Il “briccone” è l’agent provocateur tra mondi diversi. Lui, che difficilmente è una lei, è un mediatore scaltro che utilizza i suoi considerevoli poteri di persuasione per tirarne fuori una grande fortuna e un altrettanto grande coraggio.
I “bricconi” di più grande influenza sono coloro che si trovano ai più alti gradi del potere e che condizionano le macchinazioni politiche e tecnologiche per fare il proprio mondo. Utilizzando le sottili metodologie di diversi format mediatici – dai notiziari, agli annunci, fino ai programmi di intrattenimento – essi mettono in funzione i loro poteri soft per il raggiungimento degli obiettivi personali. Una simile “mistificazione” è evidente in tutti i tipi di società, ma varia il suo modo di influenzare, nel momento in cui si insinua in qualsiasi cosa – dalle rappresentazioni culturali alle decisioni commerciali, alla cultura del mondo delle celebrità o alle relazioni politiche generali.
Collegando Nam June Paik, che ha sempre nutrito un interesse per gli stretti legami tra media e potere, al celebre libro di Lewis Hyde Trickster Makes This World, la mostra guarda alla grande varietà di strategie e filosofie per trattare realtà diverse. Enfatizza in modo scherzoso gli aspetti di queste relazioni di potere, prendendo in considerazione una serie di situazioni mediatiche che vanno dall’intrattenimento popolare al fascino esercitato dai nomi “grossi” per gli eventi culturali, e anche agli stratagemmi coercitivi degli istituti d’arte supportati dal governo. La mostra stessa avrà alcuni assi nella manica, e cioè dei trucchetti che cercheranno di persuadere il pubblico a fare un passo attraverso e oltre il mondo contemporaneo.
Lo stesso Nam June Paik era un giocoso briccone. Fin dai primi giorni ha fatto uso di paradossi e di “kōans” nei suoi scritti e lavori, come per esempio nel saggio “Afterlude” (commentando la sua mostra “Exposition of Television” nel 1964) o con la ridefinizione della TV durante l’invenzione del Video Synthesizer

Le performance multisfaccetate di Paik sono giunte all’atto finale quando è stato presentato a Bill e Hilary Clinton durante un galà di stato e i suoi pantaloni si sono abbassati “accidentalmente”. Se dovessimo definire il briccone come qualcuno che utilizza di frequente strategie magiche e anche controverse per realizzare le proprie idee ed ambizioni, allora Paik potrebbe essere sicuramente considerato uno dei più sofisticati artisti-bricconi della sua generazione.
Artisti in mostra: Nam June Paik and Heman Chong (Singapore), Ronny Heiremans & Katleen Vermeir (Belgium), Saskia Holmkvist (Sweden), Christian Jankowski (Germany), Ray Johnson (United States), Jaewhan Joo (Korea), Kesang Lamdark (Switzerland/Tibet), Lim Tzay Chuen (Singapore), George Maciunas (United States), Gianni Motti (Italy), Ahmet Ogut (Turkey), Beom Kim(Korea),
Curated by Tobias Berger, Nav Haq and Young Chul Lee with assistance of Sooyoung Lee and Yujean Rhee. The Nam June Paik Art Center is supported by Gyeonggi Cultural Foundation and Gyeonggi province.
