La quasi riclassificazione dell’architettura come laurea non professionale negli Stati Uniti, dopo l’approvazione della Legge pubblica 119-21 (anche nominata the Big Beautiful Bill) ha generto, per alcuni, ansie sul futuro della professione, e per altri, un’opportunità per immaginare di nuovo l’architettura come un campo di pratica collaborativo più coinvolto pubblicamente, socialmente inserito. Ma, all’interno di queste domande sull’architettura dopo la deprofessionalizzazione (che sta accadendo anche in altre parti del mondo, incluse ma non limitate al Regno Unito, alla Francia, alla Germania, alla Svezia e all’Australia), l’”architettura diversa” persiste, facendo prove su futuri alternativi diventando tentativi per rimediare al nostro presente con insufficienza del carbone, coloniale, e capitalista, sistemi che per molto tempo sono stati rafforzati dai rigidi confini della professionalizzazione. Storicamente, il campo formale limitava i potenziali dell’architettura, in parte, attraverso il suo collegamento con le economie estrattive degli immobili, severa responsabilità legale che disincentiva la temporalità o la circolarità per dare priorità alla permanenza, e costruire codici che marginalizzano l’uso di materiali organici e metodi di produzione deindustrializzati.
Quest’anno, architectures After sta provando a delucidare due concetti, come è dimostrato nel titolo. La lettera minuscola “a” per “architectures” articola le già esistenti pratiche spaziali plurali che superano i limiti disciplinari della “A” maiuscola di Architettura. La “A” maiuscola per “After” tenta di nominare il presente come una condizione di “Afterness,” o uno stato di conseguenze della modernità estrattiva che già viviamo, che architetture alternative/diverse, concepite come pratiche distribuite e modi diversi di produzione spaziale, coesistono già e/o insieme a esso. Qui, “after” è meno un marcatore temporale di un futuro orizzonte, ma un orientamento etico o metodologico radicato negli immaginari oltre alle norme disciplinari ereditate dell’Architettura, fondate su infrastrutture estrattive, storie, ed economie politiche. Il programma degli eventi di quest’anno non è strutturato attorno ad un “dopo” anticipato. Attraverso dieci sotto temi interconnessi e legati tra loro, cerca di identificare architetture critiche che stanno già provando futuri alternativi verso giustizia, riparazione, e futuri liberatori, nel tentativo di rendere futuri spaziali espansivi tangibili oltre le presupposizioni che hanno governato a lungo la disciplina.
I sotto-temi (riassunti) includono:
After Carbon /After Comfort: Se la comodità del corpo e collettiva è un costrutto, le architetture come possono diventare possibili quando la comodità stessa è reimmaginata?
After Erasure / After Demolition: Come appare un’etica dell’intervento quando la demolizione non è assunta come una risposta di default dell’architettura per necessità di cambiamento.
After Borders / After Territories: Cosa succede quando i siti vengono pensati come geografie contestate prodotte attraverso cartografie coloniali, territorialità, confini di proprietà, migrazione, amministrazione, logistiche, ecologia, memoria, e indigeneità, aprendo la pratica dell’architettura a modalità fondamentalmente diverse di costruzione e d’immaginare le condizioni del “luogo”.
After Ownership /After Property: Quale architettura emerge quando amministrazione, reciprocità, e responsabilità collettiva sostituiscono la proprietà e la possessione come la nostra primaria o esclusiva relazione alla terra?
Afterlives: Questo considera l’architettura non solo come mezzo attraverso il quale le vite future della schiavitù, delle regole coloniali e dell’incarcerazione persistono, ma anche come una pratica capace di riparazione e ricostruzione.
After Authorship: Quali forme di operato architetturale diventano possibili quando la paternità è intesa come collettivo, e non esclusivamente individuale attraverso la figura della star degli architetti, forme spettacolari e lealtà del mercato?
After the Anthropocene: Quali forme di pratica emergono quando gli umani sono pensati come un solo attore all’interno di una rete più ampia di esseri viventi?
After Digitalism: La rivoluzione digitale ha trasformato i mezzi e metodi di rappresentazione dell’architettura verso una soglia sempre più accelerata: “iper-digitalità.” Questo concetto è come la computazione, appare come quasi una condizione inevitabile di pratica che nasconde vaste infrastrutture, economie estrattive, fatiche invisibili, e sistemi di sorveglianza che li supportano. Inoltre, questo tema chiede quali forme di pratica architetturale diventano possibile una volta che il digitale viene inteso come condizioni politiche, materiali, e ambientali che non sono neutre.
After Bigness: Il collasso di The Line di NEOM potrebbe indicare dei limiti capitalistici attorno all’urbanità manifatturiera dal niente. Qui esploreremo per cosa discutono Robin Evans e Michael Meredith al suo posto; una Smaller Architecture: una dei quali è più locale, radicalmente inclusiva, anarchica, concentrata, attenta, e deliberata.
After Speed /After Time: Quale architettura emerge quando la velocità (e le conseguenti associazioni) non viene trattata come base della professione, valore non richiesto e inevitabile, e quando una miriade di temporalità formano le basi della pratica?
Tutti i punti essenziali dei sotto temi, come anche gli aggiornamenti delle informazioni dell’evento, possono essere trovati sul nostro sito.
I programmi pubblici di Architettura di Carnegie Mellon sono organizzati da Tuliza Sindi, curatrice per i programmi pubblici e direttrice delle pubblicazioni, con la consultazione di una commissione. Il comitato include: Sarosh Anklesaria, Gerard Damiani, Christi Danner, Jeremy Ficca e Nida Rehman.
La serie di programmi pubblici di Architettura di Canergie Mellon è generosamente sponsorizzata da Alan H. Rider Distinguished Visiting Lecturer nell’ Architecture Fund, la Watson Chair nell’ Architecture Fund, e l’Hans Vetter Memorial Lecture Fund.
Programma autunnale 2026
29 settembre – 1 ottobre, 2026
Presentazioni e seminari:Facade Tectonics Institute 2026Congresso mondiale
Contributi dal CMU include i saggi di Laura Garófalo, Azadeh O. Sawyer, e Vicky Achnani e contributi dei seminari da parte di Omar Khan e gli studenti candidati del dottorato di ricerca Jiaying (Vina) Wei, Myles Sampson e Sohyun Jin.
Lunedì 19 ottobre 2026
Proiezione del film:Skin of Glass(2023), di Denise Zmekhol per il sotto temaAfterlives.
Giovedì 5 novembre 2026
Discussione del libro:Concrete Colonialism—Architecture, Urbanism, and the US Imperial Project in the Philippines(2025), della professoressa Diana Jean S. Martinez (autrice) per il sotto tema After Speed / After Time.
Mercoledì 11 novembre 2026
Spettacolo dal vivo:New Planetary Imaginaries, di Liam Young (Campo sconosciuto) per il sotto temaAfter the Digital.
Giovedì 12 novembre 2026
Seminario: “Why We Build Worlds,” di Liam Young (campo sconosciuto) per il sotto temaAfter the Digital.
Lunedì 16 novembre 2026
Conferenza pubblica:Smaller Architecture, di Michael Meredith per il sotto temaAfter Bigness.
