché la musica è veramente “incorporata” nella nostra formazione di esseri umani, in qualche modo, nel nostro sviluppo come persone, “rapiti” dalla musica, che si mescola con noi, in modo tale da non poter essere più separata. Posso ascoltare una nota da un disco, e probabilmente identificare di cosa si tratta. Se ascolto una nota – di qualcosa che mi piaceva quando ero adolescente, come un disco di James Brown o dei Beach Boys -, posso dire di che brano si tratta, e ricordare lo stato d’animo, ricordare l’occasione di ascolto di quel disco, di tanto tempo prima, e di come mi aveva influenzato. Sai, la musica è straordinaria, in quel senso, e la sua invisibilità influenza il fatto che sia un “medium temporaneo”. Il tempo… scompare di continuo, sembra qualcosa che se ne va sempre.
Questo è molto importante per gli esseri umani, perché hanno la coscienza della morte, la coscienza dell’invecchiamento, della perdita. Non dico che tutti gli animali non abbiano quella coscienza, credo ce l’abbiano, ma le persone ne sono consapevoli in modo profondo, ed hanno scritto delle opere teatrali, dei film, dei libri, delle poesie su questo tema. Moltissime attività umane sono dedicate a questo problema, se è un problema che tutti noi moriamo… Penso che in qualche modo la musica sia importante per questo, perché ci ricorda che la vita è transitoria, e che le cose scompaiono. Ed è molto bello, in questo senso, anche. È un’idea molto poetica.

David Toop 2022-09-01, Photo Alf Solbakken
Marco Aruga: In uno dei tuoi libri suggerisci di “ascoltare diversamente”, di aver cura di tutto il suono – ed il silenzio – che ci circonda. D’altra parte, vediamo spesso oggi che ci esprimiamo con un numero limitato di parole, ascoltiamo spesso musica che possiamo chiamare – almeno – stereotipata, spesso anche con una bassa qualità sonora…
Come possiamo espandere la nostra sensibilità, e guadagnare un vocabolario più ampio, una più grande libreria di suoni – e parole – a nostra disposizione?
David Toop: Hai realmente colto quello su cui si lavora, penso. In un linguaggio, quando tu lo riduci a “cinguettio” su Twitter – in un modo in cui c’è qualcosa di molto astuto, lavorare in una piccola cornice, e creare… ci sono scrittori che hanno scritto cose bellissime in poche frasi – ma se tutto quello che fai è ridurre le cose in quel modo, se tu riduci la velocità in bit di una musica, o di un suono, se tutto è solo una riduzione, certamente la percezione delle tue possibilità si riduce anch’essa.
In qualche modo si dovrebbe essere in grado di fare entrambe le cose, si dovrebbe essere in grado di lavorare con questi piccoli “epigrammi”, se si vogliono chiamare così, scrivendo in modo molto riassunto, o facendo musica in modo molto condensato, in modo tale che sia tutto molto compresso, in modo perfetto, come avviene per gli “haiku” giapponesi, dove tutto è costruito in modo magnifico e funziona in quel modo così ristretto.
Ma si dovrebbe essere in grado anche di essere “espansi”. Si dovrebbe essere anche in grado anche di leggere libri di mille pagine. Si dovrebbe essere anche in grado di capire la differenza tra musica di bassa qualità, e di alta qualità. Non sto parlando di tipo di musica, ma sto parlando di questioni tecniche. Dovremmo essere in grado di dire la differenza. È un problema se non si è in grado di dire la differenza. Non penso sia un problema ascoltare solo musica “a buon mercato” con cuffie “a buon mercato”, ma se è la sola cosa che fai, allora non stai realmente comprendendo cosa sta avvenendo nella musica.
Marco Aruga: Stai anche investigando il grande potere della “memoria del suono”, che è un’esperienza che tutti proviamo. La musica è un grande vettore di emozioni, e di memorie in particolare. Puoi dirci qualcosa su questo tema?
David Toop: La memoria è una cosa strana, in musica, perché – come ho detto molte volte – la musica “scompare” di continuo. Anche se tu stai ascoltando una registrazione, il primo minuto della registrazione se n’è andato, stai ascoltando il secondo minuto, che se ne va, poi stai ascoltando il terzo, che se ne va… apprezzare la musica, comprenderla, o qualsiasi suono – dimentichiamoci della musica, ma qualsiasi suono – dipende dal fatto di averne memoria. Diciamo che sei un musicista, e che suoni improvvisazione libera. Le persone descrivono la libera improvvisazione come “essere nel momento”, ma non è solo “essere nel momento”, perché hai la coscienza e la memoria di quanto è accaduto, di come sei giunto a quel punto, di quale sia stata la traiettoria… ma si ha anche un senso del futuro, perché stai cercando di continuare la musica, stai cercando non esattamente di lavorare in direzione di qualcosa, verso un apice, o un gran finale, o un compimento, o qualcosa del genere, ma in definitiva senti di voler continuare il suono del gruppo, perché continui ad essere “produttivo”. In realtà, in termini di tempo, si è come minimo in tre diversi “luoghi” nello stesso momento… in effetti è più complicato di così, sai, ma questa è un’altra storia.
Penso che la memoria sia una cosa straordinaria. La musica è una delle ultime cose a cui ricorrere, quando le persone perdono la memoria e soffrono di demenza. Spesso l’unica cosa che possono ricordare è la musica. Non sono in grado di ricordare il partner, la loro famiglia, non sanno dove sono, ma possono prendere uno strumento, suonarlo e riconoscere una canzone. Tony Bennet, il cantante, penso soffra di demenza, è ancora in grado di fare concerti, e cantare tutte le sue canzoni. Non ricorda le persone con cui è, o ogni altra cosa. È notevole. Ho visto un film dove lo faceva: era intervistato, non sapeva bene dov’era, ma stava cantando le sue canzoni, con tutti i testi. Lo aveva fatto così tante volte, erano “incorporate”. La musica è come “incastonata” nel nostro corpo.
I nostri corpi sono in qualche modo “archivi di musica che camminano”. Ci sono molti livelli, per tutte le cose che abbiamo ascoltato. Ricordiamo le cose che odiamo. Ci sono dei dischi che si odiano assolutamente, e che semplicemente vengono in mente. E si pensa: “Da dove vengono?”. Ho scritto lo scorso anno, sul mio diario, che mi sono alzato la mattina e che improvvisamente mi sono ricordato di questo disco degli anni ’50, questo stupida canzone umoristica che si intitolava “She wears red feathers and a hula hoop skirt”, mi è venuta in mente. Non sentivo quel disco probabilmente dal 1956, non ci avevo mai pensato, nessuno l’aveva citata, si è solo infilata nella mia mente, ed eccola lì. Posso ricordare il disco, non ricordo tutte le parole, ma abbastanza da essere fastidioso.
La musica è degna di nota, in quel senso. È costruita per essere ricordata, e penso ci dirà molte cose dell’evoluzione della cultura umana negli anni a venire. La musica ha un ruolo molto importante da giocare, nella coscienza di sé. Certamente la memoria è essenziale per tenere insieme una comunità, per ricordare le nostre capacità di sopravvivenza, per ricordare chi sono i nostri nemici, tutte queste diverse cose. Come giungere a casa mia…. e forse la musica ha un qualche ruolo nell’evoluzione, in uno dei suoi compiti necessari. Poi deve fornire una struttura al suono, in modo tale che sia riconoscibile. È memorabile in sé stessa. Può averci aiutato ad applicare un metodo ad altri compiti, nel passato.
Ci sono persone che hanno teorizzato queste cose, e sto speculando su di esse. Penso che la musica abbia una funzione molto importante da giocare circa il nostro ruolo, ed un ruolo importante nella memoria.

David Toop 2022-09-01, Photo Alf Solbakken
Marco Aruga: Come immagini il futuro della musica?
David Toop: Non ne ho idea. Non ho idea del futuro della musica, sai. La musica cambia in continuazione.
Per esempio, ho detto che sono interessato alla nuova tecnologia musicale. Ma se ne sei leggermente al di fuori – la usi, ma sei leggermente al di fuori – probabilmente ogni sei mesi senti che c’è qualcosa di nuovo, e di diverso, non dico qualcosa che rivoluzioni la musica, ma il modo in cui la gente “mette insieme” la musica cambia, e cambia anche l’”estetica”, ritengo.
Ma predire queste cose è pazzesco, è come predire qualsiasi altra cosa della vita. Ci sono troppi fattori, troppe variabili, nella vita, per predire qualcosa. Questo è il perché scommettere è rischioso. Penso sia essenziale che le persone non sappiano esattamente quello che sta per accadere.
Le persone dicono “Vorrei vincere alla lotteria”, ma vincere è una possibilità. Potresti voler vincere alla lotteria, potresti desiderare altri tipi di fortuna, ma potrebbe accaderti una sfortuna. Noi affrontiamo la nostra vita, per come noi ce ne occupiamo. Non sappiamo cosa sta per accadere. Può significare che possiamo avere vite molto creative, cercando nuove cose, facendo nuove scoperte, mantenendosi “vivi”, contro questa inevitabilità della morte.
