Ateliê397 - São Paulo
05 / 11 / 2013 - 02 / 02 / 2014

 

Videobrasil Meeting: The Caribbean: Archipelagos for Thought è stata la prima esperienza con un formato di attività che è parte costitutiva della serie dei Programmi Pubblici di Videobrasil.

La fase inaugurale del Programma avrà luogo durante la XVIII edizione dell’ International Contemporary Art Festival Sesc_Videobrasil
(che si terrà dal 5 novembre 2013 al 2 febbraio 2014) con attività che saranno da stimolo alla riflessione e faranno luce sui temi delle esposizioni del Festival, mentre si conversa con altre aree del sapere. Il Programma si basa sulla multidisciplinarietà e sulla partecipazione diretta e orizzontale del pubblico come all’interno di un laboratorio di interazione e comprende una piattaforma digitale di collaborazione per favorire il dibattito e la ricerca, tour per osservare le performance e attività che coinvolgono programmi di residenza.

Il dibattito che si è svolto lo scorso 14 maggio ad Ateliê397 (São Paulo) poneva l’attenzione su un contesto geoculturale, idea chiave nei progetti di Videobrasil. Insieme ad America Latina, Africa, Oceania, Medio Oriente, Europa orientale e parte dell’Asia, i Caraibi costituiscono un’importante regione per Videobrasil, non soltanto per il suo apprezzabile scenario artistico e dedito alla ricerca, ma anche per il modo in cui fornisce materiale per il pensiero critico sul rapporto cultura-identità.

All’incontro hanno partecipato artisti visuali come Annalee Davis, direttrice del centro indipendente di arti pratiche Fresh Milk nelle Barbados; Andrés Hernandez, un curatore di origini cubane e brasiliane; e la ricercatrice e professoressa brasiliana Mirtes Oliveira.

 

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Il dibattito pubblico si è concentrato sulle idee dello scrittore martinicano Édouard Glissant, che interpretò la natura insulare delle Antille come un’allegoria del “pensiero dell’ arcipelago” , contrapposto al “pensiero del continente” che induce a una natura egemonica o omogenea. Il mediatore, Sabrina Moura, curatrice dei Programmi Pubblici di Videobrasil, ha affermato che il concetto di ‘creolizzazione’ di Glissant “deriva dalle dinamiche di formazione della lingua creola nelle Antille e separa l’ambito della linguistica affinché sia utilizzato nelle riflessioni sui fenomeni culturali riguardanti la globalizzazione.” La conoscenza del Creolo, come lingua delle relazioni piuttosto che delle sostanze, mantiene la sua originale tensione linguistica nel campo del lavoro e migliora la comprensione negli scambi culturali.

Andrés Hernandez, la cui ricerca mette insieme eventi artistici nell’America Latina e Centrale, ha evocato la storia dei Caraibi, evidenziando le più intense esperienze di inquietudine e assimilazione. Durante e subito dopo le prime ondate di colonizzazione, che hanno trapiantato coloni, schiavi e nativi, sia dal punto di vista territoriale sia culturale e, dopo la Seconda Guerra Mondiale (quando i Caraibi si trasformano da paese meta di immigrati, a fulcro di emigrazione), la storia dei Caraibi fu caratterizzata da istanze estreme di processi di confronto interculturale, che si riflettevano sia nella produzione teoretica sia nelle arti. Hernandez ha trattato la storia dell’Havana Biennial e l’opera di Wifredo Lam, che ha saputo fondere esperienze diverse senza perdere l’autonomia simbolica.

Dalla prospettiva di Mirtes Oliveira, membro del gruppo di studio G27 (dedicato alla ricerca storica sui processi e le pratiche di cura), questo dibattito si è concentrato sulle relazioni di scambio che mirano a salvaguardare la diversità piuttosto che ad attenuarla – un conflitto tra l’utopia dell’universale e l’utopia della diversità. Tra gli altri approcci tentati, Oliveira ha citato l’avanguardia storica che ha proposto una visione internazionalista da una prospettiva locale ed esposizioni come Family of Men (MoMA 1955) e la XXVII edizione della Bienal de São Paulo. Un confronto particolarmente felice potrebbe essere rappresentato dal lavoro di Isaac Julien, che crea il neologismo “geopolitica” per dare origine a un’arte che si sovrappone alla politica, come una sorta di arena socioculturale.

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Nel suo discorso, Annalee Davis ha presentato un’esperienza contemporanea sulla base di un topic provocatorio: We’re all floating islands – Some much larger than others. Davis ha sottolineato che “Fresh Milk, quale progetto artistico, ha rappresentato l’inizio degli scambi sociali all’interno dei Caraibi e anche in luoghi più lontani … Glissant scrive che bisogna essere pronti a compiere delle deviazioni e noi siamo spesso inclini ad adattarci alle opportunità che si presentano nel corso del nostro cammino.

Ciò è accaduto quando giunse Thereza Farkas [direttrice del programma Videobrasil]. Dopo aver ascoltato le storie degli altri, noi iniziammo a vagare e a sognare. Fresh Milk stava scrivendo una richiesta di sovvenzione per un progetto con i nostri amici e collaboratori, ARC Inc. e il progetto prese un’importante deviazione “Glissantiana”, cambiando marcia verso São Paulo.” Il progetto, intitolato Tilting/AXIS, da una parte è stato pensato per rielaborare la polifonia teoretica e artistica internazionale, mentre dall’altra potenzia il ruolo dei Caraibi all’interno di tale dibattito.

 


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