Lo scorso 26 gennaio, presso la sala Ancienne Belgique, una delle più rinomate sale da concerto di Bruxelles, William Basinski si è esibito dal vivo in una performance elettroacustica insieme ad altri musicisti del calibro di Christian Fennesz. In occasione di questo concerto, Basinski ha eseguito dal vivo per la prima volta in assoluto la sua ultima opera, Nocturnes, un album già annunciato da tempo e pubblicato ufficialmente lo scorso Febbraio 2013.

L’artista è conosciuto soprattutto per il capolavoro The Disintegration loops (2002), senza dubbio la sua opera meglio riuscita, frutto di un esperimento in cui l’artista ha trasferito su supporti digitali alcuni vecchi loop incisi su nastri in formato analogico. Mettendo in riproduzione i nastri, questi si “disintegravano” letteralmente a causa della loro età e della deperibilità dei supporti materiali (la testina magnetica e i nastri).

Si dice che questo esperimento abbia avuto luogo in concomitanza con uno degli eventi più tragici della storia americana: era l’11 settembre 2001 quando Basinski, sul tetto del suo appartamento di Brooklyn, ascoltava il risultato di questo trasferimento.

 

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Nel 2012, la collezione completa, dal capitolo I al IV, è stata pubblicata in una edizione rimasterizzata composta da un cofanetto di 9 LP, in occasione del 10° anniversario della creazione di quest’opera. La stessa collezione è stata ripubblicata in un’edizione di 5 CD, che includevano la registrazione di due recenti esibizioni dell’opera accompagnate da un’orchestra, una tenutasi l’11 settembre 2011 a New York presso il Metropolitan Museum of Art, e l’altra tenutasi in occasione della 54° Biennale di Venezia.

Basinki è un musicista e sound artist americano; la sua sperimentazione fa ampio uso di loop minimali ed effetti di delay, e le composizioni si avvicinano al genere della musica ambient elettronica sperimentale. Dopo il suo primo lavoro, Shortwave Music (1998), pubblicato dalla Raster-Norton di Carsten Nicolai, ha prodotto molti dischi e ha preso parte a svariate collaborazioni con artisti americani, tra cui Antony & the Johnsons e molti altri.

Nel suo ultimo lavoro, Nocturnes, Basinski crea una sorta di “tapezzeria” fatta di loop dal sapore nostalgico, creati tramite l’uso di un pianoforte preparato. Ti avvolge e ti porta con sé in un’atmosfera psichedelica – per usare le parole dell’artista – con variazioni e ripetizioni che dissolvono la dimensione temporale in una progressione meditativa, che si evolve costantemente in un’esperienza sonora unica. Il lavoro di composizione di questo disco è stato totalmente differente rispetto a qualsiasi altro suo lavoro.

Per avere una visione più approfondita del tutto, abbiamo incontrato William Basinski prima della sua esibizione a Bruxelles, la prima presentazione dal vivo del suo nuovo album.

 

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Silvia Bertolotti: Ci parli un po’ del concerto che terrai stasera a Bruxelles e del disco che presenterai?

William Basinki: Stasera presenterò una serie di loop dal mio nuovo album che uscirà a Febbraio: Nocturnes. Quella di stasera sarà la prima mondiale, dato che finora non ho mai suonato dal vivo il nuovo disco. Inizierò con dei loop su nastro, alcune variazioni per pianoforte e infine passerò all’esecuzione di Nocturnes. La title track del disco, Nocturnes appunto, è stata creata con un pianoforte preparato e dei loop su nastro che avevo inciso a San Francisco nel 1979, quindi sono dei lavori molto vecchi. È molto diverso rispetto agli altri dischi, molto più psichedelico. Inizialmente ero orientato verso qualcos’altro, tipo uno spettacolo in cui avrei riprodotto delle variazioni su dei loop di pianoforte per creare poi un tessuto sonoro. È un tipo di esibizione in cui mi diverto molto e che il pubblico spesso apprezza. Ma stasera è impossibile farlo, perché gli strumenti che mi hanno messo a disposizione non sono adatti. Quindi ho deciso di suonare Nocturnes.

Silvia Bertolotti: Come ti presenterai sul palco?

William Basinki: La performance è accompagnata da proiezioni video, realizzate dal mio collega James. Dal punto di vista musicale, inizierò con dei loop su alcuni strumenti e dopo suonerò Nocturnes dal vivo al computer. Sfortunatamente, stasera non potrò manipolare molto i loop a causa degli strumenti che mi hanno messo a disposizione. Stasera sarà più un’esperienza d’ascolto.

Silvia Bertolotti:  Parliamo un po’ di The Disintegration loops, che hai eseguito di recente insieme a un’orchestra. Quali sono le principali difficoltà quando si lavora con un’orchestra?

William Basinki: Per me, nessuna (fa una risata, ndr) perché tutto il lavoro è stato condotto da professionisti, in particolare da Maxim Moston degli Antony & the Johnsons, mio amico e collaboratore da molti anni. Si è occupato principalmente delle trascrizioni di Disintegration Loops I e II per l’orchestra. Ha fatto un ottimo lavoro, da solo non ce l’avrei mai fatta. Siamo stati affiancati da Ryan McAdams, un direttore d’orchestra giovane, brillante e pieno di talento, che si è occupato delle partiture. Ascoltando i pezzi originali, si è fatto un’idea ben precisa su come andava fatto il lavoro, e ha guidato i musicisti dell’orchestra, raggiungendo un risultato veramente notevole.

Sono stato molto fortunato perché tutto ciò che dovevo fare era sedermi in platea e ascoltare! Quando andavo alle prove e ascoltavo tutti questi musicisti giovani e brillanti, restavo sempre affascinato. Quest’anno sono previsti altri due spettacoli insieme all’orchestra, sempre in Europa, uno a Genova, il 1° settembre, e un altro a Londra, a metà novembre. Ci sarebbero anche un paio di altre date ancora da definire.

 

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Silvia Bertolotti: Ti sei esibito, soprattutto con le versioni orchestrali di Disintegration Loops, sia negli Stati Uniti che in Europa. Qual è la differenza principale, qualora ce ne fosse una, che hai notato nel pubblico?

William Basinki: In realtà, non ce ne sono molte. I miei fan sono molto fedeli, non mi esibisco molto spesso e la gente viene se ne ha la possibilità. La prima volta che ci siamo esibiti con l’orchestra è stato a New York, al Temple of Dendur, che è una sala spettacolare, all’interno del Metropolitan Museum. È stato un concerto memorabile, esattamente 10 anni dopo gli attacchi dell’11 settembre: è stato incredibile. C’erano circa 800 persone tra il pubblico. Quando abbiamo finito, ci sono stati tre minuti di silenzio totale, silenzio assoluto. C’erano anche bambini e anziani tra il pubblico, ma non un solo rumore. E poi, improvvisamente, un aereo è passato cogliendo proprio l’ultima nota, prima di sfumare in lontananza. È stato un momento molto particolare. Sono impazziti tutti, e io continuavo a chiedermi «E adesso che succede?».

La stessa cosa è successa a Londra, il pubblico è stato in silenzio per quasi cinque minuti dopo il concerto. Quella sera, in occasione del 100° anniversario di nascita di John Cage, abbiamo eseguito con l’orchestra una versione di 4 minutes 33 seconds, quindi era un evento molto speciale. A Venezia, al contrario, abbiamo eseguito per la prima volta una trascrizione per un piccolo ensemble, insieme al gruppo Alter Ego: loro sono formidabili. È stato un concerto breve ma fantastico, un piccolo gruppo che ha suonato per 50 minuti in mezzo al grande edificio della Biennale di Venezia.

Silvia Bertolotti: Riguardo la composizione di Disintegration Loops, ma anche a livello più generale, che ruolo ha il “caso” nei tuoi brani e nella tua musica?

William Basinki: C’è sempre la speranza che qualcosa stia per accadere. Quando frequentavo l’università, seguivo un corso di “new music”: credo che sia stato il corso più importante che abbia seguito durante la mia carriera universitaria, proprio perché a quel tempo, ti parlo degli anni ’70, il dipartimento di composizione era per lo più concentrato sulle tecniche del serialismo e della dodecafonia, che non erano di mio interesse. (Avevo già suonato questo genere di musica in passato, e mi sono anche divertito, dato che era abbastanza difficile, ma ad un certo punto era diventata fin troppo diffusa…). In queste lezioni di musica, le cose più importanti che ho imparato sono state: 1) ascoltare, 2) ovviamente John Cage.

Il modo in cui Cage usava il “caso” mi ha ispirato profondamente. Era ciò che avevo sempre voluto nella mia musica, sono stato sempre in attesa che succedesse qualcosa di interessante nei miei pezzi. A un compositore sperimentale capita spesso di fare degli errori, ma spesso dagli gli errori si traggono gli insegnamenti più importanti che ti consentono di trovare nuove strade e nuove direzioni. Quindi, sono sempre in attesa che accada qualcosa…

 

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Silvia Bertolotti: Da dove hai tratto l’ispirazione per Nocturnes e com’è stato realizzato?

William Basinki: Semplicemente sperimentando, incrociando vari loop. Ho preparato il piano che avevo noleggiato a San Francisco e mentre registravo, smanettavo con i loop registrati, tagliando via l’attacco dei martelletti che colpiscono le corde. Per questo motivo, in alcuni loop c’è il suono del piano con l’attacco tagliato via, in altri loop l’attacco è stato lasciato integro. È così che ho iniziato questo nuovo esperimento. Poi ho scritto a mano alcuni spartiti per i loop, ne avevo 8 o 9 per questo pezzo. Poi ho registrato alcuni estratti e li ho messi su cassetta. E questo è il risultato che ne è venuto fuori: una composizione molto formale.