A cura di Annie Fletcher
La prima retrospettiva del percorso professionale dell’artista, scrittrice, regista Hito Steyerl (1966, München), è attualmente in mostra nelle dieci sale del vecchio edificio del Van Abbemuseum di Eindhoven, in Olanda. Una retrospettiva completa che include, oltre a dieci opere dell’ultimo decennio, tre nuovi pezzi intitolati: Liquidity Inc. (2014), Shunga (2014) e Surveillance: Disappearance (2013).
Oggi, la Steyerl è considerata attualmente una delle voci artistiche più emozionanti, che indaga l’impatto di Internet e della digitalizzazione sulla società odierna. Offre un’analisi sottile e spesso umoristica della velocità pazzesca con cui le immagini e tutti i tipi di informazioni vengono riconfigurate, alterate, disperse e poi, di nuovo, accelerate nell’infinito per alfine schiantarsi e andare in pezzi.
Nei suoi lavori filmici e nelle elaborate installazioni, la Steyerl applica metodi e significati del mondo digitale a suo piacimento, dislocando abilmente il montaggio, adattando e ripetendo una pletora di immagini digitali che suggeriscono nuove tecniche in cui frapporsi e innestarsi. In quanto regista, la Steyerl è consapevole dello status sempre più debole del documentario come genere e pratica nell’era digitale, non esattamente in grado di adattarsi al cinema o alla televisione, da un lato, nonchè a uno spazio artistico, che sia museo o galleria, dall’altro.
Circolazionismo
In un recente saggio, Steyerl pone l’attenzione sul termine “circolazionismo”, come modo per capire la potenziale contemporaneità dell’arte e dell’immagine. Secondo l’artista: “Ciò che l’avanguardia sovietica del ventesimo secolo chiamava produttivismo – la pretesa che l’arte dovesse inserirsi nella produzione e nella fabbrica – oggi può essere definito circolazionismo. Il circolazionismo non è l’arte di creare l’immagine, bensì di produrla, lanciarla e accelerarla a posteriori. Riguarda le relazioni pubbliche delle immagini sui social network, pubblicità e alienazione e si basa sull’essere il più soavemente insulso possibile.”
La Steyerl si domanda cosa succederà quando gli effetti della digitalizzazione scivoleranno via dallo schermo ed entreranno nel mondo tangibile. Cosa succederà al nostro solito modo di pensare, alla nostra lingua e al nostro comportamento? O persino al tempo, d’altra parte? Secondo l’artista, già da parecchio, siamo entrati in una nuova ottica – uno spazio di non ritorno – un sistema di “circolazione” a ruota libera che circoscrive e influenza tutto quello che spetta al governo tutelare. Steyerl approfondisce queste nuove condizioni di circolazionismo, cercando di capire e di riflettere sul suo potenziale. Cruciale, afferma l’artista, è che il circolazionismo; se reinventato, potrebbe riguardare anche network esistenti a circolazione ristretta, aggirando e bypassando regimi di economia e potere già fissati.
Special exhibition design
In collaborazione con gli architetti dello Studio Markus Miessen, l’artista analizza un sistema di circolazione e interazione fisica tra lo spettatore e le sue opere attraverso una serie di invenzioni architettoniche ben definite nello spazio. Questo allestimento consente di interrompere la fruizione univoca delle opere e un percorso diretto all’interno della mostra. Facendo ciò, il visitatore è messo a confronto tra la materialità dello schermo stesso e la posizione propria dello spettatore.
Pubblicazioni e lavori
Too Much World, una collezione di saggi pubblicata da Sternberg Press, Van Abbemuseum e l’Institute of Modern Art di Brisbane accompagna la mostra. Vi sono inclusi testi di Hito Steyerl, Sven Lütticken, Pablo Lafuente, Thomas Elsaesser, Ana Teixeira Pinto, Karen Archey, Nick Aikens and David Riff. Too Much World è a cura di Nick Aikens e progettato da Bardhi Haliti. A seguito della presentazione al Van Abbemuseum, la mostra si sposterà all’Institute of Modern Art di Brisbane e altre sedi.
Hito Steyerl
Hito Steyerl è una regista, videoartista e scrittrice. Oltre alle diverse mostre (personali), il suo lavoro è stato esibito alle biennali di Venezia e Istambul 2013, Gwangju e Taipeh 2010, Shanghai 2008, documenta12 a Kassel nel 2007 e Manifesta 5 nel 2004. E’ professoressa di Arte e Multimedia all’University of Arts di Berlino.
http://www.e-flux.com/journal/too-much-world-is-the-internet-dead/


