Perché abbiamo bisogno di luoghi per l’immaginazione ecologica?”

Inizia con questa domanda il dialogo generativo tra Silvia Lazzaris (autrice e reporter scientifica), Marco Mancuso (ricercatore, curatore e critico) e Calin Segal (artista multidisciplinare) durante l’opening programdi serra madre, la nuova struttura rigenerata da Kilowatt all’interno delle Serre dei Giardini Margherita, Bologna. Durante l’opening serra madre ha ospitato tre installazioni (tra cui quella di Segal), risultato di una residenza curata da Kilowatt e CINECA, progetto promosso da S+T+ARTS, la cui missione è esplorare il dialogo possibile tra arte, tecnologia e scienza.

Seguiamo la domanda iniziale, e quindi “luoghi” e quindi “immaginazione”. Silvia Lazzaris, per rispondere, ricorda lo scrittore Amitav Ghosh de “La grande cecità” secondo cui in tempi di crisi e cambiamento climatico stiamo perdendo la capacità di raccontare processi, trasformazioni e catastrofi. Siamo di fronte a una crisi culturale, una crisi dell’immaginazione.

Servono quindi luoghi dove poter pensare in maniera alternativa, dove poter pensare oltre e altro da noi, luoghi permeabili. Nei tempi dell’Antropocene, in cui l’uomo è diventato agente e fattore critico per il destino del pianeta, dobbiamo poter pensare e immaginare attraverso altre menti, altre prospettive, altre storie che nascano fuori dall’umano, o, perlomeno, fuori da una visione colonialista, occidentale, estrattivista e capitalista. “Luoghi, continua Lazzaris, “dove possiamo veramente trovare uno spazio generativo per l’immaginazione”.

La nuova struttura di serra madre crea uno spazio per pratiche immaginative, offrendo strumenti e tecnologie che espandono l’orizzonte dell’immediatamente visibile, in cui arte e tecnologia si fondono in una sola pratica, in cui dati tecnici sull’erosione costiera, sulle correnti oceaniche e le reti del micelio diventano opere interattive e immersive, di mediazione tra produttori e fruitori di conoscenza.

Marco Mancuso aggiunge: “È per questo che i luoghi come serra madre sono importanti, perché danno la possibilità di incontrare persone e vedere opere come queste, di aprire un dibattito, una riflessione con noi stessi. Siamo un sistema vivo, siamo un sistema “entangled”, siamo correlati tra di noi e possibilmente con persone diverse da noi. Se gli artisti parlano solo agli artisti è finita, è la morte. Il dialogo che c’è tra arte e tecnologia e scienza ha questo di vitale”.

serra madre_a place for ecological imagination_Calin Segal_portrait_photo credits Lorenzo Burlando

Come contribuisce la tecnologia a espandere gli orizzonti della nostra immaginazione?”

Tales of Receding Edges, questo il titolo dell’opera di Calin Segal, offre una prospettiva affascinante sul cambiamento climatico, sull’erosione delle coste e sulla collaborazione tra centri di ricerca e artist*. Attraverso la collaborazione con CINECA (uno dei maggiori centri di calcolo ad alte prestazioni, HPC), Segal ha raccolto dati sull’erosione delle coste italiane in un lasso di tempo compreso tra il 2010 e il 2100, trasponendoli poi in una simulazione interattiva che usa le “wave dynamics” (parametri di misurazione dell’azione del mare sulle coste) per rappresentare l’azione evolutiva sulle coste italiane.

Il risultato della simulazione sono dei rendering 3D, trasformati in blocchi stampati in polvere di nylon bianco, a cornice di una simulazione interattiva in cui il pubblico può selezionare tempo e luogo rispetto all’erosione che vuole visualizzare. L’opera permette un’osservazione su scale temporali impossibili per la percezione umana, ricalibrando la visione degli spazi e cambiando prospettiva su un fenomeno apparentemente distruttivo. Segal racconta:

Questo lavoro rappresenta una sfida per la nostra stessa nozione di permanenza. Molto spesso tendiamo a pensare che le cose non cambino. Non riusciamo a vedere come la natura influenzi, in maniera anche invisibile, quello che ci circonda. Qui è proprio dove la tecnologia arriva ad aiutarci, in quanto ci permette di velocizzare i processi. Possiamo vedere cose che accadrebbero in secoli e che non riusciremo a vedere nell’arco della nostra vita. Questi processi ci obbligano praticamente a riconoscere la presenza della Natura stessa e la sua forza.

Quello che io ho cercato di fare dopo la raccolta dei dati è stato creare una cornice che potesse essere di immediata comprensione per il pubblico, motivo per cui ho scelto la scultura. Ho cercato di creare qualcosa di fisico che superasse l’astrattezza dei dati e li rendesse visibili, qualcosa che il pubblico potesse toccare e vedere, creando un oggetto fisico.

Se non é facile capire il rapporto che l’erosione ha con il territorio, é invece immediato attraverso questo lavoro vedere un monolite, che può essere visto tutti i giorni sulla spiaggia, cambiare la sua forma come conseguenza dell’erosione.”

serra madre_a place for ecological imagination_Calin Segal_detail_photo credits Lorenzo Burlando

Fanno eco alle parole dell’artista quelle di Silvia Lazzaris: “Come possiamo rendere empatici dei dati, come quelli legati al cambiamento climatico, che di empatico hanno ben poco?”, a cui risponde Marco Mancuso:

Alla fine dei conti noi siamo degli animali visivi. Reagiamo agli stimoli che siamo in grado di vedere. Se non abbiamo un’idea chiara di quello che può accadere, di quello che sarà, come possiamo riappropriarci concretamente del problema? Dobbiamo provare a utilizzare questi dati come punto di partenza per porci nuove domande.

Quello che dobbiamo riuscire a capire è che ogni nostra azione ha una conseguenza. Non c’è una mancanza di consapevolezza, c’è più una mancanza di responsabilità. Dobbiamo capire come le nostre azioni costantemente creino una catena di reazioni inevitabili, dobbiamo cercare di posizionarci all’interno di questo ecosistema.

L’arte diventa un dispositivo quando riesce a fare questo: aprire possibili immaginari e spesso i diversi linguaggi artistici sono la chiave più immediata per arrivare alle persone. L’arte che permette di accendere un immaginario nuovo, diverso da ciò che è già scritto, è assolutamente fondamentale, soprattutto se si fa un discorso sull’ambiente che, secondo me, in questo momento è un discorso politico”.


Credit: Giorgio Kralkowski