L’artista contemporanea Mariele Neudecker, riflette sull’uso delle tecnologie militari nella società contemporanea, nell’ambito di questa mostra a cura di Lighthouse per HOUSE e il Brighton Festival 2013.
The Air Itself is One Vast Library di Mariele Neudecker è un’esposizione di immagini scioccanti che indagano le inquietanti e spesso invisibili tecnologie di guerra. In contrasto drammatico con i suoi lavori pittorici sui paesaggi e sulla sublimità della natura, il suo studio estremamente attuale ci conduce a guardare in faccia le armi di distruzione di massa.
La strategia artistica della Neudecker è radicata nella “verità dal basso”, un termine usato nel Telerilevamento per descrivere i dati raccolti sul posto. Le opere create direttamente sul posto, alla presentazione dello storico missile Nike negli USA, sono emblematiche della determinazione della Neudecker di andare al di là della mera rappresentazione. Le sue straordinarie sovrimpressioni di grafite dei grandi missili Hercules, catturano fisicamente l’oggetto, rendendo tattile e presente ciò che altrimenti è astratto e mostruoso. Altre opere indagano l’apparenza militare e la comunicazione tattica, fornendoci nuove vie per scoprire ciò che si vorrebbe camuffato e fuori dalla vista.
Il titolo della mostra è tratto da una citazione di Charles Babbage, il matematico e ingegnere del diciannovesimo secolo che diede origine al concetto di calcolatore programmabile. Nel 1837, scriveva: “L’aria stessa è una grande biblioteca, sulle cui pagine sono scritte per sempre tutte le cose che l’uomo abbia mai detto o la donna sussurrato. Là, nei loro caratteri mutevoli ma che non errano, frammisti tanto ai primi quanto agli ultimi sospiri mortali, restano registrati per sempre i voti non sciolti, le promesse non mantenute che si perpetuano nei movimenti concordi di ogni particella, a testimonianza della volontà mutevole dell’uomo”.
Usando questa citazione nel suo lavoro, e per il titolo della mostra, la Neudecker ci ricorda le tracce che lasciamo nel mondo attorno a noi. A questo proposito, l’autrice guida la nostra attenzione alle onde e agli spazi aerei usati dai militari per il comando, il controllo e la comunicazione. Poeticamente suggerisce che nonostante le trame del sistema bellico siano al di là della nostra percezione quotidiana, l’aria trattiene un ricordo dei loro prodigi. La tecnologia può codificare e criptare azioni fatte a scopo di copertura, ma le strategie artistiche, combinate con quella medesima tecnologia, possono renderle intelligibili e svelarle
Contesto
The Air Itself is One Vast Library è accompagnato da Under the Shadow of the Drone, un disegno all’aperto su larga scala di un aereo drone militare, dell’artista londinese James Bridle. Entrambi gli artisti indagano su come la tecnologia possa confondere e oscurare le azioni di guerra. Essi rendono visibili le infrastrutture nascoste e le strategie militari, un modo per ricordarci la nostra responsabilità sociale e morale nei confronti della guerra. Questi progetti continuano le indagini, ufficialmente curate da Lighthouse, sulle strutture tecnologiche invisibili che costituiscono il nostro mondo.
L’artista
Mariele Neudecker (1965) è nata in Germania e vive e lavora a Bristol, Regno Unito. La sua opera usa una gamma di mezzi che vanno dalla scultura, installazione, film e fotografia, all’esplorazione del paesaggio, percezione, immaginazione e memoria. Descrive la sua pratica come: “tentativo di invitare a un confronto tra i modi convenzionali di vedere e la dicotomia tra natura e cultura”.
Ha tenuto mostre in gallerie e musei come Tate Britain, Ikon Gallery di Birmingham, Kunsthalle di Berna in Svizzera, National Gallery d’Irlanda, la Neue Nationalgalerie in Germania, e ha in corso una mostra al Kunstmuseum Trondheim in Norvegia. Le sue opere sono state esposte anche nelle maggiori biennali e festival, comprese la Biennale di Singapore, la Triennale Internazionale di Yokohama e la Triennale di Fellbach in Germania, dove ha vinto il Premio Ludwig Gies.
Neudecker è nota per le sue vetrine scultoree che realizzano paesaggi finti, come laghi, montagne o foreste. La considerazione della natura e del “sublime” è un tema chiave del suo lavoro. Di recente, ha iniziato ad indagare aspetti mediati e tecnologizzati del paesaggio, temi che emergono in opere come Psychopomp (2011), Final Fantasy – Flight Recorder (2008) and The Air Itself Is One Vast Library (2010). E’ rappresentata dalla Galleria Barbara Thumm a Berlino.
http://www.lighthouse.org.uk/programme/mariele-neudecker-the-air-itself-is-one-vast-library
http://www.bthumm.de/www/artists/neudecker/exhibitions.php


