Dal 2008 abbiamo assistito alla crescita di un fenomeno che ha collegato comunità di artisti, critici e curatori interessati alle dinamiche di internet e dei “nuovi media”. In sostanza, si è trattato di un periodo di interesse crescente per gli aspetti che andavano oltre le questioni meramente tecniche, con un riflessione quindi maggiore su quell’area grigia grazie al valore emotivo e sentimentale determinato dall’uso di quelle tecnologie.
Qundi, non sono stato sorpreso dal constatare che, tra il 2008 e il 2011, l’artista e curatore canadese Nicolas Sassoon (http://www.nicolassassoon.com/) aveva avviato queste riflessioni entrando in contatto sulla piattaforma di “Rhizome” con i lavori di Laura Brothers, Sara Ludy, Krist Wood e Brenna Murphy, gli artisti coinvolti nel progetto “Witchcraft”, la mostra collettiva da lui curata per la Initial Gallery di Vancouver che ha inaugurato lo scorso 19 Febbraio 2015 (ha scritto di questa mostra in un post di qualche settimana fa su Rhizome). Come da lui stesso affermato: “La loro collezione di lavori online era costantemente aggiornata, con un continuo sviluppo settimanale dei loro territori di analisi e di indagine sul digitale, aumentando così la frequenza delle mie visite”.
Al centro di questa mostra c’è quindi l’intenzione comprendere, in modo critico e poetico, le tecnologie come i computer e internet. La selezione degli artisti coinvolti rivela lo spirito e le premesse della mostra, a chi già conosce questo campo di ricerca: Laura Brothers, Brenna Murphy, Krist Wood e Sara Ludy sono tra gli artisti più famosi nella scena internazionale che trattano queste tematiche e “Witchcraft” è una grande opportunità per vedere i loro lavori riuniti sotto un unico cappello curatoriale.
Filippo Lorenzin: Come e quando ha sviluppato il concetto di “Witchcraft”?
Nicolas Sassoon: “Witchcraft” fa riferimento a una serie di artisti che hanno influenzato la mia visione e il mio apprezzamento per l’arte. Più nello specifico, il progetto esamina nozioni di arte, mitologie personali e quesiti spirituali nell’ambito del digitale attraverso il lavoro di quattro artisti: Laura Brothers, Brenna Murphy, Krist Wood e Sara Ludy. Ovviamente queste idee non riguardano solo loro nel mondo dell’arte, ma i loro lavori sono centrali nella visione di tali concetti. Ritengo che queste nozioni siano sempre state sottovalutate e oggi ancora di più.
Filippo Lorenzin: La mostra tratta alcuni elementi che molti critici definirebbero questioni post-internet (mi riferisco soprattutto alle mitologie personali e ai dubbi spirituali). Qual è la tua opinione a riguardo? Sono davvero “post” o stiamo semplicemente sperimentando una dinamica più ampia di quella radicata fin dagli anni Ottanta e Novanta?
Nicolas Sassoon: Credo che gli artisti coinvolti nella mostra possano essere percepiti attraverso una lente che va ben oltre l’Internet Art. Tutti loro hanno una forte presenza online, occupandosi al contempo di una serie di questioni eterne come l’identità, la spiritualità e il misticismo. Sono informati dalle tecnologie contemporanee e si occupano di tematiche essenziali, che vanno ben oltre le tecnologie stesse.
Filippo Lorenzin: La costruzione di identità allegoriche e spirituali all’interno del web è uno dei temi principali al centro del progetto. Potresti spiegarmi di che cosa si tratta?
Nicolas Sassoon: Uno degli aspetti più importanti della tecnologia informatica è la varietà degli ambiti con cui gli utenti possono entrare in contatto. Quando si tratta di creare arte con/in un computer, l’hardware, il software e Internet stesso diventano tutte estensioni dello studio e della ricerca. Questa riorganizzazione dello spazio di lavoro dell’artista comporta molte implicazioni; una di questa è l’opportunità per gli artisti di creare ambienti online come estensioni di se stessi. Non solo, anche la natura spirituale dello spazio di lavoro nel quale gli artisti creano sarebbe impossibile da trovare in uno spazio concreto usando strumenti veri e propri. “Witchcraft” si occupa anche di questo contesto e delle modalità di coinvolgimento che portano gli artisti a elaborare pratiche fuori dalla norma.
Filippo Lorenzin: Dato che tutti gli artisti coinvolti nella mostra sono americani, mi stavo domandando quanto questo sia stato importante questo aspetto per l’ideazione della mostra. Come li ha selezionati?
Nicolas Sassoon: Questi quattro artisti sono stati per me fondamentali nella comprensione dei concetti espressi nella mostra; curare le loro opere è sembrato essere un logico punto di partenza. Ho scritto un saggio per dare ulteriori dettagli sui concetti che sono alla base del progetto. Non credo, però, che i concetti rappresentati nella mostra e il saggio debbano essere limitati all’apporto di questi quattro artisti; mi auguro infatti che ci possano essere ulteriori sviluppo di questo progetto.
Filippo Lorenzin: Secondo Marshall McLuhan gli artisti sono in grado di percepire i cambiamenti della loro epoca, mentre le loro opere possono aiutare a comprendere e assimilare questi mutamenti. Mi sembra che sia un punto di vista particolarmente vicino al tuo, soprattutto quando scrivi, a proposito della mostra, che “gli artisti hanno a che fare con le tecnologie pervasive al fine di comunicare sensazioni digitali su questioni ancestrali legate all’identità, alla spiritualità e alla virtuosità”. Qual è la tua opinione a riguardo?
Nicolas Sassoon: Gli artisti sono come osservatori dei mutamenti interni alla società e alla cultura, e contribuiscono apportando prospettive significative di questi cambiamenti. Ma può anche accadere, ed è altrettanto importante, che gli artisti, attraverso la loro opera, intraprendano percorsi intimi e personali. Gran parte della Internet Art può essere percepita come un riflesso cangiante della civiltà occidentale, un argomento ampiamente affrontato da molti artisti, curatori e scrittori di talento. I miei interessi personali tendono a dirigersi verso il limite di questa impressione, laddove pratiche fuori dal comune possono essere apprezzate individualmente.



