Westfälischer Kunstverein – Münster, Germany
26 / 03 / 2022 – 06 / 06 / 2022

I video, le performance, le installazioni e le fotografie di Sara Sadik (classe 1994, nata a Bordeaux e ora vive e lavora a Marsiglia, in Francia) toccano vari generi e media tra cui manga, videogiochi, docufiction e filmati in computer grafica. Nel corso di queste opere l’artista, con radici marocco-algerine, esplora le manifestazioni di quello che lei definisce “Beurcore”: una sottocultura giovanile che è emersa fra le classi operaie coinvolte nella diaspora nordafricana. “Beurcore” definisce sia un’identità ibrida che un movimento collettivo costituito da elementi quali la musica, ad esempio rap e hip-hop, il linguaggio, la moda, una specifica simbologia e social media. Con questi specifici indicatori di appartenenza, l’artista riesce a fornire un’analisi acuta ma al contempo empatica delle pressioni sociali e del fardello delle aspettative sulle spalle dei giovani adulti in una società post-migrante. Infine, Sadik si preoccupa per la valorizzazione di certe classi sociali che mediante i loro codici e musica ispirano una società di maggioranza bianca, eppure godono generalmente di ben poco prestigio.

Un’installazione a due canali costituisce il centro della mostra Ultimate Vatos: Force & Honneur di Sara Sadik, concepita appositamente per Westfälischer Kunstverein. Gli schermi LED, posti “schiena contro schiena”, sono circondati da due tubi in PVC dalla forma semicircolare oblunga sui quali potersi sedere. La configurazione della mostra va quindi a ricordare un’antica arena, oppure l’architettura di uno stadio moderno. L’elemento fulcro è la parete a LED, che mostra un programma il cui protagonista è un giovane uomo, un “Vatos” (un termine colloquiale per riferirsi a un uomo latino-americano, simile al nostro “tizio” o all’inglese “dude”). Questi partecipa al programma militare Ultimate Vatos: Force & Honneur, mirato ad allenare mente e corpo, e Vatos qui incarna il perfetto guerriero. L’intento del programma è dare ai giovani adulti la possibilità di diventare “l’uomo perfetto”, con l’aiuto di uno “zehef” (una parola araba usata anche in francese che significa “arrabbiato”). Come nel suo precedente film Khobtogone (2021), il focus di Sadik rimane sul condizionamento dell’identità attraverso la lente deformante della virilità.

Da collocarsi a metà strada tra The Hunger Games – una saga cinematografica basata su romanzi – e una sorta di corso di sopravvivenza immaginario sottoforma di reality TV, il video segue il protagonista mentre completa diversi compiti. Da un lato, lui è da solo, confinato all’interno, isolato dagli altri candidati e sotto osservazione, mentre dall’altro, all’esterno, deve andare alla ricerca di una bandiera in un’area inospitale, il tutto da sé e senza alcun supporto. Il video è stato realizzato grazie all’utilizzo di diverse tecniche di registrazione d’immagine, come ad esempio inquadrature in soggettiva, con prospettiva dall’alto verso il basso e con una fotocamera panoramica con visione a 360° offrendo così diverse angolazioni. Con il progredire delle sequenze, l’atmosfera cambia passando da un videogame, come GTA, e video sui social network, come TikTok, a un sistema di stretta sorveglianza. Quest’ultima prospettiva nello specifico raffigura in modo palpabile la pressione a cui è sottoposto il candidato. Utilizzando la voce fuori campo, lo si sente parlare dei suoi sentimenti, della solitudine, dello stress e delle ansie. Questo metodo permette un cambio di prospettiva e, attraverso il suo racconto personale, offre la possibilità di identificarsi con il candidato. In questo modo, Sadik confida un momento intimo condiviso con il protagonista che lo mostra in tutta la sua umanità. Le caratteristiche ritenute maschili, come il successo, la tenacia e la forza, che l’organizzazione Ultimate Vatos punta a rinforzare, vengono all’improvviso messe sullo stesso livello – in modo tale da essere quasi un contrasto doloroso – della vulnerabilità, dell’insicurezza e della malinconia. 

Se all’inizio del video il protagonista esprime il desiderio di ricominciare da zero, alla fine la vera vittoria risiede nel riconoscere la propria identità invece di diventare “l’essere umano perfetto”. Oltre ai cliché e agli stereotipi su cui l’artista gioca, l’amore per se stessi e per una persona cara si dimostrano una risorsa di energia e una forma di resistenza che permettono di superare l’oppressione e l’esclusione sociale. 

Curato da Oriane Durand e Kristina Scepanski


https://www.westfaelischer-kunstverein.de/en/exhibitions/current/sara-sadik/