Le scarpe con auto-lacci di Ritorno al Futuro non sono più fantascienza. Molti ricercatori nel campo dell’elettronica tessile e delle nuove tecnologie stanno studiando e producendo dispositivi tecnologici portatili al fine di introdurli nel nostro abbigliamento quotidiano.
I CuteCircuit sono pionieri nel campo della tecnologia indossabile e dal 2004 crea generi innovativi di abiti interattivi che combinano le ultime tecnologie con la moda. Il nome del marchio sottolinea la perfetta combinazione dei suoi elementi innovativi: circuiti che creano pattern quasi magici, dispositivi interattivi che reagiscono al movimento e modificano gli indumenti… e molto altro ancora.
Il quartier generale di CuteCircuit è a Shoreditch, cuore artistico di Londra, laddove il Direttore Creativo Francesca Rosella e il CEO Ryan Genz sono i due responsabili dietro alle fantastiche creazioni di CuteCircuit. La label ha lanciato tra l’altro la sua linea Prêt-á-Porter nel 2010, divenendo il primo marchio di moda pronta da indossare basato sull’uso delle tecnologie. Questo è inoltre il link al loro negosio, dove potete dare un’occhiata alle loro collezioni: http://shop.cutecircuit.com/
Ho avuto l’opportunità di intervistare proprio Francesca Rosella. Nel corso della nostra chiacchierata, ad un certo punto ha affermato: “la moda rende le persone felici e la tecnologia dovrebbe rendere la vita più semplice”. Naturalmente, la visione complessiva di CuteCircuit è molto più ampia, e questo è ciò di cui abbiamo parlato…
Lucia Longhi: Iniziamo da una domanda semplice: quando hai cominciato a interessarti alla tecnologia indossabile e che cosa ha portato alla nascita di questo progetto? Nel tuo primo approccio alla realizzazione dell’idea, l’obiettivo della tecnologia indossabile rispondeva a una necessità o a una mera sfida creativa?
Francesca Rosella: Ero davvero convinta che un giorno questi tipi di mode interattive sarebbero diventate la nuova normalità. Quando ero designer presso una casa di alta moda, nel 1998, proposi di realizzare un abito da sera ricamato con filo elettroluminescente che si sarebbe illuminato secondo i movimenti dell’indossatrice. Allora nessuno volle sperimentare con qualcosa di nuovo, ma io continuavo a sognare che un giorno la moda e la tecnologia sarebbe andate insieme. Alla fine rinunciai al mio posto e ricevetti una borsa di studio per frequentare l’Interaction Design Institute di Ivrea (IDII), dove menti di tutto il mondo sono riunite per esplorare le potenzialità della tecnologia nel cambiare la vita delle persone. Là incontrai Ryan Genz, che veniva da una formazione nel campo del design e dell’antropologia e credeva che l’interazione non dovesse limitarsi allo schermo, ma che dovesse coinvolgere il mondo reale attraverso interfacce fisiche. Abbiamo fondato CuteCircuit nel 2004. Non si sarebbe potuto chiamare CuteCircuit se i circuiti meravigliosamente leggeri e flessibili dell’elettronica tessile incorporati nei nostri abiti non fossero carini davvero.
Lucia Longhi: L’interazione è la caratteristica più affascinante e curiosa della tecnologia indossabile. Il corpo umano è centrale in questo progetto: è un’interfaccia esso stesso per mostrare i tracciati digitali e, allo stesso tempo, manda gli impulsi che creano quelle decorazioni cangianti. Potresti spiegare che tipo di sistema d’interazione esiste tra il corpo umano e gli abiti che indossa?
Francesca Rosella: L’abbigliamento ha sempre svolto la funzione simbolica di comunicare qualcosa su chi lo indossa. Ma, mentre ogni aspetto delle nostre vite, come i trasporti e il divertimento, è stato cambiato dalla tecnologia, l’abbigliamento è rimasto bloccato al Medio Evo. A CuteCircuit crediamo che la tecnologia possa amplificare tutto quello che facciamo e ci permetta di ampliare i confini della comunicazione. Avremo vestiti che diventeranno la nostra seconda pelle e ci connetteranno a persone e luoghi.
Lucia Longhi: Quando parliamo di innovazioni moderne, l’attenzione è spesso puntata sulla relazione tra essere umano e tecnologia. Mi piace la tua definizione di “interazione umano-umano”: supera la concezione che si concentra sull’elemento tecnologico e sposta l’attenzione maggiormente sull’aspetto umano, che sottolinea il potenziale di sviluppo delle relazioni interpersonali attraverso questo genere di abiti, come mostra il capo Hug Shirt. Così, l’abbigliamento che create non è fantascienza, ma una prospettiva attuale e familiare. Quanto siamo lontani dall’indossare abiti interattivi nella nostra vita quotidiana?
Francesca Rosella: Vediamo abiti come Hug Shirt o Mirror Handbag diventino schermi per il nostro stato mentale, uno strumento magico per condividere emozioni con i nostri amici vicini e lontani. Questo accade perché abbiamo integrato elementi dei social media nella funzionalità applicativa dell’abito per amplificare veramente le nostre connessioni umane, creando una tecnologia che ci porti a essere più vicini piuttosto che ad allontanarci. Qualche volta, quando le persone pensano alla tecnologia, immaginano amici seduti allo stesso tavolo ma persi ognuno nel proprio spazio digitale. Noi cerchiamo di rimuovere il livello di disconnessione mente/spazio spostando l’attenzione su ciascun essere umano nel momento presente. La tecnologia indossabile integrata in un abito è sicuramente il futuro della moda; alcuni potranno pensare che non sia così, ma questi potrebbe essere gli stessi che, alla comparsa delle lavatrici, dicevano alle donne di continuare a lavare i vestiti a mano!
Lucia Longhi: Potresti evidenziare un progetto particolarmente significativo per le premesse di CuteCircuit?
Francesca Rosella: Il nostro capo preferito è iMiniSkirt della collezione Autunno-Inverno 2014/15, la prima collezione di moda completamente interattiva presentata per le sfilate della settimana della moda di New York. Gli accessori e gli abiti con tecnologia Bluetooth a basso-consumo permettevano alle modelle di controllare come i loro abiti sarebbero apparsi in tempo reale attraverso la App dedicata Q di CuteCircuit.
Attraverso la App Q per smartphone l’indossatrice può cambiare il colore della iMiniSkirt in qualsiasi momento. Questo è possibile perché i capi sono fatti di uno speciale materiale, il “Magic Fabric” sviluppato da CuteCircuit e coperto di migliaia di micro-LED. È perfettamente liscio e confortevole, ma è anche magico perché può cambiare colore, mostrare video, connettersi ai social media per mostrare Tweet in tempo reale. Siamo molto entusiasti anche per il lancio della New Hug Shirt: è il primo dispositivo con tecnologia touch che abbiamo inventato nel 2002 (è stato premiato come una delle migliori invenzioni dell’anno nel 2006).
Allora, iPhone e Android non esistevano, così era un capo d’abbigliamento pionieristico. La Hug Shirt è integrata con speciali sensori tessili che catturano gli abbracci quando una persona tocca le camicie e ricrea lo stesso effetto nelle camicie di amici lontani. Immagina di sentire l’abbraccio di qualcuno a distanza. È un nuovo modo di comunicare.
Lucia Longhi: Per le innovazioni altamente tecnologiche e il valore estetico rappresentato dalla tua arte, attualmente il tuo lavoro appartiene a un’esclusiva selezione di clienti. Oltre la scena della moda, quanti dei tuoi prodotti sono disponibili? Avete in programma di includere nuove fasce di clienti? È un tuo obiettivo, o t’interessa ancora restare nel campo dell’alta moda?
Francesca Rosella: CuteCircuit mantiene più di una linea. Disegniamo alta moda per eventi esclusivi. Poi, le innovazioni più eccitanti e le idee divertenti che vengono da questi modelli straordinari diventano il punto di partenza per la linea prêt-à-porter. Ci piace vedere persone che indossano CuteCircuit ogni giorno così come nelle occasioni speciali.
Lucia Longhi: Creare un vestito digitale sembra un processo complesso, considerando le limitazioni e le sfide incontrate nel lavorare con il tessile e i dispositivi portatili. Potresti spiegare il processo creativo di un abito CuteCircuit?
Francesca Rosella: Integrare moda e tecnologia non è facile. Risolvere tutti i collegamenti tra elettronica tessile e microelettronica è sempre una sfida avvincente, ci spinge a migliorare in quello che facciamo, e a creare la prossima innovazione piuttosto che aspettare che arrivi da sola. Quando abbiamo cominciato, molti materiali che usiamo oggi non esistevano, abbiamo dovuto inventarli. Oltre alla grande frustrazione di non essere in grado di trovare nulla di lontanamente alla moda per creare un abito come lo avremmo voluto, dovevamo convincere le manifatture che creare uno speciale componente solo per noi fosse un buon investimento per il futuro. Inoltre, trovi sempre qualcuno che immagina che facciamo abiti con dentro un’enorme batteria della macchina e spessi cavi elettrici! Non ci sono cavi e le batterie sono minuscole. La moda rende le persone felici e la tecnologia dovrebbe rendere la vita più facile, così la combinazione tra le due è fantastica.
Lucia Longhi: Quali sono le differenze in termini di costi e produzione tra tecnologia indossabile e altri abiti, e qual è il ruolo della tecnologia indossabile nel mercato e nel campo della moda? E ha un ruolo notevole anche nel mondo dell’arte?
Francesca Rosella: Gli abiti con micro-tecnologie integrate sono più costosi di quelli che non le hanno. È come realizzare un qualsiasi altro abito: se l’abito è fatto di cotone, sarà meno costoso di uno fatto di seta. Più fasi produttive aggiungi al processo di ogni abito, più il costo sale. Ancora, c’è la necessità di avere dispositivi o disconnettersi dai nostri dispositivi che può essere soddisfatta in modo esteticamente più gradevole e più intuitivo indossando un abito con speciali funzioni. Gli abiti più complessi possono essere visti anche come installazioni d’arte che sono indossate, e poi i loro componenti possono essere portati nella quotidianità attraverso la linea ready-to-wear.
Lucia Longhi: CuteCircuit è iniziata come una fiaba che è diventata realtà. Chiudiamo l’intervista con un augurio: quale futuro immaginario sarebbe il tuo futuro ideale?
Francesca Rosella: Come disse una volta Alan Kay: “Il miglior modo di prevedere il futuro è inventarselo”. A CuteCircuit la nostra visione del futuro è che tutti i dispositivi che abbiamo bisogno di portare con noi oggi, come macchine fotografiche, telefoni, registratori ecc. scompariranno in favore delle micro-tecnologie integrate nei materiali dei nostri abiti che saranno in grado di avere alcune delle stesse funzioni ma con l’aggiunta di un’interfaccia intuitivamente ed emozionalmente coinvolgente. Così, finché il mondo intero non deciderà improvvisamente di andare in giro nudo, l’ultima frontiera saranno il corpo e i nostri vestiti che diventeranno una seconda pelle, una vera interfaccia per le persone e i luoghi intorno a noi.



