Questa intervista è quindi tratta dall’archivio P-DPA ed è la prima di una serie di ulteriori interviste che verranno curate in seguito per Digicult e che saranno collezionate in modo analogo sulla stessa piattaforma P-DPA. L’idea nasce in seguito all’invito ricevuto da Marco Mancuso, Direttore di Digicult, al corso di “Sistemi Editoriali per l’Arte”, presso l’Accademia di Belle Arti Carrara di Bergamo. La traduzione italiana è a cura di Digicult

Jesse England è un artista e un educatore “che si occupa di questioni riguardanti i media contemporanei”. I suoi lavori includono tutta una serie di gadget, libri, video e oggetti effimeri assortiti che indagano il panorama contemporano, in costante mutamento, relativo al consumo e alla generazione dei media. Sin dal 2004 ha esposto i suoi lavori negli Stati Uniti, in Australia, in Europa con importanti partecipazioni al Viper festival di Basilea, Svizzera, al PDX Film Fest di Portland, Oregon, e al Tele Visions di Sydney. Ha ricevuto un MFA dalla Carnegie Mellon University nel 2012, ed è attualmente di base a Pittsburgh, Pennsylvania.

I vari media esplorati da Jesse England sono profondamente diversi: dalle cover per iPhone ai prototipi di apparecchiature in grado di registrare su carta immagini in movimento. In tal modo, sembra che lui svilisca spesso la linearità del progresso tecnologico, così com’è percepito dal comune buon senso (e.g. book>e-book). In occasione dell’inclusione del suo lavoro E-book backup nel P—DPA (Post-Digital Publishing Archive, http://p-dpa.net) – progetto online in cui ho collezionato progetti e lavori artistici al punto di intersezione tra Publishing e Digital Technologie – ho posto a Jesse England alcune domande sul progetto e un paio di altre che sono in qualche modo legate al settore della stampa e dell’editoria.

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Silvio Lorusso: Jesse, inizialmente hai realizzato E-book backup – una copia backup cartacea di un e-book – nel 2012, tre anni dopo la rimozione da parte di Amazon delle copie di 1984 e La Fattoria degli Animali dai dispositivi Kindle senza chiedere l’autorizzazione ai clienti coinvolti. Cosa ti ha spinto ad occuparti di questo episodio attraverso un’opera d’arte?

Jesse England: Volevo porre l’accento su questo evento significativo nella storia dell’editoria. Non avrei potuto chiedere critica migliore sulla volatilità degli e-books che l’azione presa da Amazon, e volevo sottolineare questa debolezza con un gesto fisico. Ero preoccupato che quest’azione sarebbe arrivata in ritardo, ma quando la creai nel 2012, la maggior parte delle persone con le quali parlai dell’evento del ritiro di 1984 non aveva idea di ciò che era accaduto. Ho avuto il piacere di diffondere la notizia che questi e-books erano stati ritirati.

Silvio Lorusso: Hai avuto qualche occasione di esporre E-book backup? Se ti fosse chiesto come lo realizzeresti? Immagino una performance nella quale tu (legalmente?) fotocopi la tua raccolta di libri acquistata, sarebbe molto potente…

Jesse England: È stato esposto in tre mostre collettive su questioni legate ai media, su di un piedistallo da bibliotecario. I visitatori erano incoraggiati a toccare ed esaminare il libro. Una performance con la fotocopiatrice sarebbe l’ideale; nel mio lavoro, spero di mostrare come sia facile scardinare i formati multimediali sbloccati.

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Silvio Lorusso: L’opera espone in maniera brillante i rischi connessi al passaggio dalla proprietà all’accesso. Pensi che questo cambiamento sarà inevitabile per i libri digitali?

Jesse England: Non credo. C’è sempre stata una risposta negativa o tiepida verso i nuovi media che impongono limiti inutili o artificiali sul consumo e la condivisione, e le soluzioni alternative per una copia cartacea a uso personale sono sempre state molto semplici e dirette. L’unico modo che renderà accettabili gli e-books è se sarà adottato uno standard relativamente aperto e universale, e credo che accadrà nell’immediato futuro.

Silvio Lorusso: Nel tuo lavoro, il libro stampato funziona come una sorta di memento del diritto degli utilizzatori/lettori in termini di conservazione della conoscenza e persino un controllo su di essa. Quali altri ruoli attribuisci oggi alla stampa e ai libri?

Jesse England: In aggiunta a quello che è stato detto, nella maggior parte dei casi i libri rappresentano un irripetibile mezzo di archiviazione e recupero di informazioni. Per un individuo che acquista, prende in prestito e legge un libro su qualcosa senza essere notato da Google o dall’amministrazione di sorveglianza del proprio paese sta diventando un atto politico.

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Silvio Lorusso: Hai concepito un sistema chiamato Paper Movie Process, capace di catturare immagini in movimento su carta piuttosto che su pellicola o dispositivi digitali. Tale sistema “sopravviverebbe a alle conseguenze di una guerra nucleare, con nessuna disponibilità di laboratori fotografici o energia elettrica”. In questa prospettiva inchiostro e carta ritornano sorprendentemente alla loro tradizionale funzione di archivio, nella forma di un lungo rotolo. Come vedi l’evoluzione di questo progetto?

Jesse England: Sebbene io abbia avuto questa idea molti anni fa, l’ho mantenuta alla fase di progetto perché ho cominciato a mettere in discussione la mia urgenza di documentare ogni cosa; ero un fotografo prolifico rispetto alla mia stessa vita finché non ho considerato il ruolo della macchina come una maschera, impedendomi di vivere gli stessi momenti che stavo catturando. Considerando i cambiamenti del paesaggio mediatico, comunque, voglio riprendere questo progetto con le idee di una fotografia non connessa e il supporto per la tangibilità dei media.

Silvio Lorusso: Inkless printing with lasers è un altro interessante esperimento che ridefinisce la stampa attraverso l’uso di taglierine e incisori laser. Hai proposto o trovato per caso qualche applicazione per questo o altri concetti simili?

Jesse England: L’idea di ridurre gli ingredienti per la stampa all’unico elemento consumabile, la carta, mi attraeva per la sua semplicità. Sebbene io non prevedo che l’inchiostro diventi non disponibile nel futuro, l’abilità di fare senza un manufatto arcaico per un processo creativo mi eccita. Bollire gusci di noce per l’inchiostro è molto più facile che realizzare la propria pellicola fotografica, comunque.

Silvio Lorusso: Tu spesso sottolinei le importanti implicazioni relative a specifici media mettendoli a confronto, a volte in maniera ironica, con media più vecchi o diversi. Questo mi ricorda la “ri-mediazione inversa”, una strategia artistica che, nelle parole di Saskia Korsten, “crea uno stato di consapevolezza critica su come i media formino la percezione del mondo di ognuno”. Tu pensi che questo sia un modo efficace di costruire consapevolezza fra gli utenti? E diresti che questo è lo scopo principale del tuo lavoro?

Jesse England: Assolutamente. Naturalmente io non mi aspetto che le persone fotocopino i loro e-book o ascoltino i loro file mp3 attraverso un filtro da nastro analogico, per esempio. Nel mio lavoro io spero di sottolineare che cosa abbiamo perso e guadagnato nella transizione da un modo di vedere (o ascoltare) all’altro. Se non altro, io voglio che le persone sappiano che comunque è possibile abbattere i limiti artificiali della deperibilità e generazione dei media, anche se attraverso metodi apparentemente ridicoli.

Silvio Lorusso: Uno dei tuoi ultimi progetti in corso si chiama Learn to write in different fonts. Ogni settimana tu realizzi un video-tutorial nel quale spieghi come conformare la scrittura a mano con o caratteri tipografici più noti che sono compresi nel nostro strumento dizionario per l’impaginazione. A parte il momento di gloria del Comic Sans, vedi la tipografia digitale come parte integrante del nostro paesaggio culturale?

Jesse England: La tipografia ha sempre fatto parte del nostro paesaggio culturale fin dai tempi di Gutenberg, e la tipografia digitale ha semplicemente aumentato la possibilità per ognuno di accedere e contribuire al dizionario. Di conseguenza, se le persone guadagnano maggiore accesso agli strumenti necessari per la tipografia, creano anche i propri caratteri tipografici, così il coinvolgimento emotivo nei confronti della tipografia crescerà sicuramente.

Silvio Lorusso: Per una settimana la designer e illustratrice Cristina Vanko, ha risposto agli sms che riceveva sul suo cellulare con immagini di messaggi scritti a mano. In questo modo “iniettava” umanità in un ambiente totalmente digitale. Il progetto sembra un po’ l’opposto di  Learn to write in different fonts, nel quale la relazione uomo-macchina è ribaltata. È giusto?

Jesse England: È così. Il suo progetto sembra riguardare molto il suo particolare stile di scrittura a mano, che è bellissimo. Non ho visto emoticon disegnati a mano, per esempio.


http://www.jesseengland.net/

http://p-dpa.net/book-print-ink-paper-type-interview-with-jesse-england/