La mostra From Spark to Pixel nell’atrio e al primo piano del Martin-Gropius-Bau presenta progetti di arte contemporanea internazonale che portano l’uso del digitale e dei media elettronici interattivi ad un contesto di larga scala. Il curatore, Richard Castelli da Parigi, ha sviluppato, come punto di partenza tematico della mostra, un concetto basato sull’attitudine delle persone all’energia, che si manifesta attraverso quattro condizioni immateriali: il fuoco, l’elettricità, la luce e il pixel. Il pixel, l’unità più piccola dell’immagine elettronica, rappresenta una forma di energia che non ha proprietà fossili e che funziona come portatore di informazioni.
La sequenza di opere esposte non risponde ad alcuna cronologia ristretta e racchiude uno spettro molto ampio di scoperte affascinanti. Le installazioni e le proiezioni selezionate, riuniscono quindi influenze artistiche molto differenti. Esse incorporano modalità di espressione che hanno affinità con le arti drammatiche, come il teatro, la performance, la coreografia e la cinematografia. In aggiunta, vengono raffinate e re-interpretate le prime tecniche ottiche a lungo dimenticate, come per esempio la zoetrope. Il prologo artistico è fornito da Candle TV, oggetto prodotto nel 1976 dal pioniere Nam June Paik. Spark to Pixel presenta quindi lavori di: Jeffrey Shaw e Sarah Kenderdine (Australia), Dumb Type, Shiro Takatani e Saburo Teshigawara (Japan), Gregory Barsamian (USA), Marie Maquaire, Thomas McIntosh(Canada), Romy Achituv (Israel), Jean Michel Bruyere, Du Zhenjun, Pierrick Sorin (France), Christian Partos (Sweden), David Moises, Erwin Redl (Austria) e Ulf Langheinrich, KAI, Brad Hwang, Joachim Sauter e Bernd Lüsebrink, Art + Com, (Germany).
Queste installazioni, molte delle quali esposte per la prima volta in Germania, combinano esperienze nella percezione del tempo e dello spazio con una re-interpretazione del ruolo e del potenziale partecipatorio dell’osservatore. Nel leggendario lavoro cinematografico Si Poteris Narrare, Licet di Jean Michel Bruyere per il Jeffrey Shaw’s EVE Interactive Cinema, per esempio, i visitatori vengono catapultati in una proiezione a 360° in cui possono decidere quale sequenza di immagini decidono di vedere e da quale prospettiva. In Voyages, installazione multimediale di Dumb Type, un gruppo di artisti e performers dal Gappone, i visitatori possono inoltre usare il palmo della loro mano per divenire essi stessi portatori di immagini.
Luce e movimento sono gli elementi determinanti nei lavori di Christian Partos e in due dei principali lavori di Gregory Barsamian, Scream e No Never Alone, che riutilizzano il zoetrope, uno dei primi precursori del cinema. Dal 1995, Sauter / Lüsebrink, Art + Com utilizzano il concetto di Invisible Shapes of Things Past per modellare sculture architettoniche digitali; lo stesso Martin-Gropius-Bau è tra gli oggetti virtuali che vengono generati.
Sul display di fianco al lavoro di Bruyere, nell’atrio del Martin-Gropius- Bau sono esposti i lavori di Erwin Redl e Ulf Langheinrich, che trasformano questo impressionante spazio interno e lo dematerializzano. Nel lavoro FLOW di Berlin Redl un LED di colore blu regala all’atrio un vero e proprio cielo virtuale, mentre il lavoro Hemisphere di Langheinrich permette ai visitatori di immergersi in un ambiente in cui, ci si avvicina allla nozione di chrged void. L’installazione Ondulation di Thomas McIntoshoffre invece un tipo differente di esperienza bordrline. Essa infatti maneggia la simultaneità del suono e della luce in un modo che sembra veramente di poter vedere i suoni e sentire le immagini.
Gli sviluppi della tecnologia in questo campo stanno avanzando a una velocità impressionante. La necessità di media tecnologicamente sofisticati ha rafforzato la cooperazione internazionale. Un totale di 25 lavori, 20 dei quali per la prima volta in Germania. Erwin Redl’s Flow Berlin 2007, Brad Hwang’s Time May Change Me, I Can’t Change Time e Jean Michel Bruyere’s CaMg(CO3)2 saranno presentati invece in anteprima mondiale al Martin-Gropius-Bau. Nicolai-Verlag (Berlin) pubblicherà un catalogo della mostra riccamente illustrato con articoli di approfondimento sui lavori e sugli artisti presentati
http://www.berlinerfestspiele.de/de/aktuell/festivals/11_gropiusbau/mgb_start.php