Adottando il tema Free Admission in questa mostra autunnale, Praz-Delavallade affronta indirettamente la questione dell’open access, un concetto che si è generalizzato sui social network, dato che gli utenti hanno accesso libero e gratuito a contenuti culturali, scientifici, filosofici ed economici.
Il trend degli open data segnala un punto di svolta decisivo nell’interesse espresso verso una forma di società in cui ogni cittadino ha accesso alle informazioni necessarie a sviluppare le sue conoscenze o a prendere decisioni consapevoli. Il libero accesso rappresenta un modo per soddisfare un’ambizione espressa durante l’Illuminismo europeo del XVIII secolo, ossia quella di diffondere la conoscenza e sfuggire all’oscurantismo. Questa ambizione si concretizzò in una realizzazione immensa per l’epoca: l’Enciclopedia.
Nel 1745, Le Breton, un editore e libraio, si occupò di pubblicare una versione francese dell’enciclopedia pubblicata in Inghilterra da Chambers. Due anni dopo, un filosofo e un matematico, Diderot e d’Alembert, presero in mano le redini del progetto e ampliarono lo scopo iniziale nel corso dell’elaborazione. Oggi quest’idea di condividere le nostre conoscenza prevale ancora grazie ai MOOC, acronimo di “massive open online courses” (corsi aperti online su larga scala).
Questo concetto generoso di libero accesso si applica anche al contesto specifico del mondo artistico, nel caso in cui si prenda in considerazione il fatto che, così come le idee, la creatività è libera, e che numerosi artisti visivi del XXI secolo hanno accantonato convenzioni, movimenti e scuole di pensiero.
In un tempo in cui la mercificazione dell’arte contemporanea è in pieno svolgimento e si accumulano acquisti “trofeo”, ci sono ancora molti che resistono, sperando che la libertà di accesso rimanga una realtà e non solo una prerogativa di diverse centinaia di migliaia di amanti dell’arte. Quando regnano il cinismo e la speculazione commerciale e i soldi la fanno da padroni, questo liberum accessum fornisce un antidoto che fa riemergere alcuni valori dell’umanità all’interno della società che diventa, così, più unita. La trasmissione della conoscenza e dei significati è perfettamente rappresentata in questa mostra che riunisce soggetti che sono tanto diversi nell’espressione quanto nell’estetica.
Nelle opere esposte, gli artisti esprimono dubbi, ossessioni e cause di ansia… e, in definitiva, realizzano una creazione esemplare. L’agrodolce mondo immaginario di Pierre Ardouvin; i sottili riferimenti di Philippe Decrauzat interconnessi al cinema, alla musica e all’architettura; Fabien Mérelle affronta la sfida del tempo e del gesto perfetto; Amanda Ross-Ho, la custode dei resti di vita quotidiana; Analia Saban o l’arte di vanificare e sminuire il significato dell’atto creativo; e Jim Shaw, il cronista degli sconvolgimenti del secolo che nella loro diversità e poesia sono uniti dalla forza dell’arte.



