Carroll / Fletcher è lieta di presentare per la prima volta nel Regno Unito NanoBlck-Sqr #1, un progetto dell’artista belga Frederik De Wilde.
Creato con un materiale sviluppato nel campo della nano-ingegneria in collaborazione con la NASA e la Rice University, NanoBlck-Sqr #1 è composto da un materiale così scuro che assorbe quasi tutta la luce visibile. L’opera è costituita da fasci di nanotubi di carbonio creati in laboratorio e quindi applicati dall’artista a una tela di alluminio.
Yves Klein aveva lavorato con periti chimici per creare il suo ormai iconico International Klein Blue e offrire, come diceva lui, una “finestra aperta sulla libertà come possibilità di essere immersi nell’incommensurabile esistenza del colore”. Allo stesso modo, le opere monocromatiche o “blacker-then-black art” (di un nero ancora più nero del nero, espressione coniata dall’artista stesso) di De Wilde funzionano come uno spazio di immaterialità senza limiti. Ma non si può dire che il nero sia un colore, è solo l’impressione visiva formata in sua assenza, e così in cerca di uno spazio vuoto evoca un atto vitale di introversione. De Wilde spiega: “In un epoca in cui siamo davvero soffocati dai media e dalle informazioni, il nero ti riporta indietro a qualcosa che è privato e personale.”
Secondo de Wilde, l’espressione artistica di un vuoto puro è un esempio filosofico e scientifico di dubbio in azione. L’artista spiega: “C’è una sorta di bellezza nel tentativo di realizzare il concetto di “più nero-che-nero”. Non solo sostenendo la sua esistenza, ma anche cercando di produrlo per tentativi ed errori. La bellezza è in dubbio, per dubitare e interrogarsi sulla percezione e la realtà, semplicemente ponendo la poetica domanda: c’è qualcosa di più nero del nero?”
Frederik De Wilde (nato nel 1975) vive e lavora a Bruxelles. Ha studiato Belle Arti alla LUCA di Bruxelles (pittura), all’Accademia Reale di Belle Arti di Anversa (scultura), arti sperimentali e audiovisivi alla LUCA di Bruxelles, proseguendo con un anno propedeutico all’architettura e un anno di filosofia. Frederik ha concluso i suoi studi con un diploma post-laurea in New Media, Arte e Design alla Transmedia di Bruxelles, dove è stato iniziato alla programmazione software. Attualmente è professore al Transmedia Bruxelles e ha ottenuto una residenza artistica permanente presso l’Università di Hasselt.
Frederik De Wilde lavora nelle zone di frontiera tra scienza, tecnologia e arte. Le radici concettuali alla base della sua prassi artistica sono le nozioni di intangibile, impercettibile e invisibile. È questo territorio interstiziale che De Wilde esplora nelle sue opere. A volte sul lato tecnologico, e spesso in quello percettivo, concettuale, sociale-umano, l’arte di De Wilde si fonda sull’interazione fra sistemi complessi, sia biologici sia tecnologici. Inoltre, l’indistinta e diffusa arena “sfocata”, dove il biologico e la struttura tecnologica si mescolano, è un terreno produttivo e favorevole per i suoi progetti.

