Kunstverein di Amburgo – Amburgo (Germania)
7/09/2024-12/06/2025

Per In and Out of Place. Land after Information 1992-2024 il Kunstverein di Amburgo riunisce una serie di pratiche che guardano alla trasformazione della terra nell’era dell’informazione ed esplorano le diverse connessioni e conseguenze della perpetua trasformazione della terra in risorse per alimentare la terza rivoluzione industriale. Lo scopo della mostra è quello di contribuire a una migliore comprensione delle relazioni metaboliche tra le forme di conoscenza e i loro richiami materiali nel mondo, sia come risorse epistemologiche, sia terrestri, a livello locale e globale, durante l’Antropocene. In questo caso, la conoscenza situata evidenzia le differenze dei processi apparentemente invisibili di smaterializzazione digitale radicati nella superficie terrestre sotto il peso sempre crescente del cloud digitale, con l’irrealizzabile domanda di minerali per la produzione di microchip e con le distanze infinite percorse dai cavi sottomarini per sostenere la fame globale di flussi di dati, la cui crescita più recente è determinata dall’avvento di modelli linguistici su larga scala nell’intelligenza artificiale.

Secondo quest’ottica, la nozione di luogo influenzato da storie sociali ed ecologiche sedimentate viene erosa dalla globalizzazione e dalle sue miniere, cavi, stazioni server, porti, rotte di navigazione e satelliti, modificando il ruolo costitutivo della terra nella formazione del sé. All’inizio del millennio, nel suo libro One Place after Another, Miwon Kwon traccia la storia del site-specific nella globalizzazione, citando il filosofo francese Henri Lefebvre: “Nella misura in cui lo spazio astratto [del capitale e del modernismo] tende verso l’omogeneità, verso l’eliminazione delle differenze o delle particolarità esistenti, un nuovo spazio non può nascere (essere creato) a meno che non enfatizzi le differenze.” (Lefebvre 1991 citato in Kwon 2002: 157) 

La terra esiste in varie reti di relazioni e disgiunzioni, prodotte da diversi modelli di esistenza, che si traducono poi in topografie fluide. In and Out of Place si concentra sull’esperienza spesso personale delle tettoniche in movimento tra la terra, come concetto agro- e socioculturale, e le eredità imperiali e coloniali delle logiche e delle pratiche estrattive che hanno luogo in ecologie rese invisibili allo sguardo eurocentrico. La mostra comprende una serie di vocabolari artistici, tra cui immagini generate dall’IA, video, tessuti, materiale d’archivio personale, oltre a una commissione site-specific il cui compito è comprendere meglio la tangibilità della terra, la sua mappatura, coltivazione, storia ed eventualmente il suo stesso senso di scopo. 

L’esposizione stessa propone che questi processi che richiedono una necessaria differenziazione, avvengano simultaneamente, ampliando il concetto di specificità relazionale di Miwon Kwon e affrontando le condizioni disomogenee di adiacenze e distanze tra una cosa, una persona, un luogo, un pensiero, un frammento vicino a un altro, piuttosto che invocare equivalenze attraverso una cosa dopo l’altra. Solo quelle pratiche culturali che hanno questa sensibilità relazionale possono trasformare incontri locali in impegni a lungo termine e trasformare intimità fugaci in segni sociali indelebili e irreversibili, così che la sequenza di luoghi che abitiamo nella nostra vita non diventino banali in una serializzazione indifferenziata, un luogo dopo l’altro. (Kwon 2002: 166)

Cominciando da Flags for Documenta (1992) di Peter Fend, che esplora la riunificazione tedesca lungo le linee di tre delta fluviali, fino a opere più recenti che interpretano la globalizzazione, così come le storie coloniali e digitali, In and Out of Place prende in considerazione prospettive intrecciate, conseguenze e possibilità della ricerca umana della conoscenza nell’era dell’informazione e la formazione del sé nella presenza e nell’assenza della terra.

Kwon, Miwon (2002): One Place after Another. Site-Specific Art and Locational Identity. MIT Press.
Con: Emmanuel Van der Auwera, Dineo Seshee Bopape, Édgar Calel, Liu Chuang, Phoebe Collings-James, Cian Dayrit, Peter Fend, Florian Hüttner e Ralf Weißleder, Ami Lien e Enzo Camacho, Angela Melitopoulos, Jota Mombaça, Allan Sekula e Noël Burch, Vinoja Tharmalingam, Giorgos Tigkas.

Visite guidate al pubblico: Ogni primo giovedì del mese alle 19:00, tutte le altre alle 17:00. 

Visite guidate al pubblico in turco: 21 settembre e 19 ottobre, alle 14:00.
Secondo Capitolo—Kayısı, Tsirani, Mish mish, Apricot, Aprikose, con Eda Aslan: 2 ottobre, ore 18:00.
Parcours MARKK x Kunstverein: 15 ottobre, ore 17:00. 

Extractivism as Aesthetics, con Eray Çaylı: 7 novembre, ore 20:00. 

Crisis as Form—Contemporary Art as Historical Art, simposio organizzato da Peter Osborne e Milan Ther: 16 novembre, ore 11:00.


Link kunstverein.de